Cojones esagonali, consapevolezza e scomparsa dello stress: a voi la Rafalution

Diciamolo in maniera garbata: Rafa ha cojones esagonali. Perché servono esagonali per scendere in campo senza Hamsik e Behrami nell’unica competizione che realmente interessa al presidente. Scendere in campo e poi anche vincere. Guadagnandosi così il diritto a giocarsela con Arsenal e Borussia Dortmund mentre altre balbettano nei gironi col Copenaghen e il Celtic. “E sì – s’insinua una vocina – ma abbiamo sofferto”. Cari, se non volevate soffrire vi appassionavate al golf, come dice Vittorio Zambardino.

Abbiamo sofferto e abbiamo goduto. Go-du-to, per dirla come lo speaker Decibel Bellini. E perso la voce, per chi era al San Paolo.

E dire che si respirava una strana aria ieri allo stadio (non parliamo, qui, della vergogna all’esterno dell’impianto). Le curve sembravano ammutolite. Il San Paolo poi non era pieno, le gradinate inferiori erano vuote e anche gli spicchi superiori dei Distinti sono rimasti invenduti: l’ingordigia è una brutta bestia, l’abbiamo scritto.

Poi quel coro “chi non salta juventino è” prima del fischio d’inizio sembrava il segnale di una collettiva sottovalutazione.

E invece il film ci ha conquistati. Il boato dei francesi ha infastidito persino chi da giorni non pensa che a Pogba e compagni. E il Napoli ha reagito. Ancora una volta da grande squadra. Un uno-due terrificante: Inler (che partita ieri sera) e Higuain. E il coro si è immediatamente tramutato in “chi non salta marsigliese è”. La Juventus non è più stata nominata. Commovente.

Ma ecco che la vocina ritorna: “Sì, ma non abbiamo creato tanto, loro hanno tirato in porta più di noi”. E certo, anche questo vuol dire essere una grande squadra: colpire con poche munizioni a disposizione. E poi mettiamoci d’accordo: col Catania abbiamo sprecato tanto e col Marsiglia abbiamo costruito poco? Questo Napoli continua a segnare da fuori area: non può essere un caso. Continua a segnare gol bellissimi e spettacolari. Così come non è un caso la capacità di reagire anche dopo lo sciagurato 2-2. Con Fernandez, sì Fernandez, sempre più sicuro (incrociamo le dita), che lancia Mertens pronto a servire a Gonzalo il pallone su un piatto d’argento. Il boato è terrificante.

Un po’ di numeri non guastano. Il Napoli di Benitez, tra campionato e Champions, ha giocato quindici partite ufficiali dall’inizio dell’anno: dodici vittorie, un pareggio, due sconfitte (contro le capoliste delle due competizioni). Dopo l’ultima sconfitta, a Roma, il Napoli ha sfoderato cinque vittorie consecutive: due in Champions e tre in campionato. Alzi la mano chi all’inizio dell’anno non avrebbe messo la firma per cifre così.

Ora, lo so, voi state pensando a domenica. Come se tutto questo contasse poco o nulla. Rafa ha dimostrato che anche lui conosce il valore della sfida di domenica. Altrimenti, checché ne dica, non avrebbe lasciato fuori Hamsik e Behrami. Ma non dimentichiamo che sono in ballo sempre tre punti. Andiamo a giocarcela, certo, come sempre. Però, vivaddio, è finito il tempo in cui questa partita valeva una stagione. Quando si diventa grandi le partite che contano sono tantissime. La prossima è sempre quella decisiva. Decisiva per rimanere al vertice. Questa è la Rafalution: l’abitudine a stare in alto. Non avere più paura di volare, come scrivemmo al suo arrivo, tra lo scetticismo di tanti.

E non solo. Rafalution è anche immensa bravura nel gestire un gruppo, nel valorizzare ciascuno dei giocatori (tranne, per ora, Cannavaro), nell’essere bravo a gestire la rosa anche quando gli infortuni non ti sorridono; nel far ruotare tutti i calciatori, anche quelli irrinunciabili, nella consapevolezza che la stagione è lunga e che i conti si fanno alla fine; nel non lamentarti della rosa perché i tuoi giocatori sono il meglio che possa esserci. Rafalution è sguardo lungo. Rafalution è metodologia. Rafalution è responsabilizzazione di ogni singolo calciatore con la concessione di giorni liberi e l’eliminazione dei ritiri pre-partita. Rafalution è scomparsa dello stress. Rafalution è vivere due mesi e mezzo, voltarti e avere l’impressione che siano passati due anni. Rafalution è l’impossibilità di non essere rafaeliti.

Rafalution è andare a Torino con la consapevolezza di giocarsela. Con la consapevolezza che hanno paura. E con la consapevolezza che il mondo non finirà domenica sera.
Massimiliano Gallo

p.s.che bello se in Italia arbitrassero tutti come Karasev. Un arbitraggio magnifico. Non ha concesso nulla ai calciatori e non ha mai abboccato alle loro moine. Superbo.

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