Impariamo a pronunciare la parola turnover

Impariamo a fare l’abitudine a una parola: turnover. In economia è il numero di unità di personale, clientela o materiali sostituite in rapporto alla disponibilità totale. Bene, turnover è quella parolina magica che fa grandi le squadre; che fa si che gente che guadagna tanti soldi, ma proprio tanti, accetti di rimanere in panchina per vedere giocare gli altri. Finora che lo facessero Gianello, Grava , Pazienza, Denis  o Santacroce, eravamo più o meno tutti abituati. Ma che siano Quagliarella, Sosa (se arriva), Lavezzi, Hamsik e addirittura Cavani no. Tanto è vero che ad ogni acquisto ci chiediamo quali alchimie tattiche tirerà fuori Mazzarri per schierare un tridente, un quattrodente o una dentatura completa. E allora ben venga il Quagliarella o il Lavezzi in panchina. Significa che abbiamo una squadra forte e competitiva con giocatori freschi ad ogni occasione. Turnover significa anche salto di qualità. Perché un gradino più sotto si chiama di necessità-virtù, un gradino più sopra hai questo termine inglese per il quale se togli Inler metti Gargano, se escludi Lavezzi hai Sosa, se De Sanctis manca all’appello hai Iezzo. In ogni caso sicurezze per una squadra solida e compatta .
Paolo Carafa

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