Al mondiale vanno ko i protagonisti annunciati

Prima di tutto doveva essere il mondiale del Brasile, la riscossa della “Seleção pentacampeón”, una squadra stellare in grado di vincerle tutte, di lasciare agli altri le briciole e a noi la mera <em>cronaca di una </em>vittoria<em> annunciata.</em> E’ finita con l’esonero del <em>“Cucciolo”</em>, gli insulti dei tifosi a Felipe Melo e la performance di Julio Cesar che interpreta Robertino nella scena <em>cult</em> in cui scoppia a piangere da mammina. Immagini raccapriccianti che mai avremmo voluto vedere.
Poteva essere il mondiale della corazzata inglese agli ordini dell’italianissimo Capello. Poteva, ma non è stato. E’ finita con l’<em>impeachment</em> al “sergente di ferro” che nella migliore tradizione <em>tricolore</em>, dinanzi al più plateale dei fallimenti, ha dignitosamente, orgogliosamente e disinteressatamente rifiutato le dimissioni.
Avremmo voluto diventasse il mondiale di Diego, della sua personalissima rivincita, umana prima e sportiva poi. L’avremmo voluto in tanti, noi inguaribili romantici abituati ad andare lì <em>dove ci porta il cuore</em>. Ma quanti in realtà ci hanno creduto fino in fondo? Quanti ci avrebbero scommesso?…e quanti altri, invece, erano pronti a sparare sulla <em>croce rossa </em>dopo averlo deriso, osservato, osannato e poi abbandonato?
<em>Non doveva essere, ma se invece</em> <em>fosse stato </em>ancora il mondiale di Lippi e della sua Italjuve? Sarebbe entrato nella storia. Avrebbe uguagliato il mito di Pozzo e i cinque <em>tituli</em> del Brasile, costretto la federazione a rivedere la <em>patch</em> sulla maglia e noi, critici senza riconoscenza, giù dal carro della festa, a elemosinare immagini e dichiarazioni, <em>a vedere ma non toccare</em>.<em> </em>Fantascienza. Troppo presto abbiamo riposto gli occhialini <em>3D</em> e gettato all’aria il secchiello coi popcorn. Troppo scontato il finale: <em>non doveva succedere, non è successo.
</em>Infine, abbiamo visto salire e poi crollare le quotazioni delle squadre africane. Ci siamo quasi rassegnati all’ennesimo trionfo sudamericano e poi stupiti di fronte alla riscossa del <em>vecchio continente</em>, in questo assurdo giochino di affibbiare a tutti i costi una connotazione geografica al gioco del pallone. Insomma, in un tripudio di pronostici, presentimenti e illustri opinioni, ognuno ha immaginato il suo mondiale che, invece, mosso da un puntuale spirito di contraddizione, più andava avanti e più sembrava annientare certezze ed annullare differenze in campo, con buona pace degli estrosi scommettitori e degli appassionati di emozioni forti. Ma allora, a poche ore dalla finalissima, ci sarà pure un vincitore morale di questa entusiasmante, caotica e bizzarra edizione africana del campionato mondiale di calcio?

(di Gianluca Maria Marino)

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