La solitudine di Mazzarri ed Edinson Cavani

Domani è campionato. Il calendario propone Fiorentina-Napoli, una  partita che in passato avrebbe infiammato attese e speranze. La partita. Quella che, ed è  bene ricordarlo,  è al centro di tutte le passioni dei tifosi, santificazione della domenica che se non c’è campionato domenica non è. Ed invece non esiste. Blasi sostituirà Pazienza squalificato, ma che ce frega, l’attenzione è capire se a Bari Quagliarella segnerà o meno. Perché diciamo la verità, oggi, perché domani non so, siamo più interessati all’attacco della Juventus che non a quello del Napoli.
Mazzarri parlerà, presenterà questa partita come l’ennesima finale. Mille motivi di paure e attenzioni. Ma è rimasto il solo a parlare di calcio, il solo a parlare di tattica in una due giorni in cui sono accadute cose che una volta avrebbero conquistato i titoli di giornali. L’Europa League, il Liverpool, la serie A. Fermiamoci a riflettere. La solitudine di Mazzarri e quella di Cavani. Un bomber, sudamericano, segna due gol all’esordio, e che gol. In altri tempi sarebbe un re. Eppure è come se non esistesse. Ma dove s’è visto mai? Ha rilasciato delle dichiarazioni piene di affetto e fiducia. “Saremo forti, vinceremo etc etc”. Eppure Napoli è sorda, indaffarata com’è a spaccarsi tra pro e contro. Eppure è campionato, eppure abbiamo un campione. Eppure.
Paolo Carafa

ilnapolista © riproduzione riservata