Italia-Croazia, ancora Balotelli-Cassano

La vittoria della Croazia sull’Irlanda del Trap (3-1), dopo il magnifico pareggio dell’Italia con la Spagna (1-1), complica il “cammino” degli azzurri verso la qualificazione ai quarti di finale degli Europei. Per la nazionale di Prandelli, superato senza danni l’esame di spagnolo, la partita di giovedì con la Croazia (mentre la Spagna affronta l’Irlanda) sarà un match-chiave. Un pareggio potrebbe mettere a rischio il superamento del girone. La Croazia deve essere assolutamente battuta per metterla fuori dai giochi restituendo all’Italia il ruolo di damigella d’onore della Spagna verso i quarti.

Era difficile il debutto contro i favoriti di questi Europei (un po’ meno dopo la partita con l’Italia) per le qualità della Spagna e per l’esigenza improvvisa di Prandelli di cambiare radicalmente modulo tattico. Non solo la qualità offensiva degli spagnoli imponeva una appropriata svolta strategica, ma le sconfitte consecutive nelle ultime tre amichevoli (senza segnare un gol) suggerivano di rivedere l’assetto difesa-centrocampo per un atteggiamento più italiano (solidità e intensità difensiva) rinunciando al “bel gioco” puntato sull’inventiva e sulla continua rotazione in gara dei centrocampisti, portati a difendere poco.

L’obiettivo (centrato) del debutto europeo era di non perdere. Ma il dato più positivo è stata la prestazione degli azzurri, solo a tratti schiacciati dalla Spagna, che ha visto ridotto di molto il suo possesso-palla (60 per cento), così come il nuovo modulo non ha avuto lacune vistose nonostante il debutto incerto di Giaccherini e l’arretramento di De Rossi al centro della difesa. Contro la Spagna, che si presentava senza un attaccante fisso, si temeva che De Rossi, iniziando la manovra, togliesse “spazio” a Pirlo. Questo è successo fin quando l’Italia ha dovuto giocare rintanata nella sua metà campo sotto la pressione spagnola. De Rossi “saltava” Pirlo lanciando lungo per gli attaccanti. Quando la nazionale si è assestata meglio (nella ripresa), giocando a viso aperto contro avversari superiori, De Rossi si è limitato a fare il difensore e, con la palla a Pirlo, lo juventino poteva tornare ad essere il perno del gioco sfoderando i suoi lanci al millimetro su uno dei quali Di Natale è andato a segno. Pirlo si è guadagnata maggiore libertà nel secondo tempo, ma ha anche dato un gran contributo alla fase difensiva.

L’Italia, dopo un primo tempo di esclusivo contenimento con scarsa manovra offensiva e con i cambi di Balotelli (Di Natale) e Cassano (Giovinco) valorizzava meglio il contropiede rivaleggiando con gli spagnoli, dopo il pari di Fabregas, nel computo delle azioni da gol per vincere il match.

Il problema, ora, è l’utilizzo della coppia d’attacco di partenza. Balotelli non ha brillato e ha fallito clamorosamente un gol sullo 0-0. Cassano si è speso molto anche in copertura, ma non ha sfoderato i suoi colpi geniali. Diverso il rendimento di Di Natale e Giovinco, quando sono subentrati anche se col vantaggio di essere “freschi”. Certamente, la nuova coppia è apparsa più brillante, veloce, incisiva. I due hanno anche confezionato un’azione che poteva portare al 2-1: lancio magistrale di Giovinco e deviazione a lato di Di Natale davanti alla porta di Casillas.

L’eventuale “bocciatura” di Balotelli e Cassano quali ripercussioni potrebbe avere accompagnata dalla “promozione” di Giovinco e Di Natale? Prandelli ha il dovere di schierare i migliori. Di Natale ha una dinamismo e un fiuto del gol che mancano a Balotelli. Giovinco è più fresco di Cassano, non solo più giovane (di 5 anni), e più pronto avendo giocato un intero campionato mentre il campione barese è tornato in campo in aprile dopo sei mesi di inattività per l’intervento al cuore.

Il 3-5-2 potrebbe andar bene. Assicura più intensità a centrocampo, protegge meglio la difesa che con gli arretramenti degli esterni può contrastare a cinque, copre le fasce laterali (restituendo Maggio al suo ruolo naturale di esterno). Si tratterebbe, forse, di assicurare più mobilità a Pirlo portandolo all’occorrenza più avanti. Intanto, avere “saltato” lo scoglio spagnolo ha ammorbidito lo scetticismo che ha accompagnato il viaggio della nazionale in Polonia e Ucraina. Ha anche confermato che, nei momenti decisivi, la squadra azzurra ha un diverso atteggiamento, si compatta e può fare risultato.

Nella valutazione complessivamente positiva del debutto a Danzica, non si possono però non sottolineare le occasioni offerte nel finale agli spagnoli (due clamorose a Torres) sbilanciandosi nell’improvviso entusiasmo di potere addirittura vincere. Ma è anche vero che, con la maggiore audacia del secondo tempo, l’Italia ha avuto anch’essa le opportunità per fare bottino pieno con Di Natale e Marchisio.

L’inedita difesa a tre ha costretto spesso la linea difensiva completata dai centrocampisti a liberare affannosamente. Forse un altro “ritocco” appare opportuno: Balzaretti si farebbe preferire a Giaccherini non fosse che per la maggiore prestanza fisica e una superiore percussione offensiva sulla corsia di sinistra (è andato bene Maggio a destra). Su Bonucci, nella fase difensiva, le perplessità persistono. Poi c’è da chiedersi quanto possa reggere De Rossi al centro della difesa contro avversari con una punta centrale. Quando la Spagna ha impiegato Torres, la difesa azzurra ha sofferto pur nella sconsideratezza della squadra sbilanciata in avanti. Ma in quanto a difensori, l’Italia non sciala e l’infortunio di Barzagli ha complicato le cose.

L’Europeo non ha ancora proposta una nazionale padrona. Nei gironi si comincia “piano” per dare di più nella fase ad eliminazione diretta. Perciò sono tutte da scoprire le reali possibilità delle squadre favorite, ma anche le chances di qualche outsider (Russia e Danimarca).
Mimmo Carratelli

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