C’è amarezza, tanta, ma io sono più preoccupato per Udine

C’è grande amarezza, chi può negarlo? Ma vomitarla ora non farebbe altro che sporcare questo foglio e non renderebbe merito a chi, invece, ci ha saputo portare a giocare e vivere partite e sogni impensabili. Credo che farlo sarebbe scorretto e non ci farebbe comprendere quella che poi è la realtà della nostra squadra. Quindi, spogliatomi della rabbia e del livore, provo a guardare oltre l’indigesto 4-1 e capire che provengono da un posto che forse non esiste.

Le grandi delusioni dell’era Mazzarri le riconduco a tre sconfitte che in tutti i casi hanno spezzato qualcosa creatasi dal nulla. Qualcosa che andava oltre le nostre immaginazioni iniziali. Napoli-Parma 2-3 di due anni fa che non ci consentì di raggiungere un posto Champions, quando la stagione era partita con prestazioni indecenti da retrocessione in piena rivoluzione Donadoniana e mai ci eravamo sognati un terzo o ad un quarto posto(andammo in EL); Napoli-Udinese 1-2 dell’anno scorso che stoppò i sogni tricolori, quando, col tempo, tutti ci rendemmo conto che già raggiungere il terzo gradino e la conseguente Champions senza preliminari, fu un risultato miracoloso; Chelsea-Napoli 4-1 di ieri che ha interrotto il meraviglioso delirio collettivo, quando lo scorso Agosto,anche i più ottimisti, alla visione dei cartoncini fuoriusciti dalle palline magiche pescate da Matthaus, a tutto avevano pensato, meno che avremmo sbatacchiato il City multimiliardario e ancor meno di andarci a giocare una qualificazione ai quarti contro i Blues con un 3-1 da difendere.

Invece di rammaricarci, io credo che bisogna dare atto alla squadra che ha sempre dimostrato di andare oltre i propri limiti, oltre le aspettative di tutti. Aspettative che oggi non riescono del tutto ad essere nitide ma che sono ancora ricoperte dall’alone di illusoria delusione perché le cose avrebbero potuto andare diversamente. Appunto. Prendersela con i limiti di Aronica, con l’inadeguatezza di Dossena, con la giovinezza dei tenori o con le scelte di Mazzarri sarebbe disonesto. Perché, in fondo, e lo sappiamo tutti, allo Stamford bridge ieri non dovevamo esserci noi. Ieri noi avremmo dovuto essere in Olanda o in Ucraina a preparare una sfida di Europa League o, nelle peggiore delle ipotesi, a casa immersi nei pensieri su come fermare Di Natale o Floro Flores. E invece, grazie alla incredibile forza di Aronica, la spinta di Dossena, la spregiudicatezza dei tre tenori e la sagacia di Mazzarri ieri siamo giunti a giocarci la partita dei sogni. Con le stesse modalità in cui si sono materializzate le fittizie delusioni nelle annate precedenti. Delusioni provenienti da eventi che non dovevano esserci. Da regali. Io invece m’incazzo quando perdiamo col Parma, col Catania o con il Siena e non allo Stamford Bridge, nonostante avessimo creato tutti i presupposti per continuare a volare.

Sono sicuro che tra qualche giorno, magari dopo un paio di buone prestazioni in campionato, l’attuale funerale dentro di noi si consumerà e lascerà spazio a quello che poi, è il reale valore della nostra impresa: l’ennesimo miracolo che questi ragazzi sono riusciti a regalarci. A tal proposito, vorrei anche ricordare che il Napoli è stata l’unica squadra delle sedici pretendenti ad arrivare a giocarsi i quarti da esordiente. E questo fa capire che club come il Chelsea, che ha esordito in Champions nel ’99 (con due semifinali e una finale all’attivo),nonostante stesse attraversando un momento negativo, con la sola forza e il solo orgoglio dei propri uomini ha sovvertito un risultato insperato. Giocando male, ma facendo valere i grandi valori individuali conquistati con gli anni sul campo. Chissà quante altre volte ci è riuscito in questi quasi 15 anni. Drogba, Terry, Lampard, seppur sulla via del tramonto, hanno vinto anche sapendo mettere a nudo i nostri limiti che, sino a quel momento, solo il grande Bayern aveva scoperchiato. Drogba, ieri, oltre a mettersi in tasca la nostra intera difesa, ha anche accoppato fenomeni come Ibra che in Champions, nei grandi appuntamenti, si trasforma in un agnellino. Terry che, come ha detto Vialli, è uno che va a colpire di testa pure se gli lanci una lavatrice ha fatto sentire quanto contano le circa 80 presenze in Champions e Lampard, nonostante la grande difficoltà e sofferenza patita in mezzo al campo, non ha mai perso la bussola sino al 120esimo. E in più, fattore che mi fa rendere definitivamente conto che lì noi non dovevamo esserci, la differenza che c’è tra due squadre che possono presentare come primo cambio, una, un onesto terzino che, ahimè, nei grandi incontri diventa molto più falloso e determinante in negativo e l’altra, un vice campione del mondo. Sia ben inteso, Malouda non mi fa impazzire, ma credo che aver giocato per tanti anni ad altissimi livelli e vicino a campionissimi, dia un contributo superiore dell’onesto Dossena, no? Specie in una partita come quella di ieri in cui la tensione positiva e gli attributi dovevano essere le armi da adoperare.

C’è amarezza, è innegabile, ma sono molto più preoccupato per ciò che essa potrà produrre nei giorni futuri. Vorrei che si trasformasse in energia positiva e che già da Udine con una bella piallata dimostrasse che queste esperienze forgino il carattere e che sia reale questa benedetta crescita. Lasciamo quindi che la delusione faccia il suo corso, ma pensiamo soprattutto che quella del Friuli è diventata una tappa fondamentale. Ed è bene non dimenticarlo…

Grazie comunque. Io toglierei “comunque”. Grazie ragazzi e non molliamo. I sogni non sono ancora finiti.

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

Ciao Guido

Gianluigi Trapani

ilnapolista © riproduzione riservata