La tessera è fallita, come il mix tra i gruppi di tifosi

Condivido ciò che ha scritto Ilaria Puglia riguardo il realismo nel gestire il tifo avversario negli stadi italiani. La tessera del tifoso è un fallimento. Oramai lo diamo tutti per scontato perché i risultati dopo due mesi e rotti di campionato sono sotto gli occhi di tutti e uguali per tutti. A tutte le latitudini, per tutti gli stadi dal grande al piccino. La tessera del tifoso non è più un oggetto di discussione perché in merito non c’è più niente da dire. Semmai constatare che il progetto ha tirato le cuoia ed il calcio deve tirare invece a campare. La tessera del tifoso è un fallimento: le conseguenze di questo fallimento, ovvero l’invasione ospite dei settori non riservati agli ospiti, vanno gestite con prudenza e intelligenza. Senza rifugiarsi nell’utopia. E ve ne sono di pericolose. Una in particolar modo, la più ricorrente. L’utopia del francescanesimo del rugby che di suo non ha problemi di grandi numeri e dunque di violenza come tutti gli sport minori. L’altra utopia è la Legge. E’ una sciocchezza far entrare in altri settori tifosi dell’altra squadra, prima provocazione, nientemeno che a partita iniziata, di tutti gli insulti il più grave. E’ come se al cinema a film iniziato ti passassero nella fila avanti odiose famiglie unite. Di quelle che al cinema non vanno ognuno per fortuna perso dentro i fatti suoi. Chi non trova il numero del suo sediolino, chi non sa mettere gli occhiali 3d, chi vuole capire chi sta dicendo per cosa. Farli entrare nel cinema della tua gara poi avendo persino un settore ospiti vuoto fa proprio l’effetto Titanic, degno simbolo di grandeur ed affondamento. Con le scialuppe di salvataggio poche e pure vuote. Mentre in nome della legge devi solo annegare. Si può salvare il salvabile ovviamente. Se si affronta la realtà senza volerla fregare con altri scopi, si può quasi sempre. La massa puzza, scarica, non fa amicizia in generale, non fa amicizia allo stadio. “Amici di nessuno” è la più grande verità possibile dopo “la palla è rotonda” che ci si possa raccontare. Se si accetta finalmente che il calcio sia la massa che continua se stessa pagando pure il biglietto, allora sarà possibile affrontare la questione stadi per com’è. Una mera questione di traffico e non una domenicale rottura di palle chiamata redenzione sociale. Gestire il traffico come si fa nei centri urbani affollati. Prendere qualche targa di tanto in tanto. Fermare soltanto per poi far passare. Capire l’asocialità di bene e male, le regole come mezzo e non come fine. Capire che è centrale la macchina e il suo spostamento, non il regolamento. Se necessario, sparire.
E la tessera del tifoso non fa questo. Ricorda De Vico in Totò Truffa. Ha trovato un impiego soltanto. Contare i tifosi, non farli contare. E questa è una truffa. Contare i tifosi è andare a Venezia e fermare tutto per fare altro. Contare i tifosi è contare i piccioni.
di Vincenzo Ricchiuti

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