Resto contro i fischi all’inno, ma anche gli insulti a Napoli andavano puniti

Le offese ai napoletani Claudio Botti le cita per legittimare i fischi all’inno nazionale, dicendo di condividerli. Io no, e l’ho scritto chiaramente nel mio blog sul Corriere del Mezzogiorno (beccandomi anche un non insignificante quantitativo di improperi sia sul sito del giornale che su quello del Napolista, che aveva pubblicato il mio articolo). Su una cosa però il fondatore del Te Diegum ha ragione da vendere: i cori dei napoletani sono sempre contro una squadra (evito di menarla sul fatto che siano contro e non pro, agli stadi ci siamo abituati), gli altri invece insultano la città in quanto tale, non i tifosi. E, in tutti questi casi, mai nessuno che sia intervenuto così «tempestivamente» come accaduto tra domenica e lunedì (Schifani, Petrucci, Prandelli, Beretta) per «prendere posizione contro chi insulta Napoli».

SALVINI E ALTRI – Basta questo per fischiare l’inno? No, almeno secondo me, anche perché di quei fischi ognuno ha dato una spiegazione diversa: erano contro i politici (Schifani e Alemanno), il Governo che ha abbandonato il Sud, il Nord che ha depredato il Regno delle Due Sicilie, la cantante Arisa. È giusto, però, a chi gli stadi li frequenta poco o nulla, raccontare quali siano le offese alle quali (anche) Botti fa riferimento. Slogan «contro i cittadini, non i tifosi» che determinano «un isolamento» e spingono a fischiare l’inno nazionale «per reazione». Il coro (tristemente) più noto, quello cantato anche dal leghista Matteo Salvini, recita così: «Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani. O colerosi, terremotati, acqua e sapone non li avete mai usati. Napoli m…a Napoli colera, sei la vergogna dell’Italia intera». Le calamità naturali, agli animali da stadio (senza offesa per quelli veri), sembrano piacere molto. E così un altro degli slogan preferiti in quasi tutt’Italia — Sud e Isole comprese — è «Lavali, lavali, lavali col fuoco, o Vesuvio lavali col fuoco». Seguono amenità del tipo «Dai Quartieri Spagnoli fino ai Campi Flegrei, costruiamo un’altra Pompei» e — immancabile — il riferimento all’immondizia: «Solo i rifiuti, avete solo i rifiuti», oppure «Noi non siamo napoletani, non mangiamo la spazzatura».

CORI ANTI CITTA’ – Visto che un’idea idiota in curva trova sempre posto, hanno scomodato anche un paio di canzoni famose. E così sulle note di Ci vuole un fiore intonano «Odio Napoli e i suoi abitanti, odio Napoli perché son tanti», mentre la versione ultras di Guarda come dondolo suona così: «Sarà perché so’ zingari, sarà perché so’ colerosi, sarà perché non si lavano, o Vesuvio pensaci tu. Senti come puzza, senti come puzza… Naaaapoli». Tanto per far capire che aria tira, in un forum dedicato a «Pes», uno dei giochi di calcio più diffusi al mondo, un utente chiede: «Conoscete qualche coro contro il Napoli?». Seguono risposte del tenore di quelle che avete letto sopra. E, alla fine, il povero ragazzo ringrazia e stacca: «Basta ragazzi. Avete esagerato. Ho chiesto cori anti-Napoli la squadra, non la città o i napoletani».

L’ESEMPIO DELL’UEFA – E dire che l’Uefa, durante le competizioni europee, sanziona tutte le forme di razzismo con pene durissime, fino all’esclusione del club da una competizione (c’è un precedente anche in Italia: il 10 dicembre 2004 la Lazio subì la squalifica dell’Olimpico). Ieri il giudice ha inflitto al Napoli 10.000 euro di ammenda per i fischi (gli altri 10.000 sono per petardi e fumogeni), ma i cori razzisti dei tifosi juventini non sono stati puniti. Reagire a tutto questo fischiando l’inno nazionale è un errore, ché due colpevoli non fanno un innocente. Pretendere che gli organi del calcio intervengano per punire quelle offese ai napoletani, invece, è sacrosanto.

Gianluca Abate (tratto dal Corriere del Mezzogiorno)

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