Quanti preconcetti su Mazzarri, merita riconoscenza e speriamo di non rimpiangerlo

Non ho sottoscritto quell’appello del CorMez, nemmeno l’ho letto, perché non ne ho condiviso proprio l’idea! Ma che c’entra quell’appello sbagliato con l’ingratitudine verso Mazzarri, generata, per lo più, da preconcetti fondati sull’antipatia?

Non sto, dunque, con l’appello, ma nemmeno con i preconcetti. Io sono per la riconoscenza, che è sentimento di grande civiltà. E vivo di amore per il Napoli!

Un amore che non viene rappresentato in modo pienamente corretto con lo slogan «Solo la maglia, amiamo solo la maglia!», espressione tutto sommato becera, dietro la quale – secondo me – c’è un vizio di fondo: non considerare correttamente chi quella maglia, sia pur pro tempore, la veste. L’unica espressione che corrisponde effettivamente al sentimento di cui parlo è quella del vecchio detto «Il Napoli non si discute, si ama!». Questo significa che chiunque veste quella maglia è, in quel momento, la maglia. E lo è, addirittura, persino se è un “mercenario”: perché ciò eventualmente rileva solo sotto il profilo soggettivo; quel che rileva, invece, sotto il profilo oggettivo – che è l’unico veramente significativo per il tifoso – è che in quel momento quel chiunque si confonde, è tutt’uno, con la maglia!

Domenica, per me, e per chi si sente autenticamente tifoso come me, è stato un giorno di dolore e di preoccupazione. Sono addolorato perché sento di aver perso un pezzo del mio amore, e mi sento abbandonato. Sono preoccupato perché temo fortemente che corriamo un serissimo rischio di perdere un patrimonio tecnico che, grezzo in origine, è stato reso prezioso dal lavoro straordinario di Mazzarri.

Qualcuno fra gli “amici della Nisida” (quelli – per intenderci – del Te Diegum) ha parlato, certo scherzosamente, “scissione”. Ebbene, io non posso scindermi da mio fratello! Mio fratello è mio fratello, anche se si dovesse rendere protagonista di un orrendo delitto! Figuriamoci se si tratta del solo diverso opinare sul pallone! Forse però una scissione c’è: ma non fra me ed alcuni dei miei fratelli, bensì fra quei miei fratelli e l’amore per il Napoli.

Mourinho ha perso tutto, anche la Coppa del Re, con giocatori fortissimi e uno stipendio mostruoso! Eppure quei miei fratelli si dichiarano pazzi di lui! Mentre vomitano addosso al “livornese” un disprezzo gratuito, maturato su preconcetti!

Io non mi scindo dal mio amore. Soffro perché un pezzo di questo se ne va. E soffro perché il fatto accade, non per soldi, ma per onestà “professionale”. Sia chiaro, io detesto l’abuso della parola “professionalità”, e anzi detesto proprio la parola: evoca in me l’idea di un mondo mercantile che biasimo. In realtà con essa si vorrebbe, per lo più, significare niente altro che fare bene il proprio mestiere.

E Mazzarri lo fa, e l’ha fatto a Napoli, come pochissimi altri. Sognavo ardentemente che in questi anni fosse stato anche contagiato dall’amore per Napoli ed il Napoli, in modo da superare ogni valutazione “professionale”. Dobbiamo prendere atto che così non è stato. Ma il modo in cui ha vestito e svestito la “maglia” merita grande rispetto e riconoscenza. E lo si capirà meglio – come sempre accade – col tempo. Mi auguro che non sia una scoperta dolorosa.

Diversamente da chi si lascia orientare dai preconcetti, perciò, darò il mio amore incondizionato a chiunque prenderà il posto di Mazzarri, perché questi costituirà un nuovo pezzo del mio amore. Nella speranza che sappia raccogliere l’eredita tecnica che riceve, senza disperderla, altrimenti si farà serio il pericolo di ripiombare nella mediocrità!
Guido Clemente di San Luca

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