Cinque motivi per non fischiare Quagliarella

Primo, perché è napoletano, e i napoletani non si fischiano, soprattutto se si fanno onore all’estero (e Quagliarella si fa onore, nove gol, senza rigori, non sono proprio pochi); secondo, perché è un giocatore vero (come direbbe Max), gol mai banali e spesso straordinari; terzo, perché non è un traditore, non si sta in paradiso (e il Napoli è il Paradiso) a dispetto dei santi; quarto, perché ha accuratamente (e direi signorilmente) evitato ogni polemica con la società (che pure non lo ha mai difeso né tantomeno elogiato, nemmeno dopo il mondiale) e così con i compagni di squadra (che lo hanno praticamente espulso, a torto o a ragione); quinto, perché applaudirlo anziché fischiarlo chiuderebbe per sempre il tormentone, con quel tanto di signorilità che non guasta.
Confesso, non lo sogno né temo, come molti, l’irreparabile (sappiamo cosa) ma mi manca, mi mancano i suoi gol, che erano gol azzurri, più azzurri degli altri; vederlo con la maglia a strisce bianconere mi dà nausea (come mi danno nausea tutte le maglie a strisce verticali) e ad ogni rete il cuore sanguina.
Sarei disponibile anche al compromesso, cioè ignorarlo, ma sarebbe come fischiarlo, anzi peggio; meglio allora applaudire, ricomporre la frattura, invitarlo ad un saluto come si fa con gli ex cui si è voluto bene (ma a Quagliarella si è voluto veramente bene?).

Mimmo Taglialatela

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