Il dialogo tra Moratti e il suo allenatore a fine stagione

Dialogo tra presidente ed allenatore nell’incontro di fine stagione per fare bilanci conclusivi e progetti futuri. Il presidente, nonostante cerchi di conservare il suo aplomb, è molto adirato per l’infausto finale di campionato.
Il mister, invece, controbatte alle accuse. Per quanto può.

Mister: “Abbiamo fatto il massimo, dottor Moratti. Con quello che avevamo, non si poteva far di più. Dovrebbe essere contento”.

Presidente: “Mi scusi, lasci parlare me, per favore. Diciamoci le cose chiaramente, mister. Non sono per nulla contento. Qui non siamo a Reggio Calabria o ad Acireale, questo è il problema. Qui non siamo i provinciali che si accontentano di migliorare il trend annuale e un paio di posizioni nel ranking Uefa. Qui dobbiamo dar conto a tutto e tutti, non siamo solo io e lei. Siamo a Milano, capisce? Nella sede di uno dei club più importanti e titolati del mondo. Qui, se si ha l’opportunità, la si deve prendere a volo. Senza esitazioni. Non possiamo permetterci queste figure barbine ed aver paura di vincere. Le vertigini non esistono, non sono ammissibili qui. Non ha importanza il massimo quando ormai si hanno le mani sul titolo. Lo si deve prendere, portare a casa e mettere in bacheca. È questa la mentalità vincente. Mio padre, sant’uomo, insegnava. Noi siamo l’Inter, perdinci! Penso di spiegarmi, no? Mi scusi, eh”.

M: “ma non si era mai parlato di scudetto all’inizio. Eppure, nonostante i parametri degli ingaggi, l’età media della squadra e la rosa incompleta, ce la siamo giocati sino alla fine. Era impensabile all’inizio. Abbiamo fatto cose incredibili coi ragazzi, numeri da fantascienza. Una crescita esponenziale. Per esempio, rispetto all’anno scorso se consideriamo il grafico dei tiri nello specchio della porta…”

P: “certo, è vero. Quando ci siamo contattati l’anno passato, non le ho chiesto di vincere subito, ha ragione. Avevamo fallito sotto tutti i punti di vista l’anno prima, sì. Va beh, gli infortuni, l’inesperienza dell’allenatore acerbo e tanti altri fattori che già ci siamo ripetuti allo sfinimento hanno influito, ma la stagione è stata pessima in toto. Per cui, ho cercato di dare una svolta. E in tutto questo, ho continuato a gettare soldi dalla finestra, e lei lo sa. Ho un armadio pieno di pacchi, eh. Sembra quasi che gli altri presidenti non vedano l’ora di fare affari con me per spennare il pollo o rifilare bidoni. E io, sinceramente, mi sono stancato di bruciare altro petrolio senza ottenere nulla. Nemmeno un ciondolo. Ecco, diciamocelo, non le ho chiesto di vincere al primo colpo quando l’ho ingaggiata, ma perdere così, in questo modo assurdo, contro quelli lì, che ora mi prenderanno per i fondelli un altro anno, mi fa proprio girare le scatole. Io non ne posso più di perdere la faccia e i denari. Tutti mi deridono, mi comprende?”.

Mister: “ma dottor Moratti, noi abbiamo fatto il massimo, le ripeto. Più di questo non si poteva. Suvvia. Siamo stati sfortunati. È stato un momento che c’ha girato male e poi anche quegli arbitraggi… Dal mio punto di vista, è come se avessimo vinto lo scudetto”.

P: “non mi parli di scudetto, per carità. Lo scudetto l’hanno vinto gli altri, come al solito. I tifosi si ricorderanno solo delle sue scelte scellerate, dei suoi turn-over allucinanti, del suo modulo stantio e dei suoi super titolari. Avevamo vinto, finalmente. Dopo anni bui, di continue rivoluzioni e pernacchie. E invece? Ancora una volta è tornata in auge la nostra eterna etichetta. Sfigati. Ecco cosa siamo, sfigati. Gli altri vincono e noi continuiamo a guardarli in tv, perdindirindina”.

M: ma come? Rispetto all’anno scorso abbiamo ottenuto più vittorie, abbiamo realizzato più reti, abbiamo migliorato la classifica di tante posizioni. Abbiamo migliorato la media inglese ed ottenuto più abbonamenti alla pay-tv. E poi, grazie a me abbiamo conquistato un posto in Champions”.

P: ” Champions? Ma si rende conto che avevamo lo scudetto in tasca?! I preliminari, oggi, per come sono andate le cose, non possono soddisfarmi, mi dispiace. Qui è normale che si arrivi in Champions. E poi, a lei non ci pensa? Parliamoci chiaro, lei non ha mai vinto nulla nella sua carriera. Una coppetta, mi pare. Com’è che si chiama? Qual è il nome di quella coppetta? E questa volta che invece ci era praticamente riuscito, che era lì lì, al suo esordio sulla nostra panchina, bastava un ultimo metro, sarebbe stato un eroe, e invece è caduto e ha perso ancora. Ancora una volta! E poi, diciamocela tutta, mi pongo una domanda, è normale farsela credo: perché Benitez ha vinto subito il campionato dove lei non è riuscito?”.

