Nascesti di sabato, alle tre del pomeriggio

Nascesti di sabato, alle tre del pomeriggio

Nascesti di sabato, alle tre del pomeriggio, orario d’inizio delle partite. 27 marzo 2010. Fosti concepito qualche settimana prima, in macchina, sulla Firenze-Roma. Guidava tuo padre. Bisognò premere un pulsante per mostrarti, così disse il ginecologo-webmaster. Mi illuminai appena venisti al mondo. E pensare che t’avevo già visto un sacco di volte nei giorni precedenti. Ma, come dire, erano ecografie. Il vagito è un’altra cosa. Capii che mi avresti cambiato la vita la sera prima della nascita, quando mi misi a scrivere l’editoriale. E, non so perché, dalle mie dita partirono poche ma sentite righe su me, Napoli, il San Paolo e l’infanzia comunista. E se io parlo con nostalgia della sinistra, allora vuol dire che il fatto è serio. Persi tutti i commenti perché sbagliai a spostare l’articolo. Fu il primo dolore.
Ti ho visto crescere davanti agli occhi senza nemmeno accorgermene. Ti ho regalato notti, albe, di certo tanti pensieri delle mie giornate. Ti ho imboccato ogni giorno, ogni qual volta ne avevi bisogno. Tutto quello che volevi: critiche, polemiche, sfottò, retromarce, mea culpa, invettive. Sono impazzito per te, come quei genitori convinti che il proprio figlio sia più bello e più intelligente degli altri. “Capisce tutt’ cose”. Mi hai fatto ridere, gioire, mi hai regalato soddisfazioni che credevo questo mestiere non potesse più donarmi. A volte, per troppo amore, ho rischiato di farti male. Ti ho preso a sberle quando forse serviva una carezza. Lo so, anche i genitori sbagliano.
Tra una cullata e un’imboccata, ho trovato accanto a me tante persone disposte a prendersi cura di te. Che ti amavano e ti amano almeno quanto me. E, lentamente, ho provato una sensazione che credevo impossibile: vederti bello, sano e felice con tutti loro. Senza che io ti stessi sempre appresso. Certo, senza la tata admin saresti già morto soffocato, oppure di inedia, non c’è che dire. Ma di admin ce n’è uno solo. Tuo padre, invece, lo sai com’è, sempre appresso a Lavezzi e a parlare male di Berlusconi.
Ora hai un anno. E mi emozioni ancora, come il primo giorno. Lo capisco quando apro i pezzi la sera, a casa, e sistemo virgole e punteggiatura come se fossi il New York Times. Perché per me tu si’ cchiù bell r’o niugliorctaims, hanno voglia ‘e ricere.

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