Aurelio, punta sull’estero e sui giovanissimi tifosi

E’ proprio vero, il mondo cambia, si evolve, nuove tecnologie si sviluppano in tutti i campi.Non sfugge a questa logica, il mondo del calcio,”scosso”sempre alla base da scandali societari e non, ma sempre pronto a cogliere nuove opportunità di commercializzazione. Negli anni 70 e 80 le società di calcio riuscivano ad autoalimentarsi grazie ai proventi che derivavano dai botteghini e dagli  abbonamenti (in questo campo il nostro Napoli batteva tutti i record possibili) . Erano questi gli ”strumenti economici”principali delle società calcistiche per costruire le proprie rose calcistiche e per ricavare “fonti di guadagno” adeguate per il sostentamento delle società di calcio(aldilà del mecenatismo di alcuni presidenti). Lo sviluppo di nuove tecnologie negli anni 90 ha portato ad un rapido ed  inesorabile dominio economico delle Tv private, che hanno trasmesso inizialmente sui canali Tele+ e Stream le prime partite in diretta della nostra serie A. Le società hanno iniziato “la rincorsa” alla conclusione dei contratti tv (ricavando migliaia di euro dalla vendita singola  dei diritti alla trasmissione dei match di campionato delle proprie squadre). Presidenti poco attenti e lungimiranti hanno “dilapidato”in poco tempo tale patrimonio,convinti del fatto che tali entrate durassero all’infinito. Fin dagli anni ‘90 dunque, i diritti delle partite del Campionato di Serie A e B hanno rappresentato una voce rilevante, di costo per gli operatori TV a pagamento, e di ricavo per le società calcistiche, in costante crescita.  I diritti in chiaro negoziati dalla Lega Calcio, pari a 180 miliardi lire per il campionato 93-94, hanno raggiunto quota 447 miliardi per il Campionato “98-99.
L’entrata della seconda piattaforma digitale, Stream, e il divieto per la Lega di negoziare congiuntamente i diritti criptati per l’intero Campionato non hanno invertito tale tendenza.  I diritti televisivi e relativi al Campionato di Serie A e B più che raddoppiano, attestandosi a oltre 950 miliardi di lire nel 99-00, a 495 milioni di euro nell’anno successivo.  E’ di questi anni, però, l’inversione di tendenza, dettata da piattaforme a pagamento rese più parsimoniose da bilanci in perdita e target di abbonati mai raggiunti. Nelle successive stagioni, il prezzo pagato da queste ultime si riduce, così, a 340 milioni di euro. Abbiamo, infine tenuto conto dell’esito del contenzioso Sky Italia-FastWeb (relativo alle tariffe 2003-2004). L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha, infatti, ridotto il prezzo all’ingrosso che Sky può richiedere per i propri pacchetti agli altri operatori. La Decisione Monti obbligò Sky Italia a vendere i propri canali alle altre piattaforme ad un prezzo basato sul principio del retail minus, ovvero sul prezzo al dettaglio del pacchetto, ridotto di una percentuale che rappresenti i costi evitati dalla piattaforma satellitare quando vende ad altra piattaforma (marketing etc.). Ora con la globalizzazione e la crescita continua e irrefrenabile delle nuove tecnologie (UMTS,Internet,..) vi sono nuove  e più importanti opportunità di crescita. E mentre i presidenti delle squadre di calcio continuano a “battagliare”sulla riforma dei diritti Tv del campionato di serie A che entrerà in vigore nel 2010 e vedrà la ripartizione collettiva e non più singola degli introiti dei diritti Tv, occorre capire come il ”mercato calcistico” sta ampliando il proprio bacino a livello mondiale. Poche settimane fa il presidente Corioni (che tra l’altro  dobbiamo ringraziare personalmente perché forse ci ha venduto un certo Marek Hamsyk, ad un prezzo basso rispetto al valore dell’atleta che , sono pronto a scommettere, diventerà tra i più forti a livello europeo), intervenendo ad una nota trasmissione radiofonica napoletana, disse che il Napoli, potenzialmente può diventar la prima società al mondo, proprio perché può sfruttare il fatto di avere un bacino incredibile che gli permette di utilizzare quindi le nuove tecnologie in modo completo. A conferma di queste parole basti pensare che vi sono generazioni e generazioni  negli Stati Uniti, che pur non parlando una parola di  italiano, hanno quel forte spirito di appartenenza che li fa sentire a tutti gli effetti napoletani e che tifano Napoli. Quarta in Italia come numero di tifosi, la società azzurra,grazie alla saggezza e alla competenza in questo campo del Presidente Delaurentiis, troverà tutte quelle risorse di cui necessita per rilanciarsi a livello mondiale e per autofinanziarsi.Il fatto di riscuotere già grossi consensi nel campo di merchandising (vanno a ruba le maglie del Napoli) e di stabilire spesso il record di paganti in serie A anche in questo campionato, non sono altro che la base di questo processo di crescita. Lo stadio virtuale, in altre parole, non è altro che un grosso “contenitore”che raccoglie i tifosi in tutto il mondo e li fa sentire protagonisti, sia dando loro la possibilità di vedere i match della loro squadra del cuore, sia a contribuire direttamente all’economia e al fatturato della squadra.E’necessario quindi ottimizzare la vendita all’estero dei diritti del campionato di calcio di serie A e di investire in mercati,quali quello cinese e americano,in piena crescita.Un altro aspetto significante, sarà anche quello di “catturare”le nuove leve del tifo(i 14-15enni),che troppo spesso,soprattutto nell’Italia del Sud, tifano per le squadre del Nord(forse proprio  questo è il  motivo che fa “scivolare”il Napoli al quarto posto in Italia come numero di tifosi). In conclusione, possiamo esser fiduciosi che  il Napoli crescerà sempre di più , parallelamente sul piano tecnico e societario,per far felice lo sterminato e unico popolo azzurro.

Giovanni Roma

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