Una brigata di fanti che ha tirato fuori il meglio, a mai più rivederci cara Dudù

Una brigata di fanti che ha tirato fuori il meglio, a mai più rivederci cara Dudù

Per carità, non era certo la malandata Giulietta di questi tempi ad aver assillato la vigilia del ritorno a Fuorigrotta del tifoso, anni e anni di notti insonni alla fine presentano il conto, si sa, con l’andare del tempo passa la giovinezza e sfiorisce pure la bellezza, giusto accomodarsi in B dove la clientela è meno esigente e perdonerà anche lievi difetti fisici e difesa ballerina, a mai rivederci più, cara Dudù.

No, certo tutti si aspettava ritorno in pratica novello esordio di Gabbia, che pure tradito non ha aspettative della piazza andando a sboccarla per agevole formalità in discesa successiva, ma la testa del tifoso poteva non essere non ancora al faccione da tigre in gabbia del Pipa in tribuna illegittimamente deposto dal trono dell’attacco azzurro da un sistema calcio marcio troppo specchio dell’intero paese, che nulla di meglio sa fare che con subdolo inganno eliminare colui il quale tenta anche soltanto di metterne in discussione la inutile liderscìp dei ristretti confini stivaleschi, ché allorquando si travalicano appena evidentemente agli albitri tornare si deve a dare del lei, ma tu guarda, e i risultati non si vedono. Difficile allora per il tifoso pensare di dovere comunque onorare il campionato più disonorato del vecchio continente e provare almeno a mettere il bullock al secondo posto per assicurarsi il check-in per l’Europa di prima classe che verrà, di doversi privare anche solo per un tempo del suo migliore destriero, del suo arciere di punta, valoroso cavaliere di una brigata di ottimi fanti che al grido di battaglia del loro condottiero hanno dimostrato di essere in grado di tirare fuori il meglio da loro stessi, accarezzando a lungo il sogno di rinverdire il blasone dei bei tempi che furono stati.

E allora ecco che i quarantamila cuori del San Paolo altro non sono che un flash-mob allargato per chi in settimana potutto non aveva unirsi al coro della sacrosanta indignazione, e tanto meritata soddisfazione il tris condito da tanto bel gioco a sdoganare anche soluzione alternativa di tridente Gabbia-Calle-Lorenzigno, ovvio non si tratta di abiurare il proprio credo, ma solo di far virtù con necessità, Sarri non è certo Raiz, ci mancherebbe, però non è dispiaciuto affatto al tifoso il piglio finalmente positivo di qualcuno che pure era sembrato appannato nelle ultime uscite, giusto dimostrare che questa squadra non dico a meno possa fare del suo bomber ma comunque alla pari sempre giocarsela con tutti. Vero che senza il Pazzo tra le fila avverse schierare potuto si sarebbe anche il 2-4-4, lo stesso legno in ouverture di Lorenzigno capire ha fatto da subito come sarebbe andata a finire, con il malcapitato Gollini chiamato agli straordinari a tappare i buchi perennemente aperti dalla talpa Suprayen, sino alla fisiologica resa ma di meglio invero non avrebbero potuto fare quando hai un centrocampo in perenne confusione come nemmeno all’ora di punta al mercato di porta Nolana e di fronte un Giorgi in stato di grazia che da quando ha installato Tinder sa sempre trovare il compagno vicino, Marek ringalluzzito dai primi caldi e in pole position per l’ultimo giro dell’anno e Calle perenne spina nel fianco della retroguardia nemica, ma sarebbe far torto agli altri a citare solo loro, ad ogniqualvolta non si è messo contro il sistema questi ragazzi ha dimostrato di meritare tutta la stima e la gratitudine del tifoso, assieme a quel Sarri che pur partito in sordina è riuscito a trasmettergli amore per la maglia e fiducia nei propri mezzi, a dimostrazione del fatto che non contano i nomi quando non c’è sostanza, un po’ come avere in casa l’enciclopedia completa di Repubblica ed usarla solo per arredamento nella parete attrezzata.

Ancora un ultimo sforzo e sarà tempo di bilanci e prospettive future, per il tifoso non ci sono paure, e anche stavolta, potete giurarci, saprà prendere le misure alle vostre squallide congiure: i veri amori non ammettono censure, e alla fine trionfano anche senza l’aiuto delle procure.

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