Marsiglia e Napoli, città gemelle (nell’anima, non tra tifosi)

La prima suggestione è musicale. Una tarantella. Portava la firma di Guido e Maurizio De Angelis, che a volte si firmavano Oliver Onions (Orzowei, nà nà nà nà), altre, come in questo caso, G. & M. Orchestra. Una tarantella napoletana era la sigla, un po’ oleografica ammetto oggi, di uno sceneggiato televisivo Rai che si chiamava “Il Marsigliese”. Sto parlando degli anni ’70. Uno dei protagonisti era il grande Vittorio Mezzogiorno, napoletano. Se non ricordo male recitava anche Lina Polito, mi pare fosse una storia di mafia italo-americana (su YouTube c’è tutto lo sceneggiato, volendo). Quella suggestione musicale si era infilata da qualche parte ed è riemersa oggi che penso a Marsiglia come città gemella. Non sto parlando dei gemellaggi calcistici, stabiliti chissà su quali basi dagli ultrà. In base a questi, mi pare di capire, i marsigliesi sarebbero nemici. Forse perché a loro volta gemellati con qualche curva a noi ostile. Piccinerie. Parlo d’altro, parlo d’identità, parlo di luoghi e popoli che si riconoscono l’uno nell’altro. Parlo di Marsiglia e del suo porto, la sua accoglienza per gli emigranti, la vita notturna, i traffici illegali. Marsiglia, come Napoli, fa ogni giorno i conti con la realtà e la sua rappresentazione, con ciò che è e con la maniera in cui viene raccontata. Il quotidiano francese Libération ha titolato qualche settimana fa: “Marsiglia città assassinata”. Le Monde l’ha descritta come una città piovra che cattura i nostri ragazzi. La città ha una scena musicale rap molto attiva, i Psy4 cantano che Marsiglia è una città ad alta tensione. Con un gioco di parole dicono che questo è il Mar West.
Di Marsiglia si sono molto occupati nei giorni scorsi anche i quotidiani italiani. La Stampa l’ha definita la capitale europea della paura, un’associazione di idee con l’assegnazione del titolo di capitale della Cultura per il 2013, circostanza questa che richiama il nostro Forum delle Culture, che ancora non ho capito se si farà o no. Il progetto di rinnovamento urbano Euroméditerranée è il più ambizioso d’Europa: vuole ridisegnare la linea del mare e le aree limitrofe. Vi dice niente il nome di Bagnoli? La passeggiata sul molo porta alla Cité de la Méditerranée, il cuore della cultura e del tempo libero. Una delle torri è stata progettata da Zaha Hadid, l’architetta irachena che da noi ha disegnato la stazione Tav di Afragola. Per Time, Marsiglia è oggi la seconda città al mondo da visitare dopo Rio. Ma Marsiglia è anche la città più povera di Francia, il 26% della popolazione vive sotto la soglia di povertà (la media francese è del 15%), con un picco del 40% nei quartieri a nord. Esattamente come Napoli è città di mescolanza, sia il centro sia la periferia non hanno una sola dimensione sociale. La miseria è in pieno centro, professionisti e intellettuali hanno scelto di abitare anche nella zona maghrebina o nelle cité, dove la polizia non entra e si viene controllati dai residenti all’ingresso.
Il Foglio nei giorni scorsi ha scritto che cultura e paura a Marsiglia non sono in contraddizione (molte delle cose che leggete sono state ispirate dalla lettura di quell’articolo). “Un Mediterraneo diviso tra bellezza e violenza, tra due colori: l’azzurro del cielo e del mare e il nero della morte e dell’odio”, scrive Jean-Claude Izzo, autore cult di Marsiglia. E Marsiglia, come noi, sta sempre a metà strada fra verità e finzione, assediata da un circuito culturale che la vuole rétro, scaldata dal sole e scossa dal vento, immobile, come se ogni giorno si girasse Borsalino. I marsigliesi, come noi napoletani, ritengono che la fama di città mascalzona sia esagerata dai media, dal potere centrale, Parigi, quelli a nord. In politica Marsiglia è laboratorio per Sarkozy come Napoli fu per l’Ulivo italiano. E se da noi sulla scena pubblica riappare Bassolino, Marsiglia guarda perplessa il nuovo protagonismo di Tapie, che ha acquistato un po’ di giornali locali dando voce a un suo ritorno in campo.
Non poteva essere diverso nel calcio. Un sito di tifo marsigliese linkato sulla pagina facebook del Napolista descrive con affetto Napoli, città e squadra. Chi siamo? La Marsiglia d’Italia. Un luogo che mangia e dorme al ritmo della sua squadra di calcio. Siamo definiti i tifosi più fedeli d’Italia, un pubblico appassionato, i 50.000 che andarono a vedere il Cittadella in serie C. Il sociologo Christian Bromberger ha coordinato molti anni fa un saggio di etnologia sulla passione per il calcio a Marsiglia, Napoli e Torino, accomunando le prime due e opponendole alla seconda. Il capitolo che ci riguarda si intitola “Ciuccio e fuochi d’artificio. L’immaginario di Napoli attraverso il suo football”. Ne riparleremo per la partita di ritorno.
Il Ciuccio

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