Il ritorno di Guardiola, leader dell’indipendentismo catalano

L'”incursione” di Pep a Barcellona rinnova il sostegno alla causa referendaria: Guardiola legge un manifesto in cui la Spagna è definita «stato autoritario»

Il ritorno di Guardiola, leader dell’indipendentismo catalano

Sul Corriere della Sera (e in tutto il mondo)

«Calcio d’inizio per la campagna referendaria in Catalogna, ed è il piede di Pep Guardiola a toccare palla per primo». Comincia così un pezzo del Corriere della Sera che parla del nuovo “momento politico” del tecnico del Manchester City. Che torna a casa sua, a Barcellona, e arringa 30mila indipendentisti catalani: «Ci appelliamo a tutti i democratici, in Europa e nel mondo, perché stiano al nostro fianco in difesa di diritti minacciati oggi in Catalogna, come la libertà d’espressione».

C’è la volontà, nella comunità autonoma catalana, di indire un nuovo referendum. Per staccarsi dalla Spagna, ovviamente. L’ultimo, il 9 novembre del 2014, fu un plebiscito per l’indipendenza. Ieri, un altro plebiscito: Guardiola ha pronunciato le parole di cui sopra e ha letto un manifesto in cui lo stato centrale viene definito «autoritario». Una notizia ripresa in tutto il mondo, non solo dal Corsera. Tanto che la foto che c’è in apertura è tratta da The Japan News.

La storia di Guardiola uomo politico “comincia” nel 1992, con una dichiarazione-citazione forte al momento di festeggiare la vittoria in Coppa dei Campioni, la prima nella storia del Barcellona. «Ciutadans de Catalunya, ja la tenim aquí», dice Pep di fronte a una folla in estasi. Come spiega Dario Saltari in un pezzo su L’Ultimo Uomo, è una citazione di Josep Tarradellas, ex presidente della Catalogna fuggito in Francia a causa del franchismo. Nell’articolo c’è la ricostruzione di tutte le uscite “politiche” dell’ex giocatore e ora allenatore.

Situazione politica

L’indipendentismo catalano è una vecchia e scabrosa storia. Il referendum richiesto (ancora una volta) da Barcellona fa il paio con quello del 2014. Al quale, però, si presentarono solo il 40% degli aventi diritto. L’esito fu ignorato dal potere centrale, mentre una nuova consultazione saraà dichiarata illegale dalla corte Costituzionale.

La situazione è potenzialmente esplosiva, e viene descritta così dal Corriere della Sera: « Ieri, da Madrid, la vice presidente del governo, Soraya Sáenz de Santamaría, ha ribadito che l’autorità centrale non resterà a guardare e che i costi di un nuovo referendum non sarà a carico dei catalani, ma personalmente dei suoi promotori. A Barcellona i leader dei partiti indipendentisti non appaiono intimoriti e fissano la festa di Sant Joan come data di avvio della campagna che, dal 25 giugno a fine settembre, cercherà di riscaldare la ribellione catalana: “Non esiste un piano B” assicura la presidente del parlamento Carme Forcadell».

Insomma, Guardiola è un testimonial centrale in un momento che vuole dividere la Spagna. Un’altra dimostrazione di come l’immaginario collettivo sia fortemente influenzato dagli uomini dello sport. Fin dentro le questioni “serie”, fin dentro la politica. Guardiola lo sa, anche se nel frattempo è passato dalla Baviera alla Greater Manchester. Non dimentica casa sua, però. E le battaglie che gli piace combattere.

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