Allegri giocò nell’ultimo successo rossonero

Arriva il Milan e, toh!, chi c’è sulla panchina rossonera? Massimiliano Allegri! Giocò nel Napoli la partita dell’ultimo successo rossonero al “San Paolo”, campionato 1997-98, dodici anni fa. Il Milan vinse (2-1) con i gol di Leonardo e Ganz, gli azzurri andarono a segno con Bellucci. Fu il Napoli di una devastante stagione e di una vergognosa retrocessione. Quattro allenatori (Mutti, Mazzone che se ne andò per disperazione, Galeone, Montefusco) per finire in serie B vincendo appena due partite e perdendone 24. Allegri arrivò dal Padova. Aveva 30 anni, centrocampista elegante, giramondo in otto squadre, dal Cuoio Pelli nei Dilettanti, al Livorno, al Pisa, al Pavia, al Pescara, al Cagliari, al Perugia, al Padova. Il Napoli era una consorteria di giocatori improbabili e assi in disuso: Asanovic, Crasson, Protti, Goretti, Stojak, Calderon, Giannini, Pedros, Prunier, raccolti nella più folle campagna-acquisti di tutti i tempi. Contro il Milan, Allegri giocò 67 minuti e fu poi sostituito da Longo (in panchina Galeone).
Napoli-Milan, una lunga storia. Incredibile ricordo del pomeriggio di maggio di due anni fa. Era il Napoli di Navarro, Contini, Domizzi, Mannini, Garics, Savini e del Pampa Sosa. Non ci sono più. Quella banda del ritorno in serie A, sotto la saggia guida di Edy Reja, dissolse il Milan al San Paolo (3-1). Era un Milan con Kakà, Pato e Seedorf, sulla panchina Ancelotti. Un gol di Hamsik, un rigore di Domizzi, un gol di Garics e il Diavolo fu preso per le corna. C’erano già Lavezzi, Pazienza e Gargano. C’era Zalayeta che aveva sistemato l’Inter (1-0). Al San Paolo era stata sistemata anche la Juventus (3-1) con i discussi rigori di Domizzi. In casa il Napoli fece un bottino di undici vittorie.
Torna un altro Milan con le magìe di Ronaldinho e i tentacoli di Ibrahimovic. C’è un altro Napoli che si batte in Italia e in Europa. C’è questa sfida legata a una lunga tradizione di confronti che ha avuto il suo apice al tempo di Maradona e dei tre olandesi di Sacchi, in ballo lo scudetto.
Le cifre parlano chiaro: sul campo del Napoli, grande equilibrio. Una sola vittoria degli azzurri più del Milan (22 a 21), diciannove i pareggi. Vinicio, Nordahl, Maradona e Van Basten con 5 reti i cannonieri delle sfide a Napoli. Van Basten, il cigno di Utrecht, scatenato in una sola partita: quattro gol nel 5-1 del Milan a Fuorigrotta nella porta di Giovanni Galli (1992-93, Maradona non c’era più). Vinicio due volte a segno con una “doppietta”, come Nordahl. Con 4 reti: Sallustro, Virdis, Rivera. Con 3 reti: Vojak, Savoldi, Carnevale, Careca.
Al primo scontro, il Milan vinse a Napoli (2-1). In maglia azzurra personaggi indimenticabili: Pippone Innocenti e Pirandello sulla linea dei terzini, i fratelli Ghisi che erano nati a Tripoli, Sallustro primo idolo. Era la stagione 1927-28, il campionato di serie A diviso in due gironi. Ma quando cominciò il girone unico (1929-30), il Napoli batté il Milan (2-1) con i gol di Buscaglia e Sallustro. Era il Napoli di mister Garbutt, uno squadrone che frequentava l’alta classifica. La storia cominciò così e cominciò bene.
Il Milan l’aveva fondato un gruppo di inglesi in una fiaschetteria milanese di via Berchet e cominciò a giocare al Trotter, una zona dove sarebbe sorta la stazione di Milano. Sul campo di Porta Monforte diventò una delle formazioni di punta del calcio italiano agli inizi del ‘900. Tre volte campione d’Italia (1901, 1906, 1907) quando il campionato era poca cosa e si giocava sbrigativamente fra poche squadre. Giocandosi la serie A a girone unico dal 1929, il Milan si “affacciò” allo scudetto a partire dagli anni Cinquanta con il formidabile trio svedese (Gren, Nordahl, Liedholm), il primo Buffon della storia in porta e un tecnico straniero, l’ungherese Lajos Czeizler.
Quel Milan era una furia devastante. Tecnica raffinata e potenza atletica. Il Napoli non ebbe col Milan la rivalità che si accese subito con l’Inter (per i confronti fra Sallustro e Meazza) e con la Juventus (subito squadra-padrona). Il Milan del trio svedese dette spettacolo al Vomero con lo straordinario 5-3 del campionato 1950-51. Vultaggio rimase aggrappato alla maglia di Nordahl per trenta metri e il “pompiere” svedese andò a segnare nella porta di Casari. Gunnar Nordahl pesava 95 chili ed era alto 1,80. Nonostante la stazza, aveva una vocina sottile con la quale chiamava insistentemente la palla ai connazionali Liedholm e Gren. Quell’anno segnò 34 gol in 37 partite (il Milan fece 107 gol). Cinque volte capocannoniere, 210 gol segnati in Italia negli otto anni al Milan e nelle due stagioni alla Roma. Tornato in Svezia, non dimenticò mai l’Italia e veniva a trascorrervi le vacanze estive. Proprio in Italia, ad Alghero, dov’era in vacanza con la moglie Ingrid, fu stroncato da un infarto mentre nuotava nella piscina dell’albergo “Oasis”. Aveva 74 anni ed era il 1995.
