Peggio il Napoli che il terreno del San Paolo

Non mi aspettavo una grande partita e un grande Napoli, e sapevo di una Samp magnificamente chiusa a doppia mandata che aveva sorpreso la Juventus, e perciò non mi aspettavo un pomeriggio di spettacolo. Aspettavo solo la vittoria, l’unica cosa che contava per avvicinarsi a due punti dalla Juve. La vittoria è mancata e la colpa, si dice, è del terreno di gioco del San Paolo, uno stadio a rischio Uefa, specchio di una città con centomila buche stradali, marciapiedi dissestasti, telecamere di sorveglianza in tilt, sicurezza zero. Mazzarri dirotta l’attenzione dalla squadra in panne al campo di gioco. E’ il suo mestiere, lo fa benissimo. Il campo di patate (non è proprio così) sfavorisce il Napoli che gioca “di tecnica”. E’ vero. Però quando non si può giocare “di tecnica”, bisogna sostituirla con l’aggressività, la velocità, il cuore caldo e i muscoli reattivi. Mi aspettavo una vittoria “a qualunque costo”, con un gioco brutto, con una conclusione fortunata. Niente di più.
Quando si gioca su un brutto terreno (e in Italia i campi di calcio sono tutti in pessime condizioni, persino il salotto della Juventus) e quando l’avversario si chiude con una difesa a cinque sorretta da tre centrocampisti, è inutile giocare di fino, cercare il tocchetto, duettare nello stretto, andare avanti a triangolazioni per giunta lente. Il terreno e l’avversario che mette paletti dappertutto non lo consentono. Allora c’è bisogno di randellare palloni, c’è bisogno della “palla avanti e palla indietro” con gli inserimenti al limite per la conclusione. Come fa la Juventus che non ha grandi attaccanti. Palla al giocatore più avanzato per riaverla indietro per chi sopraggiunge e va al tiro.
Questo giochetto semplice manca al Napoli perché non ha tiratori dalla distanza, forse solo Cavani (ma Cavani era “assente” contro la Samp) e Inler se fosse più veloce nella giocata di crearsi lo spazio (e neanche Inler è stato molto presente contro la Samp). Però il Napoli neanche ci prova e continua a volere sfondare nello “stretto” fra diecine di gambe e di corpi avversari. Risultato: zero gol contro la Samp, appena il palo di Hamsik. Nessuna paratissima di Romero, appena “pizzicato” da due conclusioni di Insigne.
Sul “terreno infame”, però, la Samp è andata vicino al gol in cinque occasione: le due di Sansone sventate da De Sanctis, il tiro fiacco di De Silvestri giunto a tu per tu col portiere azzurro, il salvataggio sulla linea di Behrami, la palla-gol tolta dai piedi di Icardi dallo stesso Behrami. Certo, col Napoli in avanti, la Samp ha avuto più spazio, favorita nel contropiede che la stessa Samp, tutta raccolta, ha negato agli azzurri. Però il campo funziona male per il Napoli e bene per l’avversario?
La verità è che nel pomeriggio di scarsa vena di Cavani, Hamsik e Inler il Napoli ha perso l’”ossatura” fondamentale del suo gioco. La verità è che c’è un appannamento della squadra che non era la stessa che aveva giocato giovedì contro il Viktoria Plzen: sette elementi “freschi” in campo più Hamsik impiegato solo per un tempo contro i cechi. Un “calo” ci sta. Il rammarico e la rabbia sono venuti fuori perché era l’occasione per tenere la Juventus a due tiri di schioppo in previsione dello scontro diretto al San Paolo. I fischi però sono stati ingenerosi. Un Napoli in difficoltà non li merita. Non li merita un Napoli secondo in classifica, seconda difesa e terzo attacco del campionato. Non li merita un Napoli che va al di là delle sue reali potenzialità (miracolo di Mazzarri). Forse, qualche giocatore ha esagerato quando ha “pompato” il sogno-scudetto creando una “concreta” attesa. Restiamo con i piedi a terra. Sogniamo pure, ma teniamo salda la seconda posizione.
MIMMO CARRATELLI

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