Io, napolista a Milano, vi racconto cosa gli interisti pensano di noi

Da questa settimana parte una rubrica settimanale intitolata “Milano guarda Napoli”, a cura di Bruno Patierno, napolista che vive e lavora all’ombra del Duomo.

Milano, 14 ottobre 2000
Mi sono da poco trasferito da Napoli a Milano.
Si gioca Inter – Napoli in notturna, sono allo stadio e fa un freddo cane.
Sono con Andrea, un amico interista che mi ha invitato in tribuna. Siamo arrivati in anticipo e lo stadio è già pieno.
La cosa più bella della serata per me è nel prepartita. Prima della partita parte dalla zona degli ultras interisti il coro (c’era già allora) “noi non siamo napoletani!” e poi, sorpresa, dal settore ospiti risponde un controcoro “noi siamo napoletani! Noi siamo napoletani!”
Una risposta emozionante, non so se poi dopo si sia ripetuta altrove: una risposta che voleva dire se voi ci disprezzate noi invece abbiamo una identità a cui teniamo, di cui siamo orgogliosi.
Comincia la partita. Sulla panchina dell’Inter Tardelli è al suo esordio, ha appena sostituito Lippi. Su quella del Napoli Zeman che durerà sei partite. E’ il Napoli sventurato di Corbelli, giusto per chi non lo ricordasse.
Inizia la partita e l’Inter ci fa subito a pezzi. I giocatori del Napoli sono inchiodati alle loro posizioni e hanno la mobilità dei calciatori del Subbuteo. Segnano nel primo tempo per l’Inter Di Biagio, Zamorano e anche Blanc, che fa uno slalom fra i nostri dalla sua area fino al tiro.
Partita chiusa. Nella ripresa l’Inter rallenta, sfiora qualche altro goal, poi il Napoli segna con Sesa su punizione deviata in barriera da Seedorf.
Qui succede una cosa per me napoletano strana, che mi ha fatto capire molto sulle differenze tra Napoli e Milano: il Napoli sta perdendo, sotto di due goal e senza nessuna chance di rimontare, l’Inter ha dominato e domina, solo non spinge più tanto. Tifosi dell’Inter soddisfatti? Per niente, cominciano i rumoreggiamenti e parte anche qualche fischio. La spiegazione me la dà il mio amico Andrea che mi dice: “vedi, noi tifosi dell’Inter siamo abituati da sempre a considerare la nostra squadra una squadra leader, a volte le cose sono andate male anche per lunghi periodi ma questo non ha mai intaccato una convinzione radicata: che siamo un grande club e che tale restiamo sempre, perciò pretendiamo sempre molto dalla squadra. Quest’anno è un anno in cui forse non faremo molto (detto col senno di poi, l’Inter in effetti davvero non fece molto, quello è l’anno in cui perse un derby 6-0…) ma ciò che c’importa è che i giocatori diano il massimo di quello che possono dare… se le cose vanno male prima o poi ritorneranno ad andar bene. Nel frattempo ognuno faccia sempre il massimo”
E il Napoli allora? chiedo ad Andrea. “I tifosi del Napoli non sono abituati ad una storia di successi, quando la squadra è andata bene ed ha vinto hanno sempre pensato che era una parentesi e poi le cose sarebbero ritornate ad andar male. Per questo si entusiasmano con grande facilità, come se volessero cogliere il meglio dall’attimo fuggente. E poi, appena le cose peggiorano anche per un breve tempo, ricadono nel loro pessimismo abituale. E questo non aiuta certo a costruire un’identità e una storia solide. Eppure potreste: hai sentito il vostro coro nel prepartita?”.

E adesso facciamo un salto nel tempo.
Bosisio Parini, domenica 24 novembre 2013, davanti alla casa che fu di Gianni Brera. Ma questa è un’altra storia, lo spazio è finito… alla prossima
Bruno Patierno

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