Ma una buona notizia c’è
l’autocritica di Mazzarri

C’è da segnalare una buona notizia nella triste serata di Napoli-Utrecht. Una dichiarazione di Mazzarri: “Onestamente mi sarei fischiato anche io”. Per la prima volta gli azionisti di maggioranza e di minoranza del Napolista si sono espressi all’unanimità, al tavolo di un bar testaccino, nell’amaro dopopartita al gusto di carbonara e baccalà: “Questa è una svolta”, abbiamo sentenziato. Sottotitolo: se non è una svolta, le parole di Mazzarri sono senz’altro una novità. L’autocritica del tecnico arriva dopo due mesi di ostentato ottimismo, pistolotti aziendalisti, difese d’ufficio della campagna acquisti e grottesche giustificazioni sulle cattive prestazioni del Napoli. Ultima, su tutte, l’alibi dell’inesperienza per il pareggio subìto dal Bari da una squadra che ha una delle età medie più alte di tutto il campionato. Per non parlare di tutte le volte che lo scorso anno Mazzarri ci propinava la teoria della sfortuna credendo che il solo fatto di essere napoletani e scaramantici gli consentisse di trattarci come dei “minus habens” ogni qual volta il Napoli toppava una partita. Forse ieri sera l’allenatore ha capito che continuare a bluffare sarebbe stato inutile e dannoso, come sta accadendo con Ranieri, nella bufera per aver dichiarato che la Roma ha giocato bene dopo la disastrosa sconfitta del Bayern seguita ai cinque gol presi a Cagliari.
Mazzarri, dobbiamo ricordarlo, ha dalla sua i risultati e sarebbe assurdo metterlo in discussione. Lo scorso campionato chiuse il girone d’andata al terzo posto, infilò una serie di 13 risultati consecutivi, fino a portarci in Europa League, un obiettivo che io considero modesto, ma che alla luce dell’avvio disastroso di Donadoni non può certo essere rimproverato al tecnico livornese. Il suo bilancio, a Napoli, è di 35 partite, 13 vittorie, 17 pareggi e cinque sconfitte. Non male. Lo scorso anno con lui prendemmo 24 punti in trasferta, quasi quanto i 26 in casa, a dimostrazione di come una squadra senza un gran gioco, ma con buoni talenti ben messi in campo, funzioni meglio quando può operare di sponda. Ed è per questo che azzardo una previsione: vinceremo con la Samp, nonostante tutto.
E allora cos’è che non va, perché siamo pronti a processarlo dopo tre partite andate maluccio? Perché siamo depressi e qualcuno di noi già sogna Lippi? Diciamolo subito. Mazzarri non è un genio, ma è un ottimo allenatore con un grande difetto: è vittima della sindrome del caciucco, quel piatto livornese nel quale tante qualità di pesce creano un gusto stroardinario. Ma se vuoi mangiarlo più di una volta alla settimana, devi alternare i pesci e il condimento, ruotandoli attorno ai 5 pezzi pregiati (tra cui, sarà un caso, c’è il pesce Palombo), altrimenti stanca, rigetta, intristisce.
Al di là della questione Quagliarella, la sensazione è che Mazzarri voglia riproporci lo stesso Napoli dello scorso anno, che fece un buon campionato, ma finisce per propinarci una squadra vecchia, che ripete stancamente i suoi schemi ormai noti agli avversari, non offre soluzioni alternative, non ha corretto i suoi difetti, nei ruoli, nei nodi tattici e che in più stenta a trovare un assetto difensivo stabile che fornisca qualche garanzia in più dello scorso anno.
E’ la stessa minestra, anzi lo stesso caciucco dello scorso anno, ma stavolta ci resta sullo stomaco: manca l’entusiasmo, la grinta, la cattiveria, la speranza di essere più forti degli avversari, la stessa che manca anche a noi tifosi, orfani del sogno di poter soprendere, di avere un asso nella manica, un’idea di gioco che ci autorizzi a sperare di salire almeno un gradino in più dello scorso anno.
La speranza è che la prima vera autocritica di Mazzarri suoni la sveglia innanzi tutto a se stesso, che determini una svolta, che lo costringa a cambiare, anche tatticamente, che lo induca a vestirsi da psicologo per spiegare ai calciatori cose semplici. Per esempio, dire a Gargano che le punizioni le tira meglio Juninho Pernambucano, se ne faccia una ragione, a Lavezzi che stare a destra e basta non significa votare Berlusconi, ad Hamsik che non è più un bambino, può anche fare il regista partendo da più dietro, mamma non lo sgrida, a Maggio che la volata sulla fascia col tacco a rientrare l’ha sgamata pure la nonna mia. Il calcio, in fondo, è una cosa semplice, come disse una volta un filosofo stabiese di nome Fabio.
Luca Maurelli

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