Napoli si sveglia con le bandiere dell’Argentina

Scendere per il Cavone il martedì mattina non ha prezzo. Per tutto il resto c’è Mastercard. Già, per tutto il resto, perché passeggiare oggi per i vicoli di Napoli è come fare un’operazione a cuore aperto, nel mio cuore, ma anche in quello di tanti altri napoletani.
Il bianco, rosso e verde, ci unisce (?) soltanto quando gioca l’Italia. Poi chiusa la parentesi del Mondiale, ci rituffiamo nei nostri pensieri, fatti di una classe politica che da tempo immemore dimostra di essersi dimenticata della città, di un presepe talmente bello che i pastori, cioè noi, lo hanno “quasi” distrutto. Di un menefreghismo individualista che cede il passo alla voglia di collettività solo quando gioca il Napoli. Madre e matrigna ma non voglio analizzarlo, non sono né un sociologo, né un filosofo. Il mio mestiere è quello del giornalista: far vedere ad altri con i miei occhi, far capire ad altri ciò che provo. Il massimo è riuscire a emozionarli come accaduto a me.
Bandiere ce ne sono dappertutto. A Forcella, nei vicoli, sui Quartieri, alla Sanità. Al bianco e all’azzurro siamo abituati, ma è quel sole al centro, tutto giallo che ti colpisce. Eppure dovremmo esserci abituati. Accanto al rosso è l’emblema della nostra città. Ma alzi la mano chi ha voglia di esporre una bandiera giallo e rossa al proprio balcone. Il giallo è come il bianco, rosso e verde. Un colore che ti stupisce, al quale non sei abituato. E Napoli ci sta facendo i conti. All’angolo di piazza Dante, nei vicoli che portano al Gesù nuovo, una signora armeggia. Sessant’anni, di bianco vestita, capelli raccolti. Volto scuro e segnato. Ditale al pollice, di quelli antichi, dorati con la decorazione di fiori nella parte più larga. Ha una vecchia bandiera del Napoli tra le mani, il filo di cotone nella cruna dell’ago. Comincia a sovrapporre al bianco un sole di stoffa gialla. Accanto osserva un ragazzino di dodici anni, ma potrebbe anche averne otto, perché a Napoli si cresce tanto in fretta. L’asta è già fissata al balcone, manca solo la bandiera. Nel balcone di fronte già c’è, l’ha montata un signore con la sigaretta in bocca, l’occhio mezzo chiuso per il fumo che lo avvolge. Ma lui è proteso con le due mani a infilare la bandiera e non rinuncia alla possibilità di fumare. Due passi e il giornalaio te la vende a dieci euro. Magari confezionata dai cinesi, chissà. Un altro sole, ancora giallo. Bravo Diego, ci hai fregato anche stavolta. Tu parli e noi ci siamo squagliati.
Gianluca Agata

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