Caro Mazzarri, le siamo grati, ma essere considerati il suo scarto è inaccettabile

Che uno dei principali problemi di Mazzarri sia la comunicazione, lo diciamo da sempre. E del resto, in qualche modo, lo riconosce anche lui. Anche se, apparentemente, ne fa un vanto. Spesso, nelle interviste, si lamenta di non essere considerato in base ai risultati e, soprattutto, in base a quel quoziente monte ingaggi/classifica che la Fifa e l’opinione pubblica si ostinano a non voler riconoscere.
Sarcasmo a parte, ancora una volta il tecnico di San Vincenzo sta gestendo male pubblicamente la propria immagine. E glielo diciamo con vicinanza, diremmo con affetto. Non dobbiamo qui ripetere i grandi meriti che a lui vanno ascritti per questi quattro anni. Lo abbiamo scritto praticamente in tutte le salse. Del resto da Napoli nessuno vuole cacciarlo. Questo dev’essere chiaro. È lui che se ne vuole andare. È lui che, come ha scritto Zambardino, lo ripete dallo scorso anno, quando – inopinatamente – pensò bene alla vigilia di Juventus-Napoli di regalarci l’opzione anno sabbatico. Ripetendo un film che abbiamo già visto due anni fa, quando corteggiò proprio i bianconeri.
Si sta gestendo male, Mazzarri. Ci sta inutilmente regalando giorni di apprensione. Che cosa vuole fare? Vuole andar via perché ha la sensazione, o la certezza, che il Presidente non investirà mai per allestire una squadra all’altezza di ambizioni di vittoria? Lo dicesse. Vuol andar via perché, dopo quattro anni, ha giustamente bisogno di cambiare aria? Non c’è nulla di male. Vuol andar via perché desidera una piazza che considera più ambiziosa? Scelta legittima. Sono tutte opzioni legittime.
Tutte tranne una. Quella di stare alla finestra ad aspettare l’Orient-Express (che si chiami Roma o Inter) per poi, in mancanza del passaggio del convoglio, ripiegare su quello che fino a ieri era stato considerato un Espresso non più desiderabile. Ecco, essere lo scarto di Mazzarri infastidisce. E nemmeno un po’, ma tanto. Molto dobbiamo a lui e glielo riconosciamo, ma non siamo proprio la provincia del mondo calcistico. Con questo suo atteggiamento rischia di lasciare un graffio su quattro anni che invece vanno incorniciati. Perché, anche se nel suo calcio non sono poi così valorizzate, l’estetica e la forma hanno un valore e nemmeno tanto irrisorio.
Massimiliano Gallo

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