Perché Cavani ha cambiato le scarpette?

Al San Paolo, stasera, c’era il pienone delle grandi occasioni, sia fuori che dentro. Il solito carrozzone su cui salire all’indomani di vittorie importanti e bellissime come quella sul Lecce e sulla vecchia signora. Una marea di bambini, che i genitori volevano celebrare un’altra vittoria, mentre parecchi di noi sapevano che avevamo di fronte una partita ostica, difficile, probabilmente persa, meno male che il punticino lo abbiamo portato a casa. Insomma, sono arrivata allo stadio che me lo sentivo, lo avevo pure detto, ero un po’ scazzata per il futuro pareggio nell’aria, perciò quando quell’energumeno coi due amici smilzi si è seduto nei posti degli abbonati amici miei mi è scattata la molla da possesso posti, quella su cui mi aveva punzecchiata Trapani ieri per invogliarmi ad esserci. E già. Glie l’ho detto con cortesia che stavano arrivando gli abbonati, glie l’ha detto pure mio marito e persino quello della fila avanti che ormai ci conosce, gli amici smilzi hanno fatto per alzarsi, ma quello niente, anzi, con tono da sbruffone ha fatto un cenno con la testa ed il muso brutto a dire “quando vengono poi si vede”. Quando sono arrivati, perciò, l’ho toccato duro sulla spalla a fargli cedere loro il posto. Quando sono rissosa non mi sopporto, epperò mi ci sento costretta, a volte. Mi fanno incazzare, i tipi così, che girano a cercare il posto che preferiscono sperando di fare agli spettatori paganti lo stesso servizio che Marchionne ha riservato agli operai di Mirafiori. Proprio non lo sopporto. Insomma, la partita è iniziata tesa, eppure mi sembrava che i nostri fossero entrati motivati. È stato un peccato, ci sta tutto, ma resta un peccato. Un primo tempo penalizzato dall’assenza di Marek, con il carapace Sosa a muoversi a rallenty con le zampe storte su almeno dieci palle. Con un primo tempo così il secondo, quando i Viola avevano ormai smesso di giocare, era già compromesso. Lo sapevo in partenza sarebbe finita così, certo, però un paio di appunti devo proprio farli. Uno al Napolista: non si danno notizie come quella sull’assenza di Hamsik e sulle statistiche a noi sfavorevoli. Ti rovinano l’umore e la fantasia. Ti fanno entrare in campo che sai che è vero, che potresti non farcela, insomma, rovinano lo spogliatoio persino sugli spalti. Due, a Cavani: scarpette vincenti non si cambiano. E per quanto le sue, arancioni, fossero bellissime da vedere, dall’alto della Posillipo, mi hanno fatto pensare ad un rito non rispettato, al piccolo particolare fuoriposto che però può fare la differenza. Tre, a Lavezzi. Pocho, dove sei? E non ditemi che è prezioso anche così perché chi ci crede davvero alzi la mano. Quattro, a chi dice che Sosa può crescere e che può sostituire il mio adorato Marechiaro. Non discuto delle capacità tecniche del giocatore, non mi ci addentro proprio, ma Zoza è di una lentezza che ti acchiappa allo stomaco e non ti molla più, inadatto ad un campionato come quello italiano, al nostro calcio in generale. Per noi, semplicemente, il Principito non va bene. E mo’? Aurelio, che farà? Per quanto riguarda me, sto bene, in salute, intendo, grazie, l’incazzatura e la delusione mi hanno guarita. Aspettiamo di vedere domani cosa succede e se saremo ancora secondi da soli o avremo compagnia. Voglio solo restare ancora un po’ lassù. Forza Napoli. Sempre.
di Ilaria Puglia

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