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Cosa succede al Napoli quando Allan non gira

Cosa succede al Napoli quando Allan non gira
Allan

La maglia asciutta consegnatagli dopo Fiorentina-Napoli dal nostro Fabio Avallone è stata una certificazione al contrario, una sorta di Pallone d’Oro rovesciato. Come dire: sì, è vero, Allan non è più lui. E la motivazione di questa consegna, se vogliamo, dice ancora di più sullo stato fisico dell’ex mediano dell’Udinese: «Partita davvero inguardabile la sua. Non si contano gli errori, tra passaggi sbagliati e scelte ancora più sbagliate». Tutto vero, malinconicamente vero. Pure la chiosa finale: «Il giocatore della prima parte del campionato sta diventando un lontano ricordo».

Sembra un po’ di rivivere il tempo delle prime tre giornate di questo campionato, parlando del Napoli e parlando di Allan. Una squadra in crisi di risultati, che gioca pure un calcio gradevole ma non riesce a vincere le partite; e un calciatore in grossissime difficoltà, soprattutto fisiche e quindi incapace di offrire un contributo fondamentale alla squadra, e in fase di non possesso e in fase di inserimento. Durante la sfida del Franchi, all’ennesimo pallone giocato maluccio dal brasiliano, la seconda voce tecnica di Mediaset Premium, Roberto Cravero, emette un giudizio che è una sentenza e che è rimasto impresso nella testa di chi scrive. Perché è vero, ma insieme fa male ripensando al primo Allan, al vero Allan: «Se [Allan] resta in campo solo per mantenere la posizione, tanto vale inserire un altro calciatore».

L’appannamento dell’ex Udinese la leggi nelle statistiche, soprattutto quelle difensive: quattro palle intercettate in tutto nelle ultime cinque partite, tre palloni persi e tre passaggi su dieci sbagliati negli ultimi novanta minuti. Questi i numeri, ma il calo è evidente anche senza averne coscienza: basta vedere come Allan (non) si muove in campo, la difficoltà non tanto nella difesa della palla nel corpo a corpo, la sua vera specialità, quanto nella mancata copertura degli spazi con la corsa, quando si tratta di difendere come di attaccare. Qui sta (stava?) la peculiarità del centrocampista 25enne nato a Rio e cresciuto nel Vasco da Gama, una squadra che si chiama come un esploratore: Allan è un jolly, un moto perpetuo perenne che fa da trave alla fase difensiva e partecipa attivamente a quella offensiva. E non parliamo solo dei gol segnati (tre, ma tutti nelle prime sette di campionato), ma soprattutto di lettura del gioco e degli spazi, di sostegno al triangolo di destra con Hysaj e Callejon con sovrapposizioni e movimenti in appoggio. Allan è il calciatore che più di ogni altro è mancato al Napoli degli ultimi anni, la ormai celeberrima garra in fase di recupero ma anche piedi non plebei e capacità di metterli e mettersi al servizio totale della squadra. Un centrocampista completo, il perfetto elemento di raccordo tra un regista fine dicitore, à la Jorginho e un uomo di magistero e inserimento come Hamsik.

Non sarà sfuggito che il termine “inserimento” sia stato più volte usato nel pezzo: il Napoli, lo ha detto Sarri, vive un fisiologico calo fisico nei suoi uomini più brillanti e quindi una difficoltà palese a trovare il gol con la consueta facilità. La mente corre subito a Higuain, magari a Insigne e Callejon, sicuramente più appariscenti e subito riconducibili a un’interpretazione, come dire, facile perché nazional-popolare e viceversa. La realtà, forse, è che Sarri si possa riferire anche se non soprattutto ad Allan, un satanasso in fase difensiva ma anche un diversivo importante, come “movimentatore”, della fase offensiva. Quello che non può essere, per caratteristiche, il suo sostituto all’interno dell’organico, quel David Lopez comunque apprezzabile dopo il suo ingresso a Firenze ma assolutamente non in grado di riprodurre Allan. Il vero Allan. Sostituendo questo qui, invece, l’ex Espanyol ci fa un figurone, anche perché almeno i passaggi più elementari sono fatti con dovizia e precisione.

Allan, l’abbiamo già scritto tempo fa, è un calciatore con una struttura fisica particolare, tozza e gonfia, che paradossalmente più gioca e più entra in forma. Successe così a inizio stagione, quando il brasiliano e il Napoli ingranarono insieme la quinta e presero a volare. Potrebbe succedere ora, anche se le 32 partite già giocate in stagione possono ovviamente avere un peso importante in un recupero fisico tutto da verificare, soprattutto a un passo dalla primavera, ma da portare assolutamente a termine. Sarà utile, in questo caso, la (purtroppo) avvenuta diminuzione degli impegni, con il solo campionato rimasto a Sarri e i suoi ragazzi. Gli allenamenti e le partite alla domenica per ritrovare la vecchia brillantezza di un calciatore fondamentale. Il Napoli ha bisogno di Allan. Quello vero, però. 

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