Le ragioni e i torti di Mazzarri. E ora De Laurentiis non avrà più alibi

Di fatto, Walter Mazzarri non ha parlato. Anche se, nella conferenza stampa alla vigilia di Roma-Napoli, pur ribadendo che comunicherà la sua decisione solo domani o lunedì, Mazzarri ha lasciato intendere che andrà via da Napoli. Ha detto tante cose, alcune condivisibili, altre meno.

Ha ragione, Mazzarri, quando ribadisce che un allenatore ha il diritto di non rinnovare un contratto e che questa situazione lascia le mani libere anche alla società che in questi mesi avrebbe potuto organizzarsi per tempo. Del resto, è da novembre che parla di anno sabbatico. Anche se, come scritto, avrebbe potuto tirare meno per le lunghe questa situazione di incertezza.

Ha ragione, Mazzarri, quando ricorda gli straordinari risultati raggiunti dal Napoli in questi anni. Quando ricorda che quattro anni fa, al suo arrivo, nessuno pensava che saremmo finiti in Europa League quella stessa stagione, che avremmo conquistato due volte la Champions e una volta il secondo posto. Gran parte è merito suo e negarlo sarebbe lunare oltre che ingeneroso.

Ha torto, Mazzarri, quando attribuisce alla media punti del Napoli in questa stagione un valore metasportivo. Ha ricordato che se domani il Napoli dovesse battere la Roma, questa squadra realizzerebbe una media punti superiore persino a quella di Maradona. È un discorso che c’entra poco con lo sport. Il Torino del ’77 realizzò uno dei più punteggi più alti, se non il più alto, nei campionati a sedici squadre: 50 punti. Peccato che quella stessa stagione la Juventus ne realizzò uno in più. Vale così per tutti gli sport, e Mazzarri lo sa benissimo. C’è una differenza abissale, nello sport, tra sfiorare la vittoria con una prestazione da ricordare (che conduce al classico “grazie lo stesso”) e vincere. La differenza – nello sport, ma forse non solo – tra un fuoriclasse e gli altri è la capacità di fare il punto vincente nel momento clou. Il resto sono numeri buoni per le statistiche.

È furbo, Mazzarri, quando afferma che in questi quattro anni si sono poste le basi per un Napoli vincente anche in futuro.

Detto questo, allestire una squadra competitiva non è compito dell’allenatore bensì della società. E a questo punto, se, come pare, il tecnico di San Vincenzo andrà via, la palla passa a De Laurentiis («Il Napoli è del presidente», ha detto oggi Mazzarri). Adesso, come ha scritto Spadetta tempo fa, non avrà più alibi.
Massimiliano Gallo

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