Fassone: tra un anno il via a Napoli Channel

Marco Fassone, direttore generale del Napoli da due mesi: un torinese doc, una realtà come Napoli e un presidente che vive e lavora a Roma. Complimenti, se l’è cercata…
«Nessun problema, l’assicuro. Primo perché De Laurentiis vive il mondo e lo gira, la sua è una cultura internazionale. Secondo perché da torinese mi trovo bene. Terzo perché oggi tutti i manager professionisti devono essere flessibili: chi ci riesce e si adatta subito, è bravo».
Alla Juve era terminato un ciclo, ma perché proprio il Napoli?
«Un giorno De Laurentiis mi chiama e mi dice: vuoi fare il direttore generale del Napoli? I tempi non erano ancora maturi, ma quell’approccio fu fondamentale. Fino a quando non ho accettato l’incarico, mi è sempre piaciuto immaginarmi a capo del Napoli».
C’entra anche la storiella che qui si può crescere come da nessuna altra parte?
«C’entra eccome! È uno dei motivi per i quali alla fine ho detto sì a De Laurentiis: tra le cinque squadre più forti del nostro campionato, il Napoli è quella che possiede i margini di miglioramento più ampi».
Lei dietro la scrivania, Mazzarri e la squadra in campo: il presidente ha scelto gli attori giusti?
«Il Napoli deve seguire una linea di crescita esponenziale e assestarsi tra i primi quattro club in Italia. Se ci riusciremo, probabilmente De Laurentiis avrà visto bene».
Ha trovato una società gestita per cinque anni da un padre-padrone (Pierpaolo Marino, ndr), ma che comunque aveva centrato i suoi obiettivi.
«Vero. Appena sono arrivato, ho studiato, ascoltato e capito. Quello che funziona altrove e che fa parte del tuo bagaglio di esperienza, non è detto che funzioni sempre. A Napoli mi sono dato tre priorità. Primo: potenziare e perfezionare la centralità sportiva, ovvero integrare quei piccoli dettagli che spesso fanno la differenza. Secondo: pianificare il progetto dell’attività giovanile con la creazione di un nuovo centro. Terzo: sviluppare al massimo la comunicazione, un lavoro che sfocerà entro il prossimo anno con l’apertura di un canale televisivo dedicato al Napoli».
È difficile fare calcio a Napoli?
«A Napoli e ovunque la crescita di un club transita attraverso i ricavi del club. Qui la struttura è snella e piccola, ma si lavora tanto e bene. A fine campionato scorso, il club risultato quinto in Italia per fatturato, sesto in classifica e quarto per bacino d’utenza: questa deve essere la nostra piattaforma per crescere, e per crescere bisogna consolidarsi e potenziarsi a tutti i livelli».
De Laurentiis vuole ispirarsi al Barcellona, dalle parole del dg si intravede una società modello interamente proiettata al futuro.
«Oggi il Napoli secondo in classifica viene visto ancora come una sorpresa. In tempi non lunghi vorremmo far aumentare la considerazione generale verso la nostra squadra. Oggi essere lì è una sorpresa, domani dovrà essere una costante».
A proposito, siete secondi in classifica: se l’aspettava?
«Sinceramente no. Ma Bigon ha lavorato bene sul mercato e Mazzarri sta facendo altrettanto sul campo. Credo che questa squadra sappia garantire qualità nel tempo».
Cioè, sta dicendo che si può restare secondi.
«Calma, non ho detto questo. Le statistiche dicono che le big quest’anno hanno avuto una partenza più lenta rispetto al passato. Io dico che il nostro rendimento sarà costante, sulla posizione di classifica non mi sbilancio. Almeno adesso».
Per crescere, guardate anche oltre i confini?
«Naturalmente sì. Abbiamo interessi capillari, non solo locali. La conquista del mercato internazionale è un’impresa difficile ma non impossibile. Per riuscire, innanzitutto, bisognerà avere una visibilità europea costante, quindi essere sempre presenti nelle coppe. Il Napoli è molto seguito in Sud America e anche nei paesi arabi: in estate l’emittente Al Jazeera ha mandato la nostra partita di Europa League anziché quella della Juve. Una ragione ci deve pur essere, no?».
Molti manager fanno del bilancio un’ossessione.
«Io devo garantire che il club abbia un utile. Ricordatevi che il fair play finanziario scatterà nel 2012 e chi non sarà in regola resterà fuori dalle coppe».
Cosa le piace di Napoli?
«La napoletanità è molto istinto, molta passione. È una partecipazione difficile da spiegare, ma che trasmette una grande voglia: qui le sfide sono più ardue ma anche più belle».
Le manca Torino?
«A Torino vivono tutta la mia famiglia e mio figlio: mi mancano loro».
E la Juve le manca?
«Un capitolo fondamentale, lì mi sono costruito come manager. Ho cercato di portare a Napoli il meglio di quello che ho fatto nella Juve. Non dimentico le cose belle, ma ho voltato pagina».
Angelo Rossi (Tuttosport)

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