Diawara esordì a Crotone con una ruleta: a che punto è Amadou, 14 mesi dopo

Quattordici mesi fa, la prima partita da titolare di Diawara nel Napoli: è la migliore alternativa possibile a Jorginho, la sua è una crescita lenta ma progressiva.

Diawara esordì a Crotone con una ruleta: a che punto è Amadou, 14 mesi dopo
Diawara (foto Ssc Napoli)

La ruleta

Una giocata nel giorno del tuo esordio da titolare può rappresentare un compendio assoluto? Sì, se il calciatore di riferimento si chiama Amadou Diawara. Il centrocampista guineano del Napoli ha giocato la sua prima partita da titolare, con la maglia azzurra, proprio a Crotone. Era il 23 ottobre del 2016, e il diciannovenne Amadou si presenta così:

Quando prima abbiamo parlato di questa giocata come “compendio” assoluto, abbiamo detto tante cose. Abbiamo detto che Diawara ha tante qualità, prime tra tutte sfrontatezza e personalità nel controllo del pallone. Abbiamo detto che Diawara ha una consapevolezza assoluta del sé, del proprio talento, delle proprie possibilità. Che Diawara è uno che rischia, che nella stessa partita – anzi, nello spazio di dieci secondi – può farti cadere la mascella per “ammirazione della bellezza” e può farti maledire tutto, per un errore banale, di superficialità. Soprattutto, abbiamo detto che Diawara ha delle grandi potenzialità, perché una ruleta non può essere il biglietto da visita di molti giocatori. Di certo, non di Sturaro, non di Gagliardini, non di Radovanovic. Semplicemente, quelli sono altri profili. Diawara ha qualcosa in più, potenzialmente.

Siamo un po’ fermi

Quattordici mesi dopo, Diawara ha vent’anni e una carriera abbastanza progredita. Vogliamo parlare di questo, di una crescita che è avvenuta e sta avvenendo, dei passaggi avvenuti e di quelli che mancano nella corsa verso l’alto di Amadou Diawara.

Ripartiamo dalla biografia stagionale scritta a giugno scorso:

Con Diawara, il Napoli ha comprato un calciatore giovane, perché potesse alternarsi con Jorginho e offrire a Sarri un’alternativa. Nel senso di gioco, in modo da variare – seppure di poco – lo spartito; nel senso di uomo di qualità. Il Napoli 2016/2017 ha avuto la certezza di poter contare su un calciatore giovane eppure già pronto, svezzato nel primissimo rodaggio e poi lanciato quando era il momento. Perfetta la gestione da parte di Sarri, che a fine stagione ha rimodellato la squadra intorno a Jorginho (una sola da titolare, per Amadou, nelle ultime 12 di campionato) perché Diawara non lo stava convincendo in allenamento.

Rispetto a tutto questo, parliamo di oggi. Oggi che con Diawara siamo un po’ fermi, perché il Napoli 2017/2018 è ancora modellato come quello del finale dell’ultima stagione, intorno a Jorginho. Con Jorginho nei titolarissimi e Amadou interpretato come alternativa. Tanto che le presenze da titolare in campionato sono solo 3, per un totale di 400 minuti esatti in campo. Poi ci sono le altre competizioni, ed è in questa gestione perfettamente alternata delle competizioni che Sarri ha inserito Diawara: 4 partite su 6 in Champions dal primo minuto, la certa titolarità in Coppa Italia vanificata da una squalifica.

Sensazioni

Sarri ha fatto e sta facendo una scelta chiara, precisa: turn over ragionato al ribasso, né continuo né scientifico, preferenza per i titolarissimi nei momenti di maggiore importanza. Diawara sta un po’ subendo questa situazione, è uno di quelli più limitati nell’upgrade da questa condizione, ma è vero pure che il guineano è pienamente dentro la considerazione del suo tecnico. Contro la Sampdoria, ad esempio, Amadou è entrato al 56esimo minuto di una partita in cui Jorginho ha sofferto la marcatura a uomo di Ramirez, e già di per sé non era propriamente in palla. E oggi, alla vigilia di Crotone-Napoli, si parla di un possibile ballottaggio al centro del campo.

La sensazione è che Diawara rappresenti la miglior personificazione possibile della definizione di alternativa nell’organico del Napoli. Siamo sullo stesso livello di Zielinski, solo con una collocazione di ruolo diversa, con un raggio meno ampio. Ma la qualità è la stessa, presente e soprattutto prospettica. Amadou è un esempio di regista moderno, con qualità composite, che sa trattare il pallone (l’abbiamo visto sopra) e distribuirlo con intelligenza (93% di passaggi riusciti in Champions), che ha un impatto fisico importante nel gioco (più di 3 eventi difensivi per match) ma ha caratteristiche diverse da Jorginho.

Gestire i ventenni

Proprio per questo, si ritrova a essere un po’ ai margini di un progetto che lo coinvolge e che lo sta facendo crescere. Con ritmi più lenti, ma sui palcoscenici più importanti e con le ambizioni migliori. La gestione di Amadou, diversa da quella di Rog, ricalca quella dei top club con i profili così giovani: i ventenni del Real Madrid, ad esempio, (Borja Mayoral, Theo Hernandez, Jesus Vallejo, Achraf e Dani Ceballos) viaggiano tutti tra i 350′ in campo e i 770′ di Diawara. Succede la stessa cosa a Lo Celso del Psg, a Tielemans del Monaco (lui supera i 1000′ in campo), per trovare ventenni titolari fissi in grandi squadre bisogna arrivare fino alle grandi eccezioni – Mbappé, Gabriel Jesus, Pulisic, Rashford.

Diawara non ha ancora questa dimensione, ma ha fatto i suoi passi avanti da Crotone 2016. Quattordici mesi dopo, la sua presenza nel progetto-Napoli si sente, si percepisce appieno. Nel calcio di Sarri, Jorginho è ancora indispensabile in moltissime partite, ma Diawara ha uno spazio e una possibilità d’utilizzo. E lo stesso tecnico ha dimostrato di riuscire a contare su di lui, anche per appuntamenti importanti. A Madrid e a Manchester, le due ultime grandi trasferte europee, Diawara c’era. Non ha deluso, forse non ha impattato come una supernova assoluta, ma parliamo di un ragazzo di vent’anni. Ventuno a luglio prossimo. Che gioca già così, così bene, su palcoscenici importanti.

Diawara, la notte di Manchester

Il nostro dovere è quello di aspettarlo ancora, magari già da domani a Crotone, là dove è iniziato tutto. Pure se dovesse disegnare una prestazione non perfetta – è successo, ad esempio in Ucraina contro lo Shakhtar -, la sua carriera e il suo mondo non finiscono. Anzi, sono appena cominciati.

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