Contro il poderoso Milan degli anni Cinquanta (quattro volte campione d’Italia), il Napoli riuscì a piazzare al Vomero un indimenticabile successo: il 4-2 del campionato 1952-53. Fu il primo anno di Jeppson e del tridente con Vitali e Pesaola alle ali. Cambiò pelle il Milan con gli arrivi di Schiaffino (1954), il più prodigioso dei calciatori uruguayani, e di Josè Altafini (1958), completati dal debutto di Rivera (1960). Era un Milan rilucente di classe che il Napoli riuscì a battere due volte al Vomero. La prima volta con una “doppietta” di Vinicio (2-0), la seconda volta con un gran gol di Pesaola (1-0).
Negli anni Sessanta, il Milan sventagliò un attacco che comprendeva Bruno Mora e Barison alle ali, Dino Sani e Rivera mezz’ali, Altafini centravanti. Dino Sani, brasiliano pelato con accenno di pancetta da dimostrare più dei trent’anni che aveva, era un regista di grande classe. Proteggeva la difesa e lanciava Altafini in gol con palloni filanti oltre i quaranta metri. Quel Milan fu devastante al “San Paolo” nel campionato 1962-63 scaraventando cinque palloni nella porta di Pontel (due di Rivera). Il Milan degli anni Sessanta fu la prima squadra italiana a vincere la Coppa dei campioni (1963) e la Coppa intercontinentale (1969).
Ma indimenticabile resta la vittoria azzurra (3-2) nel torneo 1966-67. Il Napoli schierò: Bandoni; Nardin, Girardo; Ronzon, Panzanato, Bianchi; Canè, Juliano, Orlando, Sivori, Braca. Una squadra con i fiocchi. Allenatore Bruno Pesaola che, l’anno successivo, avrebbe conquistato uno storico secondo posto. Il Milan aveva in squadra Rosato, Trapattoni, Lodetti, Rivera, Prati, Amarildo. Boom degli abbonamenti con 69.036 tessere. Fu la grande giornata di Alberto Orlando. La prima volta rubò il pallone che il portiere Mantovani aveva maldestramente allungato a Santin e filò in gol. Raddoppiò Bianchi con un tiro sotto la traversa. Il Milan accorciò le distanze con un rigore di Rivera (fallo di mano in area di Girardo), ma Orlando andò a segno per la seconda volta su un lancio impeccabile di Sivori. Due colpi di testa di Juliano vennero sventati da Mantovani. Il Milan segnò con Amarildo, mezza sforbiciata da terra, ma non andò oltre.
Gli anni Trenta furono quelli più ricchi di successi del Napoli sul suo campo contro il  Milan (cinque vittorie). Il Napoli furente di Vinicio, al “San Paolo”, non dette scampo al Milan battendolo due volte (2-0 rigore di Clerici e autogol di Turone nel ‘74-‘75; 1-0, rigore di Savoldi nel ‘75-‘76).
Nei sette anni di Maradona, disco rosso al “San Paolo”. Il Milan fu battuto quattro volte, due volte pareggiò, una sola volta vinse nel memorabile sorpasso dei rossoneri che andarono a vincere lo scudetto 1987-88 scucendolo dalle maglie del Napoli. Alla vigilia di quella stramaledetta partita del primo maggio, il pibe lanciò un proclama: “Al San Paolo non voglio vedere neanche una bandiera rossonera, neanche una”. E promise: “Vinceremo due a zero”. Due furono i successi più squillanti: il 4-1 del torneo 1988-89 e il 3-0 del campionato successivo, l’anno del secondo scudetto. Nella goleada del novembre 1988, Maradona si inventò un pallonetto di testa da fuori area che beffò Giovanni Galli. Nel 3-0 del 1989 Carnevale segnò due gol e Diego completò il risultato.
Due secchi successi consecutivi negli anni Novanta. Il gran gol di Di Canio che decise Napoli-Milan (1-0) del campionato 1993-94, la rete di Agostini per la vittoria (1-0) del 1994-95. In quel Milan giocavano Boban, Lentini, Costacurta e lo allenava Capello. Nel Napoli, che Marcello Lippi portò in Coppa Uefa, c’era ancora Fabio Cannavaro, Batman Taglialatela in porta e un attacco niente male: Di Canio, Pecchia, Fonseca, Corini, Policano, ritoccato l’anno dopo col Condor Agostini e col colombiano Freddy Rincon che aveva 45 di piede e inseguiva il pallone per tutto il campo con le sue gambe d’ebano sotto gli occhi divertiti di Vujadin Boskov.
<strong>Mimmo Carratelli</strong>

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