Pocho affacciati alla finestra e resta

“Io lo so che così è facile: ragionare sulla pelle, anzi sulla tasca, degli altri. Che se fossi, che so, tuo padre, caro, probabilmente direi altre cose, proporrei altre soluzioni. E so anche che se viene un tizio dall’accento esotico, magari russo, e bussa alla porta coi piedi perché le mani sono cariche di euro, è difficile resistere. So che certe proposte, per chi ha vissuto poveramente un’infanzia difficile guardando una mamma stanca portare a casa da mangiare con fatica, hanno un fascino enorme. Che la prospettiva di andare a esibirsi su un palcoscenico in cui, diciamo la verità, primeggiare è piuttosto facile è decisamente comodo. Tutto questo io lo so. So anche che è gratificante riscontrare in una dirigenza una così forte volontà di portarti a casa: tanto da tirare fuori senza battere ciglio un importo che quando è stato scritto sul contratto, in forma di clausola rescissoria, sembrava così assurdo da far sorridere. E che con l’attuale imposizione fiscale una squadra italiana, non dico il povero ciuccio col suo basso tetto ingaggi ma anche l’Inter petrolifera, la Juve automobilistica o il Milan televisivo dovrebbero spendere dodici milioni di euro per garantirti la stessa cifra che offrono i russi. So anche questo.
Ma quello che ti chiedo è di fare soltanto due cose, prima di decidere. Due cose semplici: dai un’occhiata allo specchio, e poi danne un’altra dalla finestra. Lo specchio ti parlerà molto chiaro, gli specchi fanno così. Ti rimanderà la faccia allegra, orecchinata e tatuata di uno scugnizzo di ventisei anni. Un fuoriclasse, matto e sregolato come tutti i fuoriclasse, un ribaldo napoletano nato per errore dall’altra parte del mondo; uno che gioca col cuore per far battere i cuori, uno che fa benzina con l’amore e che naviga a vista fuori dagli schemi, facendo surf sulla passione. Chi te la darà da quelle parti la passione? Lo sai che i giocatori di quella squadra vivono a migliaia di chilometri dallo stadio in cui giocano, che incontrano i propri tifosi solo la domenica? E in più, non pensi che sia troppo presto alla tua età scomparire dalla scena europea, dalle coppe, dalle partite che contano? Sono cose che non si pagano, queste. Tu sei un fuoriclasse, non un operaio. Un artista. E l’arte non si compra al chilo.
L’altra occhiata devi darla dalla finestra. A quello stesso panorama che, via twitter, hai mostrato ai tantissimi appassionati che ti seguono. Vedrai il mare, Capri, il Vesuvio. Vedrai l’unica città sudamericana fuori dal Sud America. Certo, da lontano ha una bellezza che camminandoci dentro, ammesso che tu riesca a passeggiare senza essere sommerso dall’amore, non ha; ma poi subentrano gli odori, i sapori. Ammetto di non conoscere la cucina tipica del Daghestan, ma ho i miei dubbi che abbia qualcosa di equivalente alla mozzarella di bufala o alla genovese, e non penso che da quelle parti concludano i pasti con caffè e sfogliatelle. E in fondo forse, guardando il panorama, penserai che tutto quell’amore che qualche volta pensi soffocante ti mancherebbe un po’, se non ce l’avessi più. E che in una squadra che annovera tanti grandissimi mercenari il tuo coro, quello che prima di te era dedicato solo al Più Grande, forse tacerebbe; e comunque, in quella lingua così lontana dalla tua, suonerebbe troppo diverso.
Fammi il piacere, caro Pocho, dai solo queste due occhiate. Una allo specchio, una alla finestra. E poi pensa a Thomas, il tuo bambino, e chiediti se preferisce avere una cifra maggiore sul conto corrente (peraltro già di più che soddisfacente entità) o essere il figlio dell’idolo di un intero popolo”.
di Maurizio De Giovanni

Fonte: Il Mattino

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