La catena di montaggio sarriana funziona nonostante il periodo buono della Lasagna e un Carpi bello (però più bella Capri)

La catena di montaggio sarriana funziona nonostante il periodo buono della Lasagna e un Carpi bello (però più bella Capri)

L’aveva detto, mister Sarri, che folle stato sarebbe aver volto sin da prima di ieri pomeriggio lo sguardo e la mente allo Stadium per nostra signora di tutte le partite da qui al prossimo futuro ventennio venturo, dando per scontato il successo contro la provincia modenese senza troppi patemi e anatemi e, perché no?, magari anche risparmiare qualche energia in visita di sabato sera, e puntualmente a vederci lungo è stato lui, mica Doveri di Roma su regolarissima marcatura di Calle e sacrosanto rigore al medesimo negato.

Per carità, il tifoso da par suo sapeva lo benissimo che proprio in siffatte partite si annida spesso il germe delle più cocenti delusioni e che un pomeriggio a vuoto gettare può alle ortiche mesi e mesi di duro sacrificio a seminare, far germogliare e poi annaffiare l’albero tricolore, è forse più questione di additivi ai lavori a esser sinceri che probabile già fossero proiettati alla caccia all’accredito per il gran gala di sabato sera, ad aver snobbato la truppa di Castori ché pure era in striscia positiva da diversi turni a testimonianza di non aver ancora gettato la spugna nel calderone della lotta salvezza e comunque volere onorare sino all’ultimo la prima storica apparizione in massima serie A. Vittoria doveva essere e vittoria è stata, chiaro, si sapeva che radio Ciociaria volente o nolente avrebbe cantato due e, a dirla tutta, fors’anche meglio così, la partita dovranno farla loro e con i nostri furetti capace si balli il rockandroll lì dietro, per carità stanno dimostrando di essere squadra solida e compatta, quattordici squilli di fila non si fanno solo con aiuti e fortuna ma dalla cintola in giù non appaiono invincibili, più che le gambe conterà però la testa, da tenere ben salda sulle spalle, predisposizione a soffrire quando bisogno cenné sarà e cinismo assoluto nelle occasioni che giocoforza concedere dovranno in un arco di intera partita. Ma ci sarà tempo per soffermarcivisi, al frattempo l’importante è aver avuto ragione di un Carpi bello (anche se Capri più bella, eh) e propositivo sin quasi allo scadere, con un Lasagna comprensibilmente su di giri visto il periodo, un centrocampo guardingo e una difesa operaia ma raramente distratta dai carichi di lavoro apportati dalle bocche di fuoco azzurre, il che non ha comunque ostacolato la catena di montaggio sarriana volta alla produzione in serie di un discreto numero di palle gol non finalizzate soltanto per un pizzico di imprecisione di troppo, con Poldo in panchina in campo ci sarebbero finiti i giovanissimi, e sotto coi rimpianti, nel mentre il buon Valdifiori probabile non avrebbe trovato minutaggio con Giorgi arruolabile.

Per una volta Pipita a referto solo su rigore, vero, però con esecuzione imparabile nemmeno se in porta ci fosse stato Adinolfi, ventiquattresimo centro in ventiquattro partite al minuto ventiquattro, roba da mandare in tilt persino l’applausometro di Francesco Facchinetti fu dj. Tante, forse troppe occasioni sprecate a scongiurare qualche evitabile brivido finale, ma anche senza maramaldeggiare sull’avversario di turno il dato che è andato ad emergere appare senz’altro positivo nella settimana che condurrà al giorno del giudizio, la squadra è matura questo è certo e il mister dimostra partita dopo partita di conoscere bene obiettivo e mezzi per perseguirlo, uno così probabile che persino a Monkey Island abbia risolto tutti gli enigmi senza sbirciare sulla copia di TGM del compagno di banco. L’amore del tifoso non ha bisogno di ricorrenze particolari, si nutre della sua stessa passione, della sua gente, dei suoi colori: gioia e dolori, certo, ma sentimento vero, cosa che non potrà mai capire chi da sempre, vive e sogna in bianconero.

 

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