Narcotici Anonimi, le storie condivise di chi non si droga più

Le testimonianze di quei tossicodipendenti che hanno scelto di disvelarsi a noi che li ascoltavamo è stata un’esperienza densa e vitale.

Narcotici Anonimi, le storie condivise di chi non si droga più

Sembra uno slogan

Oggi sono pulito, domani chissà! Può sembrare uno slogan, un modo di dire, ma non ci si accorge della profondità che questa semplice frase rappresenta per chi da giorni, da mesi o da anni non fa uso di droga. Quei tossicodipendenti, non più solo quelli con i buchi sulle braccia, ma anche quelli che si calano le paste, che “pippano” cocaina, che non riescono ad uscire dal girone infernale in cui la sostanza li ha portati a risiedere. Una frase che quando la si ascolta dai protagonisti di questo girone dantesco evoca un’atmosfera densa di speranza. Ebbene si: Speranza.

Noi operatori e non della salute mentale, nella nostra veste di psicologi, psichiatri, assistenti sociali,  infermieri, ecc., vuoi che operiamo nel pubblico o nel privato, ci imbattiamo spesso in questa realtà tossica, in questo mondo tossicomane, facciamo esperienza empatica del loro vuoto esistenziale riempito di sostanze, dove l’anima, lo spirito, la dimensione trascendentale è minata e talvolta anche devastata.

Associazione nata a Los Angeles

I Narcotici Anonimi non sono solo un Associazione senza scopo di lucro, costituita esclusivamente da tossicodipendenti, che inizia i suoi passi nei lontani Stati Uniti negli anni 50 a Los Angeles, per approdare come se fosse una caravella nella città di Roma negli anni 80. Ma essenzialmente è uno spazio, una stanza, dove i tossicodipendenti si incontrano, nel vero senso della parola, e riscoprono, sempre e continuamente, di essere uomini e donne oltre che tossicodipendenti.

Ero a conoscenza dei Narcotici Anonimi, mi ero informato sul loro progetto dei 12 passi, del loro essere presenti in più di 130 paesi al mondo, della loro presenza sul territorio napoletano da circa 18 anni. Avevo conosciuto per esperienze professionali ed anche umane alcuni Anonimi, che mi hanno parlato di questa risorsa associativa per il contrasto alle tossicodipendenza, avevo anche potuto constatare gli effetti, in un certo senso.

Relatori non professionisti

Stare lì, a casa loro, nell’occasione del convegno annuale Centro Italia dell’associazione narcotici anonimi che si è tenuto a Napoli il 15 settembre aperto ad operatori e rappresentanti della stampa, in una sala che subito hanno saputo “atmosferizzare” e trasformare in stanza, è stato come sentirmi parte di quel mondo. Un convegno fatto da relatori non professionisti, ma carichi di esperienza vissuta; che si sono preoccupati di informarci della loro storia, del loro progetto e delle sedi in cui operano, ma che fondamentalmente lasciavano emergere, nelle voci tremuli ed emozionate, quanta fatica e sudore costa ogni giorno lottare contro un qualcosa di così potente: la droga.

Le testimonianze

Le testimonianze di quei tossicodipendenti che hanno scelto di disvelarsi a noi che li ascoltavamo è stata un’esperienza densa e vitale.

Sentire dire: oggi sono nove anni, due mesi e due giorni che non mi faccio. Non è ascoltare un resoconto quantificato del tempo trascorso, non è un compiacersi del successo raggiunto; è sentire come ha inciso profondamente ed intimamente nella carne quella esperienza tossica, è sentire che nonostante sono passati anni si è ancora lì non “per” gli altri dipendenti ma “con” gli altri dipendenti.

La ragazza che racconta, anzi narra,  le peripezie della sua esperienza, sballottata tra S.E.R.T., cliniche psichiatriche, ricadute nell’intricata rete delle più disperate sostanze stupefacenti, comunità, progetti a termine, che ritrova sempre e comunque quella stanza aperta, dove l’abbraccio non è solo un segno d’affetto ma di condivisione sofferta, che spesso non ha parole se non nell’incontro tra corpi che entrano in un contatto viscerale, mentre gli occhi che guardano al domani si inumidiscono.

L’altro che ci parla, sforzandosi di far trapelare, riuscendoci a meraviglia, della facilità temporale con cui ci si ritrova ad essere tossici, in trappola; la spiacevole meraviglia di scoprire che il provare diventa inevitabilmente un fare, ed in questo caso un farsi.

Come sono coloro che ci hanno provato

Insomma, più che conoscere il “che cosa” fanno questi di Narcotici Anonimi, che possiamo anche ritrovare nelle nostre ricerche Internet; incontrandoli si scopre il “come” sono questi uomini e donne che hanno gettato le basi, o almeno ci provano vivacemente e costantemente, per intenzionare il recupero, che passa da un “io mi faccio” ad un “noi ci recuperiamo”, dove il vuoto che da sempre hanno colmato con una sostanza lo lasciano libero, proprio come quel centro che si crea quando ci si mette in cerchio; percorrendo i dodici passi come da programma che, a mio avviso, divengono le zone di transito di un progetto esistenziale per essere con gli altri.

Noi uditori di questo convegno abbiamo colto la passione e la forza che ci mettono, abbiamo fatto mente locale su quante poche risorse dispone il Servizio Sanitario nei confronti di questa gravissima criticità, la tossicodipendenza, che permea il tessuto socio-sanitario. Scopriamo che ci offrono la possibilità di poter attingere dalla loro Associazione, proprio come si fa da un pozzo senza fondo, non solo una risorsa ma un modo di fare, dove l’incontro e la compartecipazione possono contribuire fattivamente a progettare un’esistenza.

Come si diventa membri

Mi risuonano in mente le parole di quel ragazzo che ci ha detto come possono fare i tossicodipendenti per diventare membri di Narcotici Anonimi: ci si siede e si diventa membro di Narcotici Anonimi. In questa società ipertecnica, dove anche per andare in bagno c’è una procedura, riscoprire la semplicità del gesto che diventa forma, soprattutto quando è declinata ad una problematicità come quella della tossicodipendenza, spalanca le porte alla speranza.

La speranza che si riesce a rianimare nella rete sfilacciata del vissuto tossicomane, che è riempito di attività connesse alla droga, è il guado che permette il passaggio all’altra sponda; anche se non è scientificamente provabile con il paradigma naturalistico, è essenzialmente coglibile ed i Narcotici Anonimi ne sono una prova.

Psicologo – Psicoterapeuta

Giuseppe Ceparano ilnapolista © riproduzione riservata
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