Quando in Irlanda
non arrivò l’arbitro

La mediocre partita della Nazionale in Irlanda è riuscita a creare momenti di distrazione, davanti allo schermo. Quando il gioco è sterile e senza spunti, può succedere che si pensi ad altro. Così alla “diretta” si sono sovrapposti i ricordi di una partita giocata a Belfast nel lontano 1958. Un’altra sfida tra irlandesi e italiani per la qualificazione ai mondiali. Un confronto che ebbe risvolti singolari e che riguardò anche il Napoli, con tre azzurri convocati dal d.t. Alfredo Foni: il portiere Bugatti, il mediano Posio e Bruno Pesaola. Più che un incontro di calcio, si trattò di una specie di romanzo giallo. A Belfast l’arbitro designato non arrivò, causa nebbia all’aeroporto di Londra. Gli italiani rifiutarono l’offerta d’un arbitro di casa ma dovettero ugualmente scendere in campo: la partita sarebbe stata un’amichevole. Si doveva giocare, perché la numerosa folla sugli spalti (più di 50mila persone) reclamava lo spettacolo. E lo spettacolo ci fu. Non tanto ai fini del risultato, un pareggio per 2 a 2. Ma per la “corrida” che si scatenò in campo per la dura aggressività dei calciatori irlandesi. Il primo a cominciare fu McParland, che si scagliò contro Ottavio Bugatti. E subito fu caos: botte, calci, spintoni e cazzotti. Ripresa del gioco e nuovi scambi di brusche “cortesie”, finché anche parte del pubblico decise di partecipare alla giostra e invase il campo, accanendosi soprattutto contro il difensore Ferrario. L’arbitro irlandese faceva finta di niente… Si giocò di nuovo dopo un mese e l’Italia fu sconfitta per 2 a 1, rinunciando così ai mondiali di Svezia. Sarebbe bastato un pareggio ma ben presto si capì che la formazione italiana, disomogenea e poco concreta, avrebbe molto penato. Il campo, poi, era una palude di fango. Dei tre calciatori del Napoli tornò in campo solo Bugatti. La Nazionale scontò le idee particolari di Foni, difensivista a oltranza e anche privo di buoni attaccanti. Foni fu il teorico del “catenaccio”, aprendo un caldo dibattito tra chi lo apprezzava e chi invece detestava quel modo di giocare, che sacrificava lo spettacolo. Giocarono,dalla parte italiana, ben quattro oriundi: Ghiggia, Schiaffino, Montuori e Da Costa. Le critiche che piovvero su queste scelte non fecero da contraltare a un buon risultato. Per i tre azzurri del Napoli, si trattò comunque di un meritato riconoscimento: Bugatti era un gran portiere, elastico e attento. Posio, un mediano di costruzione che giocava con acume e piedi buoni. E Pesaola era un protagonista del calcio italiano in quegli anni. Nel ’57-’58 il Napoli fu quarto, con Amadei in panchina e Vinicio goleador con 21 reti.<em> </em><strong>Mimmo Liguoro</strong>

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