Il furore napolista
mi ha fatto tornare tifoso

Non sono un “malato” di calcio. E rientro probabilmente nella categoria più invisa ai tifosi veri: quella dei simpatizzanti che sono felici quando le avventure del Napoli vanno bene, e non si dannano quando invece vanno male. Forse un “tifoso” napoletano del genere merita meno amicizia di uno juventino, e sono perfettamente cosciente del fatto che le folgorazioni da vetta della classifica non giovano, perché rientrano perfettamente nello schema del tifoso “chiachiello”. 
La verità è che ero tifosissimo da guagliunciello, quando giocavo a pallone davanti al cancello di casa, replicando con i miei amici dai piedi storti le azioni di Maradona e Careca subito dopo averle viste a 90° minuto. E così per ore, finché mamma chiamava, annunciando che avrebbe riscaldato la pasta al forno avanzata dal pranzo domenicale, per poi porla come infame riscatto: “Prima però ti lavi!”. 
Poi c’è stato un incidente in motorino, per fortuna non grave, ma abbastanza da non poter più giocare a pallone con gli amici. E così il calcio per me è diventato un tabù: quello tipico che si sviluppa negli adolescenti che non impazziscono per ciò che non possono fare. Non amo quelle rose che non colsi, dice il poeta. Ecco, a me è successa proprio una cosa del genere. E contemporaneamente, crescendo, ho sviluppato anche una cordiale antipatia per la categoria del tifoso: perché mi sono ritrovato incapace di decifrarne e comprenderne gli eccessi. Ma anche questo è stato un evento occasionale, perché la passione vera, e io ne ho altre, non si assopisce per cose del genere. Diciamo che la disavventura ha solo svelato l’inconsistenza della mia passione calcistica. E tant’è.
Una certa forma di riavvicinamento c’è stata solo adesso, a 33 anni (occhio alla Pasqua), e solo grazie al furore napolista di Max Gallo. E quindi non posso non pensare a lui – e di conseguenza a voi – quando leggo i risultati delle partite. Ebbene, di fronte a questa nuova ed embrionale forma di partecipazione, questa è la preghiera del webmaster: non confondetemi con l’ipocrita che si riscalda al fuoco dei successi, né con l’opportunista che vuole dividere la gioia con voi. Volevo solo dirvi che vi leggo –
articolisti e commentatori –, che vi seguo, e che date a un napoletano a Roma quel po’ di Napoli che serve e forse pure basta a non dimenticare da dove si viene. Tra tanta cronaca puzzolente ne trovo qui una colorata e allegra. Vedervi lassù in cima, insomma, è davvero un bello spettacolo. Tanto dovevo a voi, e un po’ a me. Forza Napoli.
Francesco Nardi (‘o webmaster)

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