M: “Benitez? Non me lo nomini. Non ha fatto nulla, è un ronzino. Ha vinto solo grazie al mio lavoro. Ha finito la mia opera. Lo scudetto è mio, non suo. E poi, Benitez ha avuto solo fortuna. Quella che è mancata a noi. Il campionato è stato positivo. Se pensiamo poi al badget, al parco giocatori e agli infortuni. Non dimentichi che mi ha dato campioni sì, ma anche tanti rottami e giovani. Troppi. Se si vuol vincere, li deve mandar a far gavetta altrove. Qui li si brucia. Gli altri team sono più attrezzati di noi su questo piano. E poi la squadra è stata sino alla fine con me. Abbiamo fatto cose straordinarie, da non credere. Ho recuperato giocatori che erano finiti, ho ridato un’anima a tutto l’ambiente e ho dovuto fare anche un ampio turn-over per non spremerli. E siamo arrivati fin dove siamo arrivati. Il più in alto possibile, appunto. Altro che Benitez! Li ho fatti uomini. Un gruppo solido, coeso. A parte qualcuno. Va beh, lasciamo stare…”

P: “mister, non cerchi le solite giustificazioni, mi scusi. Le conosco a memoria. È un disco rotto. Non le sopporto, mi perdoni. L’ho presa tra mille dubbi. I tifosi non erano entusiasti, si ricorda all’inizio? Ma il mio entourage ha rotto i maroni, mi scusi, non volevo, e lei ci teneva così tanto a venire qui e ha rotto i maroni, pardon, ed io mi sono lasciato convincere e me li sono fatti rompere. Per l’ennesima volta. Avevamo bisogno di cambiare e ho dovuto mandare a casa quel povero cristo e chiamare lei. E intanto le ho creato intorno l’ambiente ideale con tutti i miei mezzi e uomini. Ho fatto sacrifici non preventivati. Ho chiamato giornali e televisioni per sostenerla in tutto e per tutto. Sin dal primo giorno. Lei aveva fatto in passato non bene, ma benissimo. Le sue credenziali erano ottime. Tutti i giocatori che ha avuto in passato la amano ancora e ha creato cicli.  Un curriculum in piena ascesa. E ho pensato che nel giro di due anni sarebbe esploso e saremmo tornati a vincere. E invece cosa è accaduto?  Lei ha lasciato la panchina di quelli la e il suo successore, Benitez appunto, in poco meno di un anno, ha vinto il campionato. Quanti anni sono trascorsi dall’ultimo scudetto? Non mi ricordo. Ha fatto un’impresa Benitez, no? E invece lei ha continuato sulla solita vecchia scia. Nauseabonda, come il suo modulo e i suoi lamenti.  La scia del perdente sfigato. Non ha ancora vinto nulla in carriera, ne è consapevole?  E qui di sfiga ce n’è stata fin troppa…”

M: “questo terzo posto invece è un miracolo, secondo me. Ci siamo arrivati vincendo tante finali. “Sono tutte finali” è il mio motto preferito.

P: certo che lei ha veramente la faccia tosta, proprio non riesco a trattenermi, mi scusi ancora. Lei ha perso. Ne ha già perse di finali. Noi abbiamo perso. L’Inter ha perso. Sono gli altri che hanno vinto, ‘a finale. Sa cosa significa? Lei ha minimamente idea di cosa sia la gloriosa Internazionale di Milano? Qui hanno allenato e vinto i più grandi del globo. Hanno giocato i grandi fuoriclasse mondiali. Qui non è mica una delle sue squadrette. Lo ripeto, qui non è la Reggina o l’Huracan. Ha voluto i suoi uomini, il suo staff, i suoi giocatori, le ho comprato pure 2 turchi e le zanzariere per il suo sgabuzzino. Ha cambiato gli schemi e i metodi d’allenamento usuali.  È un maniaco che martella. Anche i maroni, mi scusi. A causa sua ci svegliamo tutti alle 5 del mattino. Ma, morale della favola, anche stavolta, sono gli altri a vincere. Non ha vinto l’Inter. Benitez ha vinto, non lei. E Benitez lo ha fatto dove non si vinceva da non so nemmeno quanti lustri, lo sa? Al posto suo. Ha vinto dove lei non è riuscito. Non lo trova assurdo?
Me lo dica lei cosa dovrei fare ora? Cosa farebbe al posto mio? Quale altro giocatore vorrebbe per la stagione prossima per vincere di sicuro? Mi dica, perdesdemona”.

M: “mi venda Seedorf e prenda Coco, mi venda Ronaldo e chiami Crespo. E vinceremo lo scudetto”.

Per la cronaca, Hector Cuper, dopo quella esperienza nefasta all’Inter, è calcisticamente defunto.
Benitez invece, oltre a vincere lo scudetto sulla panchina del Valencia al suo esordio, bissò due anni dopo, conquistando anche un’Europa League. A questi, si devono aggiungere altri numerosi trofei conquistati successivamente con il Liverpool (tra cui una Champions) e,  da pochissimo, con il Chelsea(un’Europa League). Infine, é riuscito, nonostante un anno negativo, a conquistare gli ultimi trofei dell’Inter. 

Benvenuto Rafa. In bocca al lupo Walter. Che le stesse stelle siano con voi…

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Gianluigi Trapani

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