Caro De Laurentiis, adesso tocca a lei (come sempre, certo, ma ora di più)

Caro Presidente De Laurentiis, ora tocca a lei. Sì, in realtà toccherebbe sempre a lei, ma stavolta molto di più. Con la cessione di Cavani lei ha fatto un grande affare, ma nello stesso tempo ha maturato un debito gigantesco con i suoi clienti: noi. Ha visto che sono già spuntati striscioni contro di lei? Stia tranquillo, il ceto medio riflessivo dei tifosi azzurri non condivide. Chi esamina un po’ più freddamente le cose, sa che lei non è “un pappone”, come la chiamano i più esagitati. Però ora faccia uno sforzo di comprensione maggiore, forse superiore alle sue attuali capacità. Ci venga incontro.
La avviso bonariamente: lei non è in sintonia con la piazza. Lo ha dimostrato a maggio scorso, quando ha voluto tenere un discorso davanti a sessantamila spettatori. A un certo punto lei ha nominato Lavezzi, annunciando un’amichevole con i suoi benefattori del Psg. Ebbene, quando nello stadio è riecheggiato il nome del Pocho, sono arrivati fischi convinti che l’hanno chiaramente sorpresa. Davvero credeva di scatenare un’ovazione? Sappia che la nostra storia è scandita da addii dolorosi, e vedere negli anni tanti giocatori andare via ha lasciato in noi una sindrome da abbandono molto forte. Non riusciamo più a sopportare le cessioni. Negli anni scorsi alcuni rimpiangevano Calaiò, altri il Pampa Sosa… Questo solo per farle capire la psicologia del tifoso napoletano. Noi vogliamo bene ai nostri giocatori. Non dia retta a quelli delle curve che dicono “Solo la maglia”. Napoli è terra di individualità e di amori, di passioni folli, insensate e soprattutto personalizzate. Così, in generale, ci affezioniamo a prima vista, come i cani randagi seguono il primo che gli porge un po’ di cibo. All’origine di tutto c’è la partenza più dolorosa della nostra storia, quella del ’91, quando Diego ci lasciò per sempre portandosi via il pallone. Se ne andò così, dalla sera alla mattina. E poi ci sarebbero altre cessioni davvero brutte: Ferrara, Zola, Cannavaro… Ma credo che i tifosi più anziani potrebbero parlarle di Zoff e Claudio Sala, di Altafini e Clerici.
In questi giorni alcuni commentatori, anche su questo sito, hanno provato a rimuovere il dolore. Mentre il nostro direttore ha resistito a stento alla tentazione di listare a lutto l’homepage, alcuni hanno scritto cose del tipo: “Cavani non mi ha mai emozionato, non lo rimpiangerò…”. Non gli dia retta. Si stanno ingannando da soli. Oppure fingono.
Presidente, lei ha ceduto uno che segnato 104 gol in tre anni.
Presidente, gliela dico meglio: lei ha appena venduto il più grande calciatore della nostra storia (dopo Maradona, certo).
Provi a pensare alle tante partite vinte in queste ultime stagioni. Ripercorra i trionfi, i titoli dei giornali, gli osanna delle televisioni. Le viene in mente qualche successo che non sia legato a Cavani? Le vittorie con le grandi, le imprese in Europa, la Coppa Italia… Tutto grazie al Matador. E’ vero, si gioca in undici, ma lei deve tantissimo a Edi. Se ha un minimo di memoria, non se lo dimenticherà mai. Anche perché le ha fatto guadagnare tanti soldi.
Leggo di tanti nomi per sostituire Cavani e fare un Napoli “Giovane, tosto e vincente”, come dice lei. Ma tutti questi giocatori vengono dall’estero. Personalmente non amo la torre di Babele nello spogliatoio: il francese, il brasiliano, il belga, lo spagnolo, il tedesco… Boh, mi pare un’ammucchiata senza senso. Perfino il suo collega Moratti, da sempre dedito alla collezione di figurine internazionali, ha stravinto solo quando si è trovato in squadra un gruppo di giocatori consolidato negli anni. Erano stranieri “italianizzati”. Ci pensi.
E pensi anche ad un’altra cosa: sono sei anni che il Napoli non azzecca un acquisto dall’estero. Gli ultimi affari sensati furono Lavezzi e Gargano, nel 2007. Poi solo dei pacchi tremendi. Le ricordo un po’ di nomi: Denis, Navarro, Datolo, Hoffer, Yebda, Principito Sosa, Fernandez, Chavez, Fideleff, Vargas, Uvini… Perché adesso investe solo all’estero? Cosa le dà tanta fiducia nel suo staff di osservatori? Sono cambiati? O sono gli stessi che le diedero ampie rassicurazioni sulle straordinarie qualità di Vargas? No, vabbé, stavolta non voglio fare ironie.
Caro presidente, curi con grande attenzione i nuovi acquisti. Questo debito che ha maturato con tutti noi potrebbe avere degli interessi abnormi, insostenibili perfino per le sue capienti tasche.
Giulio Spadetta

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