Napoli-Young Boys 3-0: ma non illudiamoci, senza Dzemaili, Behrami e Pandev resta un Napoli con molti limiti

Napoli-Young Boys 3-0: ma non illudiamoci, senza Dzemaili, Behrami e Pandev resta un Napoli con molti limiti

Il mio Napoli – Young Boys (EL)

– L’Europa delle italiane è proseguita ieri positivamente dopo gli exploit di Juve e Roma in Champions.

– La Juve ha vinto in rimonta contro l’Olympiacos e tutti i giornali hanno esultato. La Roma ne ha beccati soltanto due dal Bayern e tutte le radio hanno parlato di impresa. Il Napoli si è preso una bella rivincita sullo Young Boys, dopo lo 0-2 di Berna, e tutta Sky ha esaltato la vicina qualificazione dell’Inter.

– Continua il buon periodo degli azzurri, nonostante la squadra presentasse la solita rivoluzione del giovedì.

– Si può dire ora che ben 8 giocatori su 11 non erano in campo nella fantastica vittoria contro la Roma? O devo ricordarmene solo quando prendiamo mazzate? 

O il turn over è l’ebola quando si perde e diventa necessario quando si vince?

– Il dato significativo è che finalmente anche le tanto vituperate seconde linee sono entrate nell’anima della squadra. 

– Dopo aver perso in maniera indecorosa contro Heidi e le sue caprette in Svizzera, il Napoli B ha annientato la baita, il nonno, Peter e Nebbia con Mesto, Henrique, Brivitos, Duvan e De Guzman. Soprannominato, fino a ieri pomeriggio, De Turzman.

– Questo non vuol dire che abbiamo in rosa dei fenomeni o dei crack, ma gente su cui, d’ora poi, si potrà contare. Cosa che sempre fino a ieri risultava difficile da ipotizzare. Benitez ha disintegrato un gruppo vincente, si diceva. Si pensava. Si offendeva.

– E invece la fiducia fa fare miracoli. 

– Ciò che mi dà maggiore soddisfazione, non è la buona prestazione di Mesto, i segnali positivi di Rafael o la tripletta di De Guzman, che fino all’altroieri era chiamato De Puzzman, no. Ciò che mi fa guardare il futuro con più serenità è il fatto che l’intera squadra stia finalmente diventando una Squadra a prescindere da chi scende in campo.

– Inler non mi è piaciuto particolarmente, così come il primo tempo di Duvan e da Mertens mi aspetto sempre qualcosa in più. Ci sono sicuramente tanti fattori su cui si deve lavorare e che devono migliorare ma, a differenza di qualche tempo fa, le prestazioni non esaltanti dei singoli non inficiano sul gioco complessivo del collettivo. 

– Certo, la Albiolata e l’Higuain rigorista hanno compromesso il risultato di Bergamo, così come è capitato con gli errori che hanno provocato le reti subite contro l’Inter, il Verona ed anche contro il Torino, ma è innegabile che il Napoli da qualche settimana sia cresciuto in toto come presenza e mentalità in campo. Fattori che a inizio stagione si erano persi chissà in quale bagaglio brasiliano o spagnolo. 

– Prima bastava un errore per vedere la metamorfosi di un gruppo in un’accozzaglia demotivata e dissolta senza un briciolo di personalità. Prima non eravamo una squadra.

– La domanda che tanti si pongono è: perché il Napoli non ha giocato sempre così?

Per la mia piccola esperienza di campo e di spogliatoio, a livelli infimi sia chiaro, so banalmente che una stagione è un percorso in cui può accadere di tutto, che durante l’anno si attraversano diverse fasi e che la squadra è composta da uomini e non da automi. 

– So che la fiducia in se stessi è l’elemento principale di ogni calciatore e che addizionata a quella di tutto lo spogliatoio può portare una gruppo ai livelli che gli compete in un circolo virtuoso, seppur vi sia qualcuno fuori forma o che attraversi un periodo negativo. Il valore di una rosa si misura prima di tutto dalla propria consapevolezza. 

– Se manca quella, puoi giocare con qualsiasi modulo o qualsiasi formazione. Alla lunga, fai la fine del Milan o dell’Inter.

– Mentre scrivo mi viene appunto in mente la Roma schiacciasassi fino a un paio di giorni fa. Sono bastati pochi minuti di Robben e qualche infortunio per perdere certezze incrollabili. Ho sentito Garcia in conferenza prima e dopo la partita di mercoledì. Con quelle ambizioni, può essere soddisfatto di uno 0-2? E soprattutto, può dire alla vigilia “A Monaco abbiamo poche chance di fare risultato”?

Sono parole che mi aspetto da uno come Uli Forte, non certo da Rudi che si è auto proclamato capo branco.

Dopo un messaggio così, i giocatori cosa penseranno di essere? 

E mi chiedo: la Roma è forte, ma siamo tanto sicuri che sia stata costruita per affrontare tutte le competizioni?

– Se mancano la fiducia e la consapevolezza, ti puoi appendere alla giocata del campione o alla giornata impeccabile di qualche elemento, ma alla fine, se non le ritrovi, il castello crolla.

– Ecco perché, quando giocavo nei campionati tra le parrocchie, molte formazioni si sfaldavano al giro di boa. 

– A noi, negli ultimi anni, dopo ottime partenze, è capitato di fermarci con la Juve tra ottobre e novembre ed avere grandi ripercussioni nei mesi successivi. Stavolta, mi auguro che sia accaduto l’inverso.

– Anche se dopo Roma e dopo questa vittoria, già immagino che qualcuno torni a fare voli pindarici aumentando, senza echilibrio, il livello di aspettative parlando di nuovo di obiettivi lunari. 

– E sento di conseguenza, alla prossima battuta d’arresto, perché ci sarà, i “vergogna” e i fischi allo stadio.

– Calma e quando inizieremo a vincere soffrendo, facendo magari mezzo tiro in porta, ne riparliamo. Anche ieri, per esempio, per realizzare un gol abbiamo dovuto creare 15 azioni pericolose.

– Sinceramente non mi illudo. Dopo aver appurato scientificamente che la squadra sia molto al di sotto della passata stagione non vedo dove possa volare. Salvo de Puzzman non si trasformi in Dzemaili, David Lopez in Behrami, Michu in Pandev e la squadra in un gruppo vincente.

Ma è impossibile.

– Poi, se vogliono continuare così. Con questa fiducia…

Un segnale forte però c’è stato. E non l’ho visto in campo, ma negli spogliatoi: una foto celebrativa per De Turzman con l’unico pallone della sua vita da portare a casa insieme ai sorridenti compagni. A Higuain, seminudo, si vedevano gli addominali.

– Mentre Chievo e Palermo sono sempre più lontane, Firenze è vicina, Berna è scomparsa dalle cartine geografiche e Bilbao vorrei ritrovarmela di nuovo al San Paolo.

– Avanti così. Con fiducia. Ed echilibrio.

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.
Gianluigi Trapani

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