A Manchester il Napoli ha fatto un passo in avanti rispetto a Madrid

La sensazione è che il Napoli sia venuto fuori da Manchester con una sconfitta diversa, contro un aveersario davvero fortissimo.

A Manchester il Napoli ha fatto un passo in avanti rispetto a Madrid

Entrare e uscire, dalla partita

Due delle scene più significative della lunga saga di Rocky sono nel primo e nel secondo film, e trattano il tema del confronto. Un confronto tecnico, quindi sportivo. Ma anche personale, nel senso di coscienza e volontà di superamento dei propri limiti. Autostima, per dirla in una sola parola. Scena numero uno: Rocky e Adriana a letto, la notte prima del primo incontro con Apollo Creed. Rocky dice: «Se io domani resisto, dimostrerò per la prima volta di non essere solo un bullo di periferia». Scena numero due, Rocky in piedi e Apollo Creed a letto, in ospedale dopo il primo incontro. Rocky chiede ad Apollo: «Ma tu hai dato il massimo?». Apollo risponde: «Sì, certo». Possiamo ricollegare queste battute a Manchester City-Napoli.

Rocky entra nel match contro Apollo, e ne esce sostanzialmente cambiato. Nella considerazione delle cose e di sé stesso, nello spirito. Un po’ come il Napoli, che otto mesi dopo Madrid ha incrociato di nuovo le armi contro una squadra forte, molto più forte del Napoli. Ovvero, una delle poche squadre iscritte a quel ristretto club che sulla carta batte il Napoli in tutte le partite. Ci sono Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Manchester United. Forse il Chelsea, forse l’Atletico Madrid, forse la Juventus. Poi, come dire: facciamo fatica ad allargare il campo. Perché contro il Monaco, il Benfica o il Siviglia, il Napoli può giocarsela ad armi pari o forse più. Può vincere e può perdere, perché è il calcio.

Come siamo usciti

Ecco, la sensazione dopo ieri sera è che il Napoli venga fuori dall’Etihad con una sconfitta diversaDiversa rispetto a Madrid, anche se per la tipica visione resultadista del commento calcistico italiano “una sconfitta resta una sconfitta”. Vero, per carità, ma il punto è quello di Apollo e Rocky. Che il Napoli perda contro il Manchester City, rientra nella normalità delle cose. È il modo a fare la differenza.

E il modo è cambiato, poco nel punteggio e abbastanza nella sostanza. Perché ieri sera il Manchester City è entrato in campo con gli occhi della tigre (questa è Rocky III), e ha dovuto giocare mezz’ora di calcio spaziale per segnare due gol senza rischiare nulla. Certo, avrebbe potuto farne anche quattro. Ma è esattamente quello che è successo durante Napoli-Benevento. O Napoli-Cagliari. Che succede in occasione di Juventus-Sassuolo, o Chievo-Juventus. Nulla di più, nulla di diverso. La squadra più forte mena le danze, cadenza il ritmo della partita, comanda l’andamento tecnico ed emotivo del gioco.

Il Real Madrid entrò molle contro il Napoli, andata e ritorno. Due gol subiti dal “piccolo” Napoli. Poi iniziò a giocare e la differenza si vide. Il Man City entra alla grande e inizia a giocare da subito, e allora la differenze –  che c’è ed è netta – si vede. Due gol, Napoli stordito e buonanotte.

Cosa è cambiato

Solo che poi, però, il Man City deve pagare lo scotto di mezz’ora giocata da alieni. E il Napoli, che è migliorato rispetto a Madrid – in personalità ed espressione di gioco -, viene fuori. E gioca. Non vince e non pareggia (ancora), ma gioca. Sbaglia al 38esimo il rigore del 2-1, che (forse) ti cambiava la partita. Ne segna un altro, subisce meno, costringe il City a una partita diversa rispetto a quella contro lo Stoke. Si inverte la durata del Lato A e del Lato B, nel senso che se a Madrid il Real surclassò Sarri per 65′ o 70′, ora il Napoli ha giocato alla pari o quasi col Man City per 45′ o 50′. C’è un upgrade.

È lo stesso motivo per cui un tifoso o un commentatore si incazza quando si perde a Kharkhiv contro lo Shakhtar. Perché lo Shakhtar non è il City. E allora magari hanno (più) senso i discorsi su Allan, Zielinski, Hamsik, Mertens, Diawara o Ounas. Nel senso: Allan al posto di Zielinski sarebbe stata una scelta forse più saggia, ma sarebbe bastato a fermare il City della prima mezz’ora. Quel City?

Da qui, l’ultima curiosità. Sarebbe bello, ora, affrontare la Juventus. Che, come detto sopra, appartiene a quel gruppetto di squadre che possono decidere di gestire il ritmo contro il Napoli – dall’alto di una qualità tecnica superiore. Ecco, rispetto a una squadra che non è come Man City e Real Madrid, ma che ha sempre inibito il Napoli, sarebbe suggestivo e affascinante e interessante capire a che punto è la squadra di Sarri. È uno sfizio, tanto per dire che anche il Napoli è come Rocky dopo il match contro Apollo. È entrato in un modo, è uscito in un altro. Contro un avversario forte, fortissimo. Ed è proprio qui la differenza, grande e sostanziale.

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  1. Pietro Cuccaro 18 Ottobre 2017, 15:59

    A me è sembrata tanto simile a Bayern-Napoli 3-2 del 2011…

  2. Gianfranco D'Alascio 18 Ottobre 2017, 12:45

    Anche la partita con l’Inter ci farà capire a che punto siamo, senza necessariamente aspettare la Rubentus che, grazie al VAR, forse è ridiventata JUventus

  3. La cosa importante è che la squadra sia sempre cosciente della propria forza, sperando appunto che dopo la partita di ieri questa autostima sia cresciuta ancora di più

  4. Mi fa strano o forse l’ho visto solo io e me lo sono immaginato ma ho visto una squadra stanca con giocatori fisicamente non al top. Non è una critica a nessuno perché abbiamo giocato 12 partite + nazionali in circa due mesi ed è tanto. Dico ciò perché, tornando al discorso di maggior equilibrio rispetto al Real, la sensazione è che se avessimo avuto ancora energie avremmo pareggiato ieri nel finale.

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