Il taccuino di Rafa / Ho tolto Albiol perché l’ho visto debole. Forse è un virus, il virus Britos

Napoli-Lazio 4-2, il taccuino di Benitez

Insigne capitano da figlio di questa terra. Come Juliano. Come Bruscolotti. Come Ferrara. Come Cannav… Oddio, cosa stavo dicendo.

In Coppa Italia un fallo da vero duro a centrocampo, adesso un’ammonizione subita dopo 1 minuto e 24 secondi. Quando vede la Lazio, Jorginho si sente Romeo Benetti.

Britos, tre errori nei primi tre passaggi. Secondo me lo rovina il fatto di essere cresciuto con l’idea che la sua iniziale è la stessa di Beckenbauer.

Quando Lulic è andato via in quel modo ad Albiol, pensavo che Lulic fosse Chinaglia.

Quando Lulic è andato via in quel modo ad Albiol, pensavo che Albiol fosse Baldini.

Un errore in un’occasione non cancella diecimila giocate buone, io la penso così.

Ho tolto Albiol e ho messo Fernandez perché l’ho visto debole. Forse è un virus.

Forse è il virus Britos.

O forse anche Albiol monta Windows XP.

Non credo che ci siano dubbi sul rigore di Mertens. Non ce ne sono nemmeno sull’ammonizione a Mertens. Inventata dal nulla.

E purtroppo a Udine saremo senza Mertens, uno dei migliori 10 giocatori di questo campionato.

Abbiamo cominciato a soffrire quando siamo andati in vantaggio sul 2-1. Quasi quasi conviene non andare mai in vantaggio.

Abbiamo subito anche in partite giocate meglio di oggi, ma almeno oggi la reazione è stata buona.

Bisogna che impariamo a gestire meglio la partita.

L’aspetto positivo è la tripletta di Higuain. E’ sfamato.

Hamsik e Callejon fuori dai titolari. E’ giusto chiedersi perché, ma 6 occasioni gol sono nate da Insigne e Pandev. Devo motivare tutta la squadra.

Novantatre palloni toccati da Jorginho e 91 da Britos. Meno del solito Ghoulam.

I palloni toccati da Reina sono stati 54. Più di Higuain, più di Pandev e più di Mertens. Solo 4 calciatori della Lazio hanno toccato più palloni di Reina. Quasi quasi lo metto a centrocampo.
Il Ciuccio

Nato nel 1926, scalcia negli archivi, solleva polvere e riporta a galla frammenti dimenticati. Ricorda le trasferte a Roma, i giri di campo all’Olimpico. Molto prima che qualcuno lo mettesse sull’attenti sul pericolo di girare da solo nella capitale. La memoria è la sua medicina per curare la paura di cadere nell’oblio.

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