Juve-Napoli è come l’Inter nel 1987 o come il Milan nel 1990. Zaza come Bergomi o Van Basten

Juve-Napoli è come l’Inter nel 1987 o come il Milan nel 1990. Zaza come Bergomi o Van Basten

La faccia di Simone Zaza è una riedizione anni Duemiladieci di quelle poco amichevoli di Beppe Bergomi, Daniele Massaro, Paolo Maldini e Marco Van Basten. Chi ha già capito avrà intuito pure che leggere tra le righe questa prima frase vuol dire trovare un “bando alla scaramanzia” grande così. Inter-Napoli 1-0 del 1987 e Milan-Napoli 3-0 del 1990 sono un cerchio che si chiude con un’altra partita scudetto persa contro un’inseguitrice del Nord, la Juventus di Allegri. E, ovviamente, di Simone Zaza. Raccontiamo il doppio parallelo, omettendo che, alla fine di entrambi i campionati, gli azzurri saranno campioni d’Italia.

Napoli-Roma 0-0 è il preambolo della trasferta a Milano in casa dell’Inter di Trapattoni del 22 marzo 1987. I nerazzurri, a occhio, sembrano i contendenti numero uno al trono azzurro. Troppo incostante la Roma, troppo lontana dai suoi standard storici una Juventus in disarmo. Napoli e il Napoli possono temere, forse, solo la straripante forza fisica di una squadra che per Trapattoni è ancora un embrione, ma che si sta piano piano adattando al credo del suo allenatore. In campo, per l’Inter, tutti italiani. Altro che Internazionale o gli undici stranieri di oggi. Comunque, eccoli: Zenga, Bergomi, Baresi, Piraccini, Calcaterra, Ferri, Mandorlini, Fanna, Tardelli, Altobelli, Matteoli, Garlini. Gente di garra, di sciabola più che di fioretto. Piraccini e Garlini, con tutto il rispetto, c’entrano poco con la maglia che indossano. Il Napoli di Bianchi risponde in formazione-tipo, o quasi: Garella, Volpecina, Ferrara, Bagni, Ferrario, Renica, Caffarelli, De Napoli, Maradona, Giordano. Ecco come, su un giornale dell’epoca, Italo Kuhne raccontava la partita: «Tanta attesa viene ripagata male, perché il Napoli subisce la seconda sconfitta del campionato, anche con gara ben diversa. I nerazzurri subiscono infatti per 45 minuti il gioco degli azzurri, che colpiscono con Giordano un palo e vanno quasi in vantaggio con un fraseggio Caffarelli-Maradona. E proprio quando si pensa che l’Inter sia groggy, viene, nel finale, il gol di Bergomi». Vi ricorda qualcosa?

Sì, esatto, proprio quella Juventus-Napoli finita proprio poche ore fa. Il Napoli non uscì ridimensionato dal big match, non perse il primato ma vide diminuire il suo svantaggio sull’unica squadra che poteva fargli davvero paura. Pure nel film “Quel ragazzo della Curva B”, quello di Nino D’Angelo che racconta lo scudetto, Tommaso Bianco interpreta un tifoso dell’Inter (napoletano) che crede per tutto il tempo che il Napoli perderà il titolo a favore dei nerazzurri. Non gli andrà proprio benissimo, nonostante quell’1-0 striminzito che ricorda un po’ Juventus-Napoli. Non Simone Zaza, però: lui sarebbe nato solamente quattro anni dopo.

Il Napoli si riprenderà subito: la settimana dopo arriva la Juventus al San Paolo. 2-1, gol di Renica e Romano.

 

Ben diversa, per proporzioni, la debacle dell’11 febbraio del 1990, giusto 26 anni e due giorni prima di Juve-Napoli 1-0. La netta vittoria del Milan, un 3-0 senza discussioni, è però più vicino alla partita di ieri sera per il contesto di classifica. Napoli in testa fin dai primi turni, Milan che parte piano e poi fa scattare una rimonta furiosa, clamorosa. Non roba da quindici vittorie consecutive: sette successi in fila e altri sei risultati utili, per una serie di tredici partite senza sconfitte. Il Napoli rallenta il giusto, una sconfitta con la Lazio alla diciassettesima, forse qualche pareggio di troppo (1-1 con la Samp al San Paolo, 2-2 a Udine in rimonta).

Lo scontro di San Siro, però, è tutt’altra cosa rispetto a Juventus-Napoli: Bigon fa il conservatore, lascia De Napoli e Careca in panchina e si affida alla trincea. Il primo tempo va anche bene, ma la ripresa è da incubo. Tre gol di testa per i rossoneri: segnano Daniele Massaro, Paolo Maldini su azione d’angolo e Marco Van Basten. Quello del futuro “Provvidenza” arriva quando il cronometro non ha ancora battuto il secondo minuto di gioco. Ferlaino, qualche tempo prima, dice alla stampa che il duello col Milan non è proponibile: «Una sfida impossibile, con i rossoneri. Il Napoli è un’utilitaria costretta a gareggiare contro una Ferrari». Al termine di quella partita, Maradona ammetterà candidamente che «il 7-0 sarebbe stato il risultato più giusto». Alcuni identificheranno con quel match la massima espressione storica del Milan di Sacchi, anche meglio dello storico 5-0 al Real Madrid. I rossoneri raggiungono il Napoli in testa, se lo metteranno alle spalle due settimane dopo, grazie a un’altra gita a San Siro dei ragazzi di Bigon, che le buscheranno anche dall’Inter.

In mezzo, una sfida di cartello (un’altra) al San Paolo: Napoli-Roma 3-1.

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