Il calcio è un gioco, non toglieteci la libertà di criticare

Mi stropiccio gli occhi. E mi do un pizzicotto. Sogno o son desto? Ma è di calcio che parliamo o di che cosa?
Un estremo. Vietato muovere la benché minima critica ad una scelta tattica di Benitez. L’altro estremo. Mandiamo via Benitez. Esisterà pure una via di mezzo, vivaddio.
Mica possiamo accettare l’idea che chi si azzarda a discutere una opzione di gioco del tecnico spagnolo incarna la crema della tradizione deteriore dei napoletani. A prescindere dal merito delle sue osservazioni. Ma soltanto per averle formulate. Che chi muove una critica è disfattista. Sfascista. Incapace di accettare la logica della programmazione.
Chi fa una critica determina insomma l’insorgere “di quei comportamenti pavloviani che hanno contribuito a radicare nella società – e in noi – un certo modo di essere napoletani.”
Mi stropiccio gli occhi. Sogno o son desto? E mi do un pizzicotto. Ma è di calcio che parliamo o di che cosa?
Io credo che chiunque ha il diritto di chiedere civilmente una spiegazione. Purché non insulti. Non aggredisca. Perché a Dortmund non si è giocato con tre mediani? Magari qualcuno lo spiega. Convince ed è finita lì. E invece no. Nessuno risponde nel merito tecnico. Ma bensì…dagli all’untore! Addirittura spunta un manifesto. Che mi ricorda quello pro Mazzarri di Marco Demarco. In cui si accostavano le tesi pedatorie del toscanaccio a quello straordinario movimento di pensiero che fu l’illuminismo.
Mi stropiccio gli occhi. Sogno o son desto? E mi do un pizzicotto. Ma è di calcio che parliamo o di che cosa?
D’altro canto capisco anche il gioco d’anticipo che fanno i descamisados di Benitez. Temendo che se la crisi dura ancora un poco si arrivi a mettere in discussione la panchina del tecnico. Quod deus avertat! Una grande società non macina allenatori. Ma formula programmi pluriennali che difende a spada tratta. Questo è chiaro.
Ma da qui ad avere la pretesa (presunzione?) di criminalizzare il diritto di critica ne corre.
Perché rinunciare (o chiedere a tutti di rinunciare) a quello straordinario piacere che è il parlare di “pallone”?
Il calcio resta pur sempre un gioco. Ed una parte fondamentale del divertimento è nella possibilità di dissentire dalle scelte tattiche. Di ipotizzare soluzioni alternative. Di discutere le scelte dei tecnici e delle società. Questo piacere è sacro. E guai a chi cerca di abolirlo magari dividendo il mondo in due parti. Quelli saggi e posati che sanno aspettare. E quelli retro che vogliono tutto e subito.
Guido Trombetti

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