Chi l’ha detto che il Napoli non sa vincere contro le grandi?

Sante parole quelle di Massimiliano Gallo, così come quelle di ieri: per saggezza e per passione. Perché se la saggezza senza passione non è vita; la passione senza saggezza è cieca. Il guaio è che la mia vecchiaia mi induce allo scetticismo: riusciremo non dico a convincere, ma a dialogare almeno con un 10 per cento dei concittadini/tifosi catturati dalla delusione di domenica, che beninteso è anche la mia (a stenti riesco a vergare – si dice così anche per questo (benedetto) strumento? – e sono certo perdurerà ancora qualche giorno. Perché quello che veramente preoccupa è il riemergere della “sindrome Arsenal”, ma mi sembra semplicistica la diagnosi che il Napoli di Benitez non sa vincere con le grandi. Non abbiamo vinto a Milano (il Milan non era allora squadra da lotta per la retrocessione) e a Firenze (e la Fiorentina, ci metto la mano sul fuoco, non è certo inferiore alla Roma)? E non è forse vero che a Roma abbiamo perduto una partita dovendo scoprire che il Napoli ha pagato l’infortunio di Britos molto di più che la Roma quello di Totti (il calcio è anche bello per questo: a volte i luoghi comuni sono autentica verità)? E, ancora, abbiamo visto De Sanctis compiere un’uscita su Pandev che mai, ma proprio mai, gli abbiamo visto fare in 4 anni di Napoli.

Forse il vero problema è che, come sostiene il mio carissimo compagno di merende (esclusivamente pallonare) Antonio Manzo, quando Benitez afferma dall’inizio del campionato che il Napoli è al 75% non intende di forma, bensì di formazione. Mancano un difensore e soprattutto un centrocampista (a mio giudizio due, perché un Behrami junior non c’è, a meno che Benitez non stia attendendo la maturazione di Radosevic, come ha mostrato in precampioanto) per avere quella grande squadra che è tale anche quando non tutti i giocatori e specie i top-player sono in piena forma. Forse è questo il vero problema di questo campionato: riuscirà il mercato di gennaio a colmare queste lacune e a quale prezzo? Insieme all’altra incognita del recupero di Zuniga: è stato un errore o una mera sfortuna fargli un contratto faraonico e scoprire la sera stessa sul campo dell’Arsenal che il giocatore non era in condizione e il giorno dopo che doveva subire un intervento delicato per una lesione che aveva da anni?

In effetti, il campionato del Napoli esce assai poco ridimensionato dalla sconfitta dell’odioso (debbo dirlo, forse facendo prevalere la passione sulla saggezza, ma l’anno scorso c’ero e ho vissuto peggio il tifo juventino che l’improvvida sconfitta, con il quasi analogo gol di Pogba – bel gesto tecnico, ma in condizione da allenamento, piuttosto che da partita, senza nessun non dico contrasto, ma neppure copertura di un centrocampista del Napoli) Juventus Stadium. E, giacché ci sono, perseguo ancora in questa linea passionale: domenica sera ha aggravato di molto la mia dolorosa sofferenza l’esultanza di Conte, scomposta e arrogante come solo questo “signore” – si fa per dire – sa essere: uno che nella sua stessa città, la splendida Lecce, può mettere piede solo di nascosto per essere emigrato alla rivale Bari a vincere forse anche qualche scommessa. Possibile che nessuno dei dirigenti della “vecchia signora” – ancora, si fa per dire – gli dica come fece l’anno scorso un altro ex-juventino, Pioli: «Non si fa così»!

Sperando che al ritorno, al san Paolo, si possa ricambiare non con la stessa moneta, ma con uno sberleffo. Perché, ricordiamocelo, ben più di Giulietta, «La “vecchia signora” è stata ed è una zoccola!!», anche con i suoi 30 scudetti.
Vittorio Dini

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