Lucarelli: Al nord non avrei avuto tanto calore

Accarezza il ginocchio sinistro. “Dopo l’operazione ho pensato soltanto a vincere la sfida. Stabilirò io quando smettere, non deciderà un infortunio per me”. I nove minuti in Coppa Italia contro il Bologna hanno restituito il calcio e il sorriso a Lucarelli dopo quattro mesi. “So che giocherei soprattutto se il Napoli si trovasse in difficoltà e allora spero di essere utilizzato il meno possibile”,
Martedì gli applausi erano per lei o Lavezzi?
“Per lui che usciva, credo. Ne avevo ascoltato altri, poi ho visto Cavani alle mie spalle”.
Sensazioni?
“Sono abbastanza sfrontato e a questa età mi manca soltanto mangiare il fuoco, però al San Paolo ero emozionato. Ora devo recuperare il ritmo e qui non è facile. Quanto corrono, i nostri: sembrano posseduti. Non sono abituato”.
Recupero record a 35 anni.
“Ho aggredito la riabilitazione. Per quattro mesi mi sono allenato sette ore al giorno con il fisioterapista Rosario D’Onofrio. Appena arrivato, avrei potuto mai fermarmi per un infortunio dopo 48”? Ho vinto la sfida anche perché sono a Napoli”.
Cosa ha trovato qui?
“Staff medico e tecnico di prim’ordine. Sostegno di compagni e dirigenti: la società non ha cercato un altro attaccante perché la squadra filava. E poi il clima: il caldo aiuta a superare questi infortuni”.
A quando il primo gol?
“In altre stagioni fissavo l’obiettivo: magari 20 reti. Qui ho un particolare ruolo, accettato per la stima verso Mazzarri”
Alternativa a Lavezzi e Cavani.
“Stare dietro a due così non è un insulto. Accettano i miei consigli, da fratello maggiore”.
Sono due fenomeni?
“Studiano da fenomeni. Cavani ha numeri straordinari, però impari a gestirsi: corre tanto e a volte sotto porta non è lucido. Lavezzi ha forza fisica abbinata a tecnica e corsa: riesce a fare tre progressioni in pochi minuti, io resterei imballato per un mese”.
Da del ”tu” al concittadino Mazzarri?
“Del ”lei”: rispetto i ruoli”.
Mai litigi tra voi?
“C’è un rapporto pulito. Ci siamo anche mandati a quel paese, però raramente c’è stata diversità di vedute”.
Al primo posto in classifica c’è Allegri, altro livornese.
Massi è stato mio compagno a Padova. Lui allena, io gioco ancora: mi sono fatto vecchio”.
Il Napoli riuscirà a sorpassare il Milan?
“Scudetto? Difficile. Sogniamo a fari spenti”.
La squadra è da primo posto?
“Siamo 23 soldati pronti a tutto. C’è una grande compattezza che spesso ci consente di vincere nei minuti finali. Dal punto di vista tecnico non siamo così inferiori alle big: solo nel Milan, quando esce un attaccante, entra Cassano”.
Da fratello maggiore, dia un consiglio ai compagni.
“L’ho dato qualche giorno fa: dobbiamo saper vincere e mettere da parte la vittoria. Bisogna aver sempre fame, come Paolo Maldini: vinceva in Champions e voleva subito vincere in campionato. È un salto mentale, è la differenza tra una buona squadra e un’ottima squadra”.
Il calcio le piace come vent’anni fa?
“In campo sì, certo. Fuori un po’ meno: troppe telecamere, la partita è diventata il Grande fratello”.
Solo a 35 anni in una grande piazza: perché?
“I miei gol dicono che avrei potuto ambire prima al grande traguardo, ma non piace a tutti chi dice quello che pensa e così si sceglie il ”soldatino”. Ma è meglio il calciatore lobotomizzato e quello con cervello?”
Per il Livorno rinunciò a un miliardo di lire del Torino: lo rifarebbe?
Ho ricevuto applausi per i 120 gol in cinque anni più che per il gesto”.
A Livorno è stato sequestrato l’alloggio popolare di sua madre e ha chiuso il «Corriere di Livorno», il suo giornale.
“Mia madre, con due figli calciatori in serie A, ha continuato ad abitare in una casa popolare: prima, sembrava un merito. Quanto al giornale, non ero editore: finanziatore fino al 2008, quando sono uscito dalla cooperativa per le eccessive perdite”.
Ha capito cos’è il Napoli per Napoli?
“I tifosi ci fanno capire cos’è: una forma di riscatto. La città è straordinaria. Penso a quanta solidarietà vi sia qui. Se cadi per terra, ti aiutano a risollevarti; in città del nord c’è chi magari guarda dall’altra parte”.
Suo figlio Mattia, 12 anni, gioca nel Posillipo: diventerà calciatore?

“Studi anzitutto. Io mi sono fermato alla terza media, la conosco bene perché l’ho fatta due volte. Sono autodidatta”.
Lei che farà a fine carriera?
“Ho il 12,5 per cento della Carrarese in Seconda divisione. Secondo qualche presidente potrei fare il dirigente, però Mazzarri mi ha fatto innamorare del mestiere di allenatore”.
La prima cosa che farebbe in panchina?
Prenderei i due giocatori di una squadra retrocessa. Io vengo dal Livorno, ad esempio.
Allegri, Mazzarri e Lucarelli: tre livornesi avversari un giorno per lo scudetto?
“Sarebbe divertente. Però Mazzarri è di San Vincenzo, livornese un po’ annacquato”.
Francesco De Luca (Il Mattino)

ilnapolista © riproduzione riservata