Grava, il nostro piccolo grande uomo

Non è vero, ma ci credo. La frase in questione potrebbe spiegarcela l’autore di un miracolo sportivo con pochi eguali…

Dimenticherò sicuramente qualche campionissimo, ma il recupero firmato Gianluca Grava, alla soglia dei 35, mi ha fatto venire in mente giocatori come Baresi o Bagni.Tornare titolare esattamente nello stesso punto, dando la sensazione che questi 13 lunghi e duri mesi di stop non siano mai esistiti (in realtà è rientrato ad inizio dicembre contro il Lecce, subentrando dalla panchina) e che non abbia subito alcun grave infortunio, ha il sapore del miracoloso. È tornato esattamente come prima. È incredibile, ma ci credo.

Ci credo perché si tratta di un calciatore che già ci aveva abituato a trasformazioni prodigiose. Gianluca davvero può dire dalla C alla Champions, lui che l’ha vissuta sgobbando e senza reali sicurezze di essere titolare sino a conquistare la fascia di capitano in serie A. E ha vissuto la lunga e veloce crescita di tutto un ambiente fino alle notti di gloria, seppur per pochi minuti a Barcellona ad agosto nel Gamper e a Villarreal a causa della lesione al crociato che l’ha tenuto fermo.

Il piccolo grande uomo di Caserta è l’emblema di questa squadra, ed è il simbolo di questa cresciuta a dismisura. E simboli ci si diventa attraverso miracoli, no? Dal gol nel derby alla Juve Stabia con la suola miracolosa a quel famoso salvataggio soprannaturale sulla linea in scivolata contro il Lecce. Dalla gara di esordio nel gennaio del 2005 contro il Lanciano a ieri, ritornato in campo da titolare. E in mezzo 7 anni di battaglie, magliette sudate e stracciate, 7 anni di grinta, caviglie morse e ruggiti. Ricordando anche il gol nella partita d’esordio degli azzurri in serie B contro il Treviso. Un tempo infinito che lo ha visto crescere sino a conquistare la maglia da titolare nell’anno migliore del Napoli degli ultimi 20 anni. Lui, che ai nastri di partenza, era uno dei tanti nemmeno troppo avvantaggiato dal fisico minuto. E invece San Gianluca ha stupito ancora. Non meravigliando però,  i suoi fedeli sostenitori.

Rientro in campo, con la fascia al braccio, e prestazione impeccabile sfornata. Regalando cuore e determinazione, caratteristiche che la squadra, negli ultimi due mesi, aveva completamente smarrito. Chi lo ha visto in tutti questi anni, poteva immaginare e sperava in un ennesimo piccolo miracolo. La sua forza è sempre stata la disciplina ed il carattere. Una personalità forte che in campo si è fatta rispettare anche al cospetto di stelle e campioni e che fuori non ha mai cercato alibi, anche nei momenti negativi. Alibi che ieri potevano essere tutti dalla sua parte: ha bisogno di tempo, deve ritrovare il ritmo partita, non ha ancora i 90 minuti nelle gambe ecc ecc. Qualsiasi errore gli sarebbe stato perdonato. E invece il soldato, il gladiatore si è lanciato nell’arena e con la sicurezza di sempre, senza imbarazzi, e non si è tirato indietro nemmeno per uno dei 94 minuti di partita. Migliore in campo. L’ennesimo miracolo sportivo.

Questo ritorno aggiunge un tassello importantissimo alla squadra. E non solo per dar manforte alla  difesa che ultimamente ha avuto cali di concentrazione disarmanti, ma anche, e soprattutto, per lo spirito battagliero che l’ha fatto diventare Gravatar e che noi pretendiamo da ciascun membro del nostro team. Al di la di tutto, è chiaro che ci vorranno delle conferme, ma la sensazione è che il piccolo centro destra difensivo abbia ritrovato il suo posto naturale. Sembra un pezzo di un puzzle che si incastra alla perfezione, dopo aver provato e riprovato vanamente altri pezzi. Il campo è il suo habitat. Niente miracoli. La normalità. Così come la vittoria col Chievo. Normalità. Probabilmente, è la prima volta che si vince in questo modo. Senza strafare, senza dare il 110%, ma con raziocinio, solidità ed ottima gestione delle varie fasi della partita. Esattamente come si comportano le grandi squadre che sanno di non essere al top, e che comunque riescono ad  evitare le insidie delle “piccole”, punendole al momento giusto. Ecco, questa dovrebbe essere la normalità. Il posto giusto appunto. E non parlo della classifica, perchè ora è meglio stare con la testa bassa e pensare solo a correre e lavorare senza lasciarsi distrarre da altro. Ma parlo della effettiva naturalità delle cose che sino a ieri sembravano sovvertite totalmente,  tanto da far addirittura nevicare sulle nostre spiagge. Grava in campo è nel posto giusto, il Napoli che vince 2-0 col Chievo è nel posto giusto. L’incessante cantare delle curve per l’intera partita a sopperire la mancanza dell’altra metà è nel posto giusto. Il sole che splende stamattina sul Golfo è nel posto giusto.

Ecco, ora che le cose hanno lentamente iniziato a tornare sulla retta via, quella naturale appunto, cerchiamo di restare concentrati e compatti, spostando il meno possibile questo equilibrio.

Allo stadio Bruno tornerà con la stessa sciarpa. Io indosserò di nuovo la calzamaglia. Il professor Cucù riporterà le castagnole al rum, il Minao si intratterrà con il figlio di Gaetano Musella a raccontargli le gesta del padre, Grava di nuovo in campo con la fascia di capitano, il Napoli che vince e Taca resterà a casa davanti alla tv, eh. Un po’ di scaramanzia ci vuole. Ognuno ha i propri riti e i propri santini a cui votarsi. Il mio si chiama Gianluca. I miracoli li ha già fatti e ne farà ancora. Non è vero, ma ci credo…

Forza Napoli Sempre.
La 10 e i santini non si toccano.

Gianluigi Trapani

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