Caro Mazzarri, bisogna saper comandare. Nei momenti di luce, come in quelli di buio

Questo è forse il momento più difficile nella storia del Napoli di Aurelio De Laurentiis. Più del momento dell’esonero di Reja o di quello di Donadoni. In quei casi infatti era netta la sensazione che si trattava di “febbri di crescenza”.

Adesso invece la dimensione psicologica in cui ci si muove è completamente diversa. Ed è quella del ridimensionamento. Della presa d’atto di un’aurea mediocrità in cui la compagine partenopea deve navigare. Le dichiarazioni rese da Mazzarri a Sky sono inequivocabili. Il Napoli ha un potenziale da sesto-settimo posto. A supporto di ciò basta osservare il monte ingaggi delle squadre che sono più avanti in classifica. Udinese a parte. Pertanto inutile farsi troppe illusioni. Il Napoli trovandosi lì dove si trova in classifica ha fatto per intero il suo dovere. L’anno scorso avvenne un miracolo. Ed i miracoli difficilmente si ripetono. Questo in ssostanza il Mazzarri-pensiero.

Non voglio entrare nel merito tecnico delle posizioni del tecnico . Quello che è certo le sue esternazioni sono una doccia gelata sui tifosi. E passi. Ma temo possano essere anche foriere di un calo di motivazioni nei calciatori. E questo sarebbe esiziale.

Insomma ancora una volta l’allenatore del Napoli mi ha dato l’impressione di preoccuparsi innanzitutto di se stesso. Forse soltanto di se stesso. La sua ben nota ipertrofia dell’ego ha preso ancora una volta il sopravvento. E lo ha portato a scegliere una linea magari rispondente al vero. Ma non so quanto opportuna. Tutto quello che abbiamo ottenuto in più è merito mio, in sintesi la sua posizione. Il terzo posto nel campionato passato. Le belle vittorie in Champions … La squadra invece di suo è composta da giocatori che non sarebbero in grado di andare oltre un sesto-settimo posto in campionato.

Io sono sempre stato, e resto, un ammiratore di Mazzarri. Riconoscendogli grandi capacità di preparatore. Gli addebito però un limite umano. Enorme. Quando vince il merito è suo. Altrimenti gli arbitri, il campo, la sfortuna, gli ingaggi…. Mai, dico mai, un briciolo di autocritica. Come mai vanno in campo giocatori pur fortissimi ma in evidente momentaneo calo di forma? Come mai alcuni acquisti in teoria fondamentali continuano a deludere? Come mai il Napoli non ha alternative al gioco sugli esterni?

Insomma sulla plancia di comando bisogna saperci stare. Nei momenti di luce. Ed in quelli di buio.
Guido Trombetti

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