Le bucce di banana
del calendario “semplice”

Mi preoccupa un po’ questo guardare i calendari incrociati, contare partite in casa e in trasferta, fare tabelle e tabelline. Mi sono ritrovato io stesso a contare sulla punta delle dita i risultati che dovremmo fare per raggiungere la quota 63, chissà perché identificata come sufficiente e necessaria per raggiungere il famoso quarto posto.
La forza del Napoli, nei periodi in cui sono venute le vittorie, è stata proprio quella di non porsi traguardi. Nei suoi elementi leader è una squadra giovane e sfrontata, deve sentire la singola sfida per reagire e vincere: la prova viene dal numero di rimonte portate a termine. Il calore bruciante di uno schiaffo o due sulla faccia, Milan, Juve, il pensiero di non essere secondi a nessuno ben inculcato dal Mister, e gli azzurri esprimono il meglio di sé.
Sotto l’aspetto tecnico queste considerazioni trovano un’ulteriore motivazione nel disagio che il Napoli dimostra quando gli viene lasciato il pallino del gioco; di fronte a squadre che si difendono in nove, privi come siamo di centrocampisti in grado di verticalizzare e di brevilinei che saltano l’uomo da fermo (Lavezzi, è noto, ha bisogno di spazi in cui lanciarsi in velocità), teniamo palla sterilmente, giocando in orizzontale.
Da ciò deriva che gli azzurri, per dare il meglio di sé, hanno bisogno di un avversario forte, stimolante, che cerchi di imporre il proprio gioco. Tutto il contrario di chi ci toccherà incontrare nelle prossime sette partite.
Prendiamo la Lazio, nostra avversaria di sabato, guidata da un vecchio amico che 1) non ha mai brillato per spregiudicatezza, 2) naviga in cattivissime acque, e 3) conosce benissimo le caratteristiche dei nostri ragazzi. Ne deriva che, probabilmente, il tre cinque due speculare dei laziali sarà molto prudente e coperto; ulteriore aggravante della pericolosità di questa partita è 4) la propensione degli attaccanti biancocelesti al contropiede (Rocchi, Floccari, Zarate, Foggia).
E’ vero quello che sento dire, che il calendario che aspetta il Napoli è forse quello contro le squadre con meno punti; non per questo però è il più semplice, proprio per le caratteristiche degli azzurri.
E’ anche vero, tuttavia, che se una squadra deve crescere, se deve prendere coscienza di essere diventata forte, se deve dimostrare a se stessa e ai propri tifosi di aver raggiunto una maturità e una consapevolezza da grande, non può permettersi vuoti di memoria. Se sei forte, tanto da vincere con la Juventus mortificandone i campioni, allora devi tanto più e tanto meglio vincere contro chi ha venti punti in meno.
Lazio è la prima di queste prove, in cui primariamente vanno fatti i punti che servono per raggiungere un sogno, ma secondariamente si deve capire quali saranno gli uomini funzionali al progetto; alle alte temperature, lo sappiamo, non tutti i materiali reagiscono allo stesso modo. Il piccolo grande Grava, per esempio, ha dimostrato di meritare qualsiasi palcoscenico, e se non fosse per la rete di pregiudizi che avviluppa il calcio italiano ci sarebbe un forte movimento che gli vorrebbe addosso una maglia di un altro azzurro; altri, come Datolo, pur non difettando di doti tecniche hanno preferito defilarsi piuttosto che giocarsi le proprie chances.
Aspettiamo i Santacroce, i Dossena per capire se e quanto ci sarà bisogno di cercare altre pedine; ora l’importante è giocarsela, e giocarsela con tutte le forze.
Maurizio de Giovanni

ilnapolista © riproduzione riservata