Noi, napoletani del settore ospiti, presi a bottigliate e bombe carta dai romanisti nel silenzio generale

PREAMBOLO. Della Roma-Napoli in campo ne ho lette tante, molte condivisibili, per cui vi risparmio la mia, rimangiandomi solo un primo giudizio affrettato sulla ciorta giallorossa. A rileggere il film della partita, ho dovuto ammettere a me stesso che gli episodi fortunati sono capitati prima a noi, e non li abbiamo saputi sfruttare, poi a loro e li hanno trasformati in soldoni.
Voglio invece raccontarvi di quello che non ho letto né sentito a proposito della Roma–Napoli dei tifosi. La partita ad armi impari che sì è consumata a sinistra della Monte Mario, i distinti che ospitavano gli schedati (cioè i tesserati) del Napoli, e la curva nord prestata agli infiltrati romanisti. Ve lo racconto perché di quel che è accaduto non ho trovato traccia sui giornali. Non so se perché sia stato archiviato alla voce Scaramucce o perché non sia stata considerata una notizia.

Cronaca di un Gruppo scortato e abbandonato
Partiamo dal principio. Solo tre le ricevitorie, tutte a Napoli, abilitate alla vendita dei biglietti del settore ospiti. Tagliandi riservati esclusivamente a chi è in possesso della tessera del tifoso. Alla modica cifra di quarantacinque euro.
La fase successiva ci conduce alla cronaca di un gruppo (tremila persone) scortato, istruito e disciplinato ad un percorso obbligato, con la motivazione di una necessaria tutela dell’incolumità fisica dell’ “ospite” (“promitto hostire contra ut merueris” ).
In pratica per giusta causa ci consegniamo nelle mani della polizia che ci controlla biglietti e tessera, ci fa la “rosca” e ci avvia alle navette (stipati per un’ora, molti in piedi e con temperature insopportabili). Un solerte e gentile funzionario si preoccupa giustamente dell’aspetto logistico, per cui se nel primo bus sei entrato alle 17.30 è un tuo problema. Lui deve far partire tutti assieme, cioè alle 18.30, e le navette mica sono proporzionate al numero di acquirenti (ops, scusate, un tifoso non può invocare i diritti del consumatore).
E sempre per la nostra sicurezza sapete quanti chilometri abbiamo dovuto percorrere, comodamente schiacciati, per giungere allo stadio della CAPITALE D’ITALIA, ROMA?(e sì perché mica andavamo a vedere una partita nella striscia di Gaza): 35 TRENTACINQUE.
Giunti sani e salvi all’Olimpico, superata l’altra selezione, I TORNELLIIIIIIIII, ecco una nuova rosca, sempre per la nostra sicurezza.
Ora penserete che il peggio sia passato. Siamo nello stadio, ci hanno preso, controllato, verificato che non avessimo armi o corpi contundenti, potremo assistere tranquillamente alla gara. Non ci sono più pericoli.
Ecco com’è andata: entrati nella cella di sicurezza (lo so, dovrei chiamarlo settore ospiti, ma come posso definire un luogo che non può essere abbandonato?), i poliziotti rimangono nell’area d’ingresso al settore. Noi siamo demilitarizzati, evidentemente non c’è pericolo. Tempo cinque minuti, schermaglie di cori ad armi pari, ed ecco che, grazie ad un’inconcepibile vicinanza dei due settori, dalla Curva Nord inizia un lancio di bottiglie di vetro, monete e BOMBE CARTA.
Trenta minuti vissuti con lo sguardo a scrutare le traiettorie degli oggetti, a badare a numerosi bambini, si perché c’erano anche loro sapete?, ragazze spaventate e piangenti, anziani (ahimè anch’io) a far di conto con le ridotte capacità di movimento in situazioni precarie.
Avete visto la Polizia? Ma no dai, ci pensava gli steward. Alcuni di loro accompagnano qualche donna contusa (data la prognosi, non fa notizia) al punto di primo soccorso.
Per fortuna comincia la partita, e dopo un po’ capiamo che non sarebbe piovuto altro dal cielo.
Per 45 minuti tutti assistiamo allo stesso spettacolo. All’intervallo i poliziotti controllano l’uscita delle scale, non sia mai qualcuno volesse raggiungere luoghi poco sicuri.
A questo punto chiedo a un ufficiale: “scusate, a noi c’avete fatto anche l’analisi del sangue, ma qualcuno ha controllato quelli che occupavano la curva Nord, visto che non avete pensato neanche a creare un cordone di sicurezza in termini di vigilanza e di distanza?” – “E mica l’abbiamo gestito noi il piano di sicurezza,” la risposta.
VABBUO’
Secondo tempo, sfottò (ora si chiamano così) che fanno male come bottigliate in testa, Pijanic che ci irride, Hamsik che gli regala la maglia a fine partita. Qualcos’altro? Un’ora e mezza ad attendere di poter lasciare la cella di sicurezza, altri trentacinque chilometri in confortevoli navette e poi il viaggio verso casa.
Chiosa finale
Visto che siamo oggetti di irrisione da parte dei gruppi Ultras.
RISPARMIATECI CHE AVREMMO DOVUTO SAPERLO, CHE E’ GIA’ TANTO QUELLO CHE HA FATTO LA POLIZIA E CHE DI QUESTI TEMPI E’ UN DELITTO DOVER SPENDERE DENARO PUBBLICO PER FAR ASSISTERE AD UNA PARTITA DI PALLONE QUATTRO POVERI FESSI.
Scelgo solo una delle tante considerazioni tratte, le altre vi sorgano spontanee:
-Il calcio è un’area franca, dove si consumano e si subiscono reati, e dove, peggio che nel nostro malconcio stato di diritto, chi rispetta la legge non ha peso specifico.
Vi risparmio che se fosse successo a Napoli ne avrebbe parlato anche il TG Com? NO
Un umile invito alla carta stampata: siete tantissimi ad occuparvi delle partite, qualcuno di tanto in tanto si occupi di cosa accade intorno, ma vesta i panni di Danny Dyer e venga un po’ a scrivere da dentro.
Senza di voi nessuno può avere voce, senza di voi nessuno può sperare che qualcosa cambi.
Il legalmente tesserato
Marcello Giannatiempo

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