Se il progetto del Napoli si è arenato, la colpa non è dei fischi

Se il progetto del Napoli si è arenato, la colpa non è dei fischi

Non ho mai fischiato in vita mia nè allo stadio, né altrove,  ma trovo assurdo negare il diritto di farlo e criticare così violentemente chi lo ha fatto fino ad auspicare la necessità di uno stadio pieno di tifosi balilla – vincere e vinceremo – perché se no si é infami e plebei. L’idea di una passione omologata, quella che per fortuna gli ultras non sono mai riusciti a realizzare, adesso dovremmo sponsorizzarla proprio noi che della libertà di espressione abbiamo fatto una bandiera, mi sembrerebbedavvero paradossale!

Si è respirata diffidenza intorno alle prime uscite significative del nuovo Napoli, questo è indiscutibile, ma raccontare di un San Paolo ostile e ingeneroso significa preferire la pedagogia alla analisi dei fatti. Certo ci sono stati dei fischi, più di delusione che di contestazione, ed io lo trovo inevitabile e comprensibile.

La delusione dell’innamorato tradito che non perdona a Cavani i modi dell’addio; ad Insigne l’ennesima occasione sprecata per capire che quella maglia va onorata e non gettata per aria con isterica insofferenza; e al Napoli il probabile ridimensionamento del progetto e delle ambizioni. Perché è così indecente esternare questi stato d’animo se lo si fa senza violenza o ricatti? Oltretutto si respirava comunque una atmosfera appassionata e per niente ostile, tanto che ieri Muniain dell’Athletic diceva alla stampa: “Il San Paolo è spettacolare, quanti cori”. Questione di percezione diversa tra chi quella partita l’ha giocata e chi l’ha solo commentata.

Ma avete visto la faccia di Benitez in conferenza stampa comunicare la  formazione con dentro giocatori in lista di sbarco da anni e poi ricordarci che non bisogna fare drammi se si perde perché negli ultimi 90 anni solo quattro volte siamo andati in Champions. Quella espressione e quelle parole ci hanno bruscamente restituito il senso della nostra  dimensione reale e sono molto più preoccupanti di qualsiasi fischio. Non mi dite che adesso il problema sono i tifosi che conil loro atteggiamento non aiutano a realizzare il progetto vincente, perché chi sa se questo progetto esiste ancora davvero.

Abbiamo tutti sperato, come ci ha ricordato Gianluigi Trapani, che fosse l’anno della consacrazione ed invece siamo più spaesati di prima.

Hanno fischiato Insigne ma anche applaudito lungamente Gargano, altro che cannibalismo partenopeo o  immaturo autolesionismo. Solo la sacrosanta e civile risposta di un pubblico che si è stancato di questa insopportabile aria da vorrei ma non posso che si respira intorno al Napoli, quasi fosse un destino ineluttabile. Anche quelli che dissentono meritano maggiore rispetto e più chiarezza sul futuro, insomma meno perbenismo di maniera ma soprattutto meno chiacchiere e distintivo.
Claudio Botti

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