Un po’ di chiarezza
sull’affare Quagliarella

E’ giunta l’ora di sfatare, finalmente, una “leggenda” sportiva che va avanti da fine agosto e che, giorno dopo giorno, accusa dopo accusa, striscione dopo striscione, diventa sempre più antipatica. Fabio Quagliarella ne ha sentite, lette e viste fin troppe da quando ha lasciato il Napoli e Napoli. Quella città e quella tifoseria che per una stagione intera lo hanno acclamato e coccolato come se fosse un figlio, per poi risputarlo via con sentenze troppo affrettate e ingenerose. La delusione per vedere partire via un importante calciatore, nato a Castellammare di Stabia in provincia di Napoli, per andare a giocare proprio nella società forse più “odiata” dal tifo napoletano è stata una delusione troppo grande; ma prendersela esclusivamente con l’attaccante della nazionale, per partito preso, è una scelta troppo cattiva e poco condivisibile. De Laurentiis lo avrebbe voluto vendere ad occhi chiusi ai russi del Rubin Kazan per una cifra vicina ai 25 milioni, ma il giocatore (e soprattutto l’uomo) ha rifiutato una destinazione denigratoria per una carriera in grande ascesa.
E allora a confermare ancora di più l’ipotesi (ormai fatto constatato) della volontà del Napoli di liberarsi dell’attaccante, è arrivata, ieri sera all’interno della trasmissione Speciale Calciomercato condotta da Michele Criscitiello, una rivelazione dell’ex ds del Palermo, Walter Sabatini, che, parlando dell’affare Cavani, fa capire tutto su quale fosse la priorità della società partenopea: “Con il Napoli si parlava già da tempo di una trattativa per Cavani. Ad un certo punto Bigon mi propose uno scambio con Quagliarella”. Ormai è risaputo che Fabio, sin dal suo arrivo al Napoli, ha trovato un ambiente non facile, uno spogliatoio ostile dove il gruppo dei sudamericani cozzava con la personalità dello stabiese e un allenatore che lo impiegava male e con il quale il feeling si era consumato da tempo. I rapporti erano logori e, certamente, il Napoli non ha fatto nulla per tutelare quello che era un beniamino dei tifosi.
Il trattamento ricevuto da De Laurentiis (che da giugno aveva dichiarato che l’attaccante non era incedibile), poi, fa capire quanto davvero il presidente ci tenesse a non farsi scappare un calciatore come Quagliarella e le dichiarazioni del numero 1 partenopeo, unite al suo atteggiamento, pochi giorni dopo la cessione alla Juve non hanno aiutato certo l’addio senza frizioni e incomprensioni da Napoli: “La cessione di Quagliarella ha fatto piangere i nostri tifosi? Beh, forse avranno pianto di più quelli della Juventus alla fine della partita con il Bari”.
Il 22 febbraio 2010, inoltre, De Laurentiis fu pizzicato in tribuna a Siena mentre si fece sfuggire un poco signorile “Quagliarella non vale un c…”, rettificandolo poi in “Quagliarella si fa il mazzo”. Oppure quando il presidente napoletano affermò che la mancata qualificazione alla Champions League nella passata stagione era da imputare a Quagliarella, reo di essersi fatto squalificare per tre giornate contro il Parma. Certe volte ci vorrebbe maggiore buon senso, soprattutto da parte di chi ha un forte potere. La rivelazione di Sabatini, insieme ad altri palesi segnali, potrebbe far capire, una volta per tutte, ai tifosi napoletani ancora irritati che l’addio di Quagliarella non significa un suo tradimento, che non c’è mai stato. E’ evidente che il primo a voler tagliare il rapporto lavorativo con il numero 18 della Juve è stato proprio il Napoli. La speranza è che, prima o poi, venga finalmente fuori la verità su questa vicenda. Fabio merita più rispetto, meno offese e meno striscioni antipatici. E’ un gioco al massacro che deve finire (fonte Tuttomercatoweb).
e tratto da Azzurrissimo
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