Presidente, ci perdonerà, ma oggi dello stadio ci interessa poco

A poche ore da Genoa-Napoli, irrompe sulla scena Aurelio De Laurentiis. Il presidente interviene a Radio Kiss Kiss e si sofferma pochi secondi sulla squadra («Giusto il turn over, sono d’accordo con Rafa dal primo istante in cui ci siamo visti. Higuain in panchina? Conta solo vincere. E lo fa la squadra. Chi non lo capisce è un idiota») e tanto sulla questione stadio. In soldoni, vuole che de Magistris gli venda il San Paolo (a un prezzo simbolico) e annuncia che mercoledì lo incontrerà per chiedergli ufficialmente di acquistare l’impianto di Fuorigrotta. «Altrimenti – aggiunge – dal 2 gennaio cominceremo a costruire lo stadio a Caserta, predisponendo tutto quello che servirà per portare i tifosi da Napoli».
Ora, presidente, lo sappiamo che lei non è tifoso, abbiamo ormai ampiamente metabolizzato questo suo rapporto “innovativo” col calcio, abbiamo imparato finanche ad apprezzarla. Però questo ennesimo sforzo non può chiedercelo. A poche ore da Genoa-Napoli, ci perdonerà, della questione stadio ci interessa ben poco. Poi il gioco, come si dice a Bolzano, è abbastanza sgamato. Lei alza la voce per ottenere lo stadio altrimenti minaccia – perché di minaccia si tratta – di emigrare a Caserta. Non sappiamo se le convenga. Probabilmente ha anche ragione ad alzare la voce, per carità. Ma di questo, magari, ce ne occupiamo un’altra volta. Magari durante la sosta per la Nazionale. Di certo, almeno in Italia, non si è mai visto che lo stadio di una squadra sia costruito in un’altra città. Ne parleremo. Ma non oggi.
Massimiliano Gallo

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