Che Edinson ci illumini

Mi fido di Cavani, mi ci affido, anzi. La mia fede si nutre di lui. Vabbè, lo so, potrà sembrarvi esagerato, ma il solo guardarlo mi illumina. Mi piace guardarlo in campo, mentre, a volte, gioca in maniera tranquilla, senza cercare mai i contrasti (con quelle due gambette sottili che si ritrova, d’altra parte, sa che li perderebbe), non sfonda mai, difende benissimo, corre su e giù per novanta minuti, a volte mi fa arrabbiare quando non si fa trovare pronto in area perché è sempre di copertura dietro. Epperò.
Nella partita contro il Lecce mi ha ricordato per molti versi Gerrard e quello che ha fatto per i suoi nella partita di Europa League contro il Napoli. Noi mantenemmo il vantaggio per 75 lunghissimi minuti, poi arrivò lui e prese i Reds per mano per poi massacrarci con un 3-1 che ci tolse il fiato per giorni.
Ebbene, quando scatta la Zona Napoli, la sensazione è proprio quella di un raggio di luce che scende sul nostro alieno e che, per qualche motivo sconosciuto ai più, gli mette in corpo una forza che lo rende trasfigurato. Provate a guardare il suo viso, i lineamenti. Io lo faccio sempre quando rivedo i servizi in tv. È come se fosse posseduto, ma da una forza buona, un’energia che lo riempie e lo fa volare, correre, gli fa credere che tutto sia possibile e lo mette in grado di realizzare l’impossibilità. Credo fermamente che se qualcuno provasse a chiedere ai giocatori avversari di guardarlo in faccia nei quindici minuti finali delle nostre partite, tutti resterebbero sbalorditi dall’espressione dei suoi occhi. Ed il vero portento è che tutta questa energia è così contagiosa da riuscire a trascinare tutti gli altri, panchina ed allenatore inclusi ed a travolgere tutto ciò che c’è tra loro ed i tre punti. E ditemi voi se non si tratta di un miracolo questo.
Vorrei che la forza di Edinson ci illuminasse tutti. Vorrei che in tutti noi, felici o scontenti, depressi cronici o ottimisti, si insinuasse, attraverso le crepe che tutti portiamo nelle rispettive cortecce, un senso di possibilità, di calore puro, di forza travolgente, energia. Qualcosa che ci facesse svegliare la mattina, tutte le mattine, e ci facesse sorridere solo perché siamo di nuovo in piedi, nonostante tutto. Credo sia questo l’augurio migliore per il nuovo anno. Se non fosse che gli evangelici non credono ai santi per cui non festeggiano gli onomastici, cosa che per me è imprescindibile, mi convertirei domani stesso, la notte della Vigilia. Mi metterei con un santino con la faccia di Cavani sotto l’albero di Natale e gli raccomanderei la mia anima. Chiederei a tutti i commensali di recitare un Cavani Noster per ingraziarci gli dei del pallone. Io dico che è anche grazie a lui e alla sua “fede”, parola che mi fa paura ma che a lui lo fa commuovere quando ne parla durante le interviste, che lo spogliatoio si sia trasformato in squadra, che siamo al secondo posto, lassù, a meno tre punti dalla vetta e che possiamo sperare in un traguardo diverso dalla Champions. Io non ci credo a quella cosa, non voglio neanche pronunciarlo il nome, ho paura, sono scaramantica e penso che sia troppo osare fin lassù. Per me la Champions sarebbe già una cosa meravigliosa. Insomma, non succede, ma se succede io davvero divento evangelista. Ve lo dico oggi, all’antivigilia del Natale.
Sotto l’albero, domani, spero troviate tutti gli oggetti di cui avete bisogno o che desiderate di più, quello che volete, insomma. Non vi auguro un anno di serenità. La serenità non appaga. Io preferisco la felicità, quei brevi, brevissimi momenti che se riesci a viverli con assoluta consapevolezza ti ripagano di tutti i dolori e gli sforzi che hai sopportato per anni. Per me quegli istanti che seguono alle vittorie del Napoli dopo il novantesimo sono attimi impareggiabili, di puro azzurro, di pura ed estatica felicità, lacrime agli occhi e mani che tremano dall’emozione. Ecco, vi auguro e mi auguro solo quelli. Buon Natale napolista a tutti. Buon azzurro. Godetevi il secondo posto in classifica fino alla Befana. E Forza Napoli. Sempre.
Ilaria Puglia

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