Perché un napoletano non può tifare per una squadra del Nord?

Mi chiedo perchè, per la comunità revionista/neoborbonica, a un napoletano è moralmente preclusa la possibilità di tifare per una squadra del nord. Che presunzione, che atto di ‘violenza’ è quello di denigrare un uomo per la sua fede calcistica, ampliando il significato originario della parola sport, edulcorando la “ricetta di giustizia” attraverso un rapido snocciolamento di ragioni filo-storico/sociali (che potrei anche condividere in linea di massima). Stanco di dover fare la conta degli improperi che parte dei miei conterranei hanno riservato a quello sparuto gruppo di tifosi casertani della Juventus (ma non solo). Certo, uno schiaffo alla nostra storia vederli prostrati ai piedi della sontuosa Reggia, impegnati a rinnegare la loro presunta napoletanità. Eppure, bisogna smetterla con questo eccessivo sensazionalismo, ragazzi. Questa non è roba che dà lustro ai figli di Napoli! Luciano De Crescenzo ci ha fatto notare che il napoletano è un uomo d’amore. E dunque, cos’è questo rancore gratuito, per giunta destinato ai figli della nostra stessa terra? Siamo stati generati da una sola madre, ci è stato donato in egual misura il privilegio di essere napoletano. Poco importa se c’è chi non riesce a comprendere l’universo “trasfigurativo” del sostenitore (oltrechè tifoso) partenopeo. Poco importa, resta mio fratello: umiliato e deriso a sua insaputa dai cori beceri di Piazza Castello. Resta mio fratello. E deve esser libero di tifare per chi meglio crede. Il pallone è roba semplice, genuina. Come il faccione di Fausto Pari, che mandò in frantumi il mio personalissimo sogno di completare l’album Panini. Roba semplice, come le figurine. Che Lavezzi al Napoli, ce lo avrebbero incollato a vita. Altro che 31 milioni di clausole… Insomma, quasi dimenticavo di dirvi una cosa: il pallone è roba semplice. A differenza dei suoi surrogati.
E si nu guaglione tene a sventura e se annamurà e ‘na parabola e Del Piero, me dispiace pe isso, ch’aggia ‘fà. Cosa credete, che il napoletano bianconero sia realmente appagato dal proprio “onanismo-emozionale”? Il napoletano è uomo d’amore, il napoletano… è uomo di condivisione. E non si gode col pigiama addosso, o saltabeccando a destra e a manca mettendo in scena la malriuscita pantomima di una città in tripudio.

Giovanni Ibello

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