Ma il turn over può spezzare un’armonia

Turn over sì. Turn over no. A Milano, a sentire i bene informati, Rafa (molto saggiamente) non farà un turn over esasperato. Dovrebbe in primis cambiare un uomo in mezzo al campo. Lí dove l’usura prodotta da chilometri e contrasti è forte. Quindi Dzemaili per Inler o Behrami. Io credo che al mastino, feroce morditore di caviglie, difficilmente Benitez voglia rinunciare. E quindi a riposare sarà il più tecnico Inler (che, detto per inciso, con Benitez al timone sembra molto più a suo agio). Ma è una mia idea. Non una certezza. Vedremo.
Il secondo cambio dovrebbe (potrebbe) essere Pandev per Insigne. Il ragazzino napoletano ha nel fisico la limitazione più evidente (in Champions è il più basso!). Dopo una partita faticosa come quella con il Borussia, farlo rifiatare è d’uopo. Chi può mai accreditarlo di altri novanta minuti ad alto livello a Milano? Magari se l’andamento della partita lo richiederà, una mezz’ora Rafa potrà sempre chiedergliela.

Su Insigne una breve digressione. Se lo fai giocare (ed io lo farei giocare sempre) non lo devi consumare in spossanti rientri. Uno come lui o è un lusso o non è. Se lo fai lavorare di meno magari farà anche qualche goal in più. Ma io di mestiere non faccio il tecnico e può darsi che mi sbagli. E che nel calcio moderno non possano esistere eccezioni. Tutti devono faticare come “ciucci da carretta”.

Ma torniamo a cambi e turn over. Altro possibile cambio è Cannavaro per Britos. Se avverrà non sarà, ritengo, nel solco del turn over classico. Ma il frutto di una scelta tra i due ancora incerta. I difensori vanno soggetti a stanchezza meno di chi gioca in altri ruoli.

A proposito del turn over voglio fare una riflessione a più ampio raggio. Che non fa riferimento a Rafa Benitez ed alle sue scelte. Esistono due modi di utilizzarlo. Il primo modo è a fine preventivo. Cambio per evitare che il giocatore si stanchi troppo. E di conseguenza non renda al meglio. Quindi se devo giocare a distanza di tre giorni sostituisco cinque o sei giocatori.

Il secondo modo di utilizzare il turn over è a consuntivo. Cambio perché il giocatore si è stancato troppo. E di conseguenza non rende al meglio.

Personalmente non amo il turn over preventivo. Quello che, per dirla con un esempio, fece collezionare a Mazzarri l’anno passato alcune memorabili figuracce. Certamente quest’anno la panchina è migliore. Ha più qualità. Ma il problema, dico sommessamente, è un altro. Il calcio non è matematica. Se tu sostituisci un centrocampista veloce dotato di un bel lancio e forte nel tackle con un centrocampista veloce dotato di un bel lancio e forte nel tackle può accadere che il gioco si inceppi. Se sostituisci un esterno mancino forte in progressione e gran saltatore con un esterno mancino forte in progressione e gran saltatore può accadere che non arrivi nemmeno un cross dal fondo per l’intera partita. Insomma se una squadra va forte vuol dire che tra undici (al massimo tredici o quattordici) giocatori si è creata una “magica armonia”. Il turn over spesso la spezza, al di là della qualità dei sostituti. Sì, il turn over preventivo può spezzare un’armonia. E la “magica armonia” trasformarsi così in “un’armonia perduta”.
Guido Trombetti